C’è un profumo di rivoluzione nell’aria. No, non parliamo di un nuovo iPhone, né dell’ennesimo smartwatch che promette di cambiare il nostro rapporto con la tecnologia e poi finisce dimenticato in un cassetto. Qui siamo di fronte a qualcosa di più audace, più visionario, quasi utopico. Una mossa che sembra uscita da un episodio di Black Mirror ma che, stavolta, non è finzione. È realtà. Anzi, è il futuro che bussa prepotentemente alla porta del presente.
Nel grande gioco dell’innovazione, dove ogni colpo di scena può riscrivere le regole della società digitale, OpenAI ha appena lanciato la sua sfida più ambiziosa. Una sfida che vede come protagonisti tre nomi che, separatamente, hanno già lasciato un’impronta indelebile nella storia della tecnologia: Sam Altman, CEO di OpenAI e mente dietro ChatGPT; Jony Ive, il designer leggendario che ha forgiato l’estetica di Apple, rendendo l’iPhone un’icona globale; e Masayoshi Son, il visionario imprenditore giapponese dietro il colosso finanziario SoftBank.
E cosa vogliono fare, esattamente, questi tre titani? Semplice: creare l’“iPhone dell’intelligenza artificiale”.
Un Dispositivo Per Cambiare Tutto
Immagina un dispositivo che non è uno smartphone, non è un wearable, e non ha nemmeno bisogno di uno schermo per stupirti. Immagina un oggetto che si inserisce in modo fluido nella tua vita quotidiana, ti capisce, ti ascolta, ti aiuta. È questo l’obiettivo dichiarato di Altman e Ive: superare la barriera degli schermi e dei touch, creando una nuova forma di interazione uomo-macchina, più naturale, empatica, invisibile.
Secondo il Financial Times, Altman avrebbe intenzione di collaborare con LoveFrom, l’azienda di design fondata da Ive dopo la sua uscita da Apple, per sviluppare il primo vero dispositivo consumer firmato OpenAI. Non un auricolare, non un paio di smart glasses, ma qualcosa di completamente nuovo, che stia “in tasca o su una scrivania”, come lo stesso Altman ha dichiarato. Insomma, un oggetto che sfugge alle definizioni convenzionali, che potrebbe ridefinire completamente la nostra relazione con la tecnologia.
Dietro le quinte: misteri, marchi e prototipi
Il progetto, manco a dirlo, è avvolto da un alone di mistero degno delle migliori spy story tech. A farci intravedere qualcosa dietro il sipario è stata, curiosamente, una causa legale. OpenAI ha infatti dovuto mettere in pausa l’uso del marchio “io” per la sua divisione hardware a causa di una disputa con iyO, una startup sostenuta da Google. Ma da quei documenti legali è emerso un dettaglio gustoso: il primo dispositivo non sarà un wearable e non avrà nulla a che fare con auricolari personalizzati.
Tang Tan, ex dirigente Apple e oggi a capo dell’hardware per la nuova società di Altman, ha chiarito in tribunale che il loro dispositivo “non è un apparecchio da inserire nell’orecchio, né un dispositivo indossabile”. Un’affermazione che smonta molte delle teorie che circolavano su un possibile rivale degli AirPods o su occhiali con assistente AI integrato. Tuttavia, la curiosità di OpenAI verso le tecnologie auricolari non è del tutto svanita: nei documenti si menziona un interesse per la scansione 3D dell’orecchio, ma le successive demo fornite da iyO si sono rivelate deludenti, e ogni ipotesi di collaborazione è naufragata.
6,5 miliardi di motivi per sognare
Ma quanto costa progettare il futuro? Nel caso di OpenAI, circa 6,5 miliardi di dollari. È questa la cifra astronomica investita per acquisire la startup io, fondata da Jony Ive, portando con sé un vero dream team: oltre a Ive, ci sono Scott Cannon, Evans Hankey, Tang Tan e un esercito di 55 esperti tra progettisti, ingegneri, sviluppatori e produttori. Una task force d’élite per costruire non solo un dispositivo, ma un ecosistema tutto nuovo attorno all’intelligenza artificiale.
E il prototipo? Sam Altman ha avuto già modo di testarlo, e le sue parole sono esplosive: “Jony mi ha dato uno dei prototipi da portare a casa e usarlo ogni giorno. Credo sia il pezzo di tecnologia più straordinario che il mondo abbia mai visto.” Quando un CEO come Altman si esprime così, è difficile non lasciarsi contagiare dall’entusiasmo.
Anche Ive, dal canto suo, parla di una “nuova generazione di tecnologie” in grado di migliorare realmente la vita delle persone. E quando lui parla di design, sappiamo che non lo fa a cuor leggero: è l’uomo che ha reinventato il concetto stesso di prodotto tecnologico.
Niente iPhone-killer. Almeno per ora.
Una delle cose più interessanti — e forse anche più disorientanti — è che OpenAI non vuole creare un “iPhone killer”. Non cerca di sostituire lo smartphone, né di darci un nuovo gadget da portare addosso. Il loro scopo è un altro: creare un terzo dispositivo, qualcosa che non esiste ancora, ma che potrebbe diventare altrettanto indispensabile quanto il telefono o il computer. Un oggetto che si integra nella nostra vita in modo più profondo, più invisibile, più… umano.
Il lancio del primo dispositivo è previsto per il 2026. E sì, l’attesa sarà lunga. Ma a giudicare dall’entusiasmo, dai nomi coinvolti e dalle risorse messe in campo, sembra proprio che questa non sarà l’ennesima bolla tech destinata a sgonfiarsi in fretta. Non sarà un nuovo Humane AI Pin o un Rabbit R1 da dimenticare. O almeno, così sperano tutti quelli che scommettono su questa scommessa visionaria.
Il Futuro si Avvicina (e Ci Guarda)
C’è un ultimo dettaglio che non possiamo ignorare. Il dispositivo che stanno costruendo Altman e Ive non sarà solo uno strumento. Sarà, probabilmente, il punto di svolta nell’evoluzione della nostra interazione con l’intelligenza artificiale. Non più solo un’interfaccia vocale, né un assistente digitale come Siri o Alexa. Ma un vero compagno tecnologico, capace di percepire l’ambiente, comprendere il contesto, anticipare i bisogni. Un oggetto che, potenzialmente, saprà più di noi su… noi stessi.
L’idea è tanto affascinante quanto inquietante. Ma il bello della tecnologia, come della fantascienza, è proprio questo: ci costringe a immaginare, a sperare, a temere.
E allora la domanda è una sola: siamo pronti a lasciare gli schermi alle spalle e affidarci a una nuova forma di intelligenza tascabile?
Io, da brava nerd, non vedo l’ora di scoprirlo.
E voi? Siete pronti per la rivoluzione firmata OpenAI & Jony Ive? Condividete l’articolo con i vostri amici geek e fatemi sapere nei commenti: è amore a prima vista o scetticismo cosmico?
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