Amiche e amici di CorriereNerd.it, preparatevi a salire sulla Lovely Angel per un viaggio nostalgico e appassionato che ci riporta dritti negli anni ’80, quando la fantascienza giapponese ci regalava autentiche perle destinate a scolpirsi nell’immaginario nerd collettivo. Sì, sto parlando proprio di loro: Kei e Yuri, meglio conosciute come le Dirty Pair, ma per chi come me ha consumato episodi su episodi fino a imparare le battute a memoria, resteranno sempre le Lovely Angels. Sono passati quarant’anni dal loro debutto, eppure il loro fascino, lungi dallo sbiadire come vecchi nastri VHS, brilla ancora più intenso, alimentato da generazioni di fan vecchi e nuovi che continuano a emozionarsi davanti alle loro avventure intergalattiche.
Quando parliamo di Dirty Pair, non stiamo semplicemente ricordando una serie animata: stiamo evocando un pezzo di cuore nerd, un frammento prezioso di quel mosaico fatto di pomeriggi davanti alla TV, discussioni animate con gli amici sul personaggio preferito, fan art disegnate sui quaderni di scuola, e sogni a occhi aperti su mondi lontani. In Italia le abbiamo conosciute come Kate e Julie grazie a Odeon TV nell’agosto del 1990, ma le loro origini affondano le radici molto prima, precisamente nel 1979, dalla penna visionaria di Haruka Takachiho, uno dei fondatori dello Studio Nue, lo stesso studio responsabile di altri titoli cult come Crusher Joe.
La leggenda racconta che l’ispirazione per le nostre due eroine non sia nata tra pile di romanzi di Asimov o nelle discussioni filosofiche sulla robotica, ma piuttosto in un contesto molto più… pittoresco. Durante una serata con Arthur Bertram Chandler, noto autore di fantascienza, Takachiho assistette a un match di wrestling femminile tra le Beauty Pair e le Black Pair. Fu lì, davanti a quel concentrato di forza, grazia e spettacolo, che scoccò la scintilla: perché non creare due agenti speciali, letali e irresistibili, capaci di muoversi con la stessa grinta e carisma tra inseguimenti, sparatorie e deflagrazioni cosmiche? Nasceva così Dirty Pair, che nel giro di pochi anni sarebbe diventato uno dei franchise più amati e riconoscibili della fantascienza giapponese.
La prima incarnazione fu quella delle light novel, scritte da Takachiho e illustrate dal grande Yoshikazu Yasuhiko, che narravano le disavventure del team 234 della World Welfare Work Association (WWWA), le cosiddette Trouble Consultants, incaricate di risolvere i problemi più spinosi e pericolosi nell’universo del XXII secolo. Peccato che ogni loro missione, per quanto portata a termine con successo, finisse immancabilmente in un tripudio di esplosioni, crolli, incendi e, occasionalmente, la distruzione accidentale di interi pianeti. Da qui l’ironico soprannome di Dirty Pair, “coppia sporca”, che Kei e Yuri detestano con tutte le loro forze, preferendo il ben più elegante Lovely Angels.
La serie anime, prodotta dalla Sunrise nel 1985, è stata quella che ha portato Kei e Yuri all’apice della popolarità. Il contrasto tra le due protagoniste era semplicemente irresistibile: Kei, rossa di fuoco, muscolosa e ipercinetica, amante delle armi pesanti e con un debole per gli uomini altrettanto muscolosi, incarnava l’anima ribelle e caotica del duo. Yuri, invece, con i suoi lunghi capelli scuri e il volto angelico, appariva più dolce e riflessiva, ma sapeva tirare fuori artigli (e pistole) quando necessario, con una mira da far invidia a un cecchino galattico. Insieme formavano un equilibrio perfetto, una dinamica da buddy movie al femminile che avrebbe ispirato a cascata tante altre opere, dai “girls with guns” degli anni ’90 come Gunsmith Cats fino a pietre miliari come Cowboy Bebop.
Non possiamo non parlare del loro adorabile compagno alieno, Mughi. Nei romanzi era descritto come l’ultimo esemplare di una razza di felini giganti, pericolosi e dotati di intelligenza superiore, capaci di manipolare le onde magnetiche. Nell’anime, però, divenne un gigantesco gattone peloso dal muso buffo, una specie di mascotte irresistibile che spezzava con tenerezza i momenti più tesi. E accanto a lui c’era anche Nammo, il piccolo automa angelo custode del duo, altra chicca indimenticabile.
La serie TV, pur concepita per 26 episodi, si fermò a 24, e gli ultimi due furono distribuiti come OAV nel 1987. Ma il vero boom arrivò proprio grazie agli OAV e ai film cinematografici. Chi può dimenticare “Affair of Nolandia”, con i suoi toni più cupi e introspettivi? O “Project Eden”, autentico trionfo di azione, humour e fanservice (dai, ammettiamolo: metà film le Lovely Angels erano in asciugamano, e nessuno si lamentava)? E poi “Flight 005 Conspiracy”, una storia più seria e quasi pulp, che ci lasciava un po’ malinconici, come un ultimo brindisi a due personaggi che avevamo imparato ad amare come amiche di vecchia data.
Gli anni ’90 furono segnati dalla serie OAV “Dirty Pair 2”, dieci episodi all’insegna dell’umorismo più sfrenato e degli omaggi cinematografici. Memorabile, ad esempio, l’episodio “Ultimate Halloween Party”, spudorato tributo a Terminator, o la splendida sigla di apertura “By Yourself” cantata da Miho Morikawa, voce che avrebbe stregato anche con “Blue Water” di Nadia – Il mistero della pietra azzurra.
In Italia, purtroppo, l’adattamento fu una mezza tragedia. Il doppiaggio di Odeon TV cambiava nomi a caso, tagliava scene importanti e censurava dialoghi più “scomodi”. Persino l’episodio 7, con un personaggio transgender trattato con delicatezza nella versione originale, venne snaturato. Solo anni dopo, grazie a Yamato Video, abbiamo potuto recuperare le versioni originali in DVD, riscoprendo tutto ciò che ci era stato negato in prima visione.
Negli Stati Uniti, invece, le Dirty Pair conquistarono anche il mondo dei fumetti grazie ad Adam Warren e Dark Horse Comics, con uno stile che fondeva manga e comic book occidentale in un mix innovativo e travolgente. E oggi, per fortuna, anche in Italia possiamo goderci nuove edizioni grazie a Sprea Comics, che ha recentemente pubblicato il volume one-shot “Il mistero di Nolandia”, tratto dal primo lungometraggio.
Ma cos’è, davvero, che rende Dirty Pair immortale? Non è solo la fantascienza colorata e fracassona, né le gag demenziali, né le sparatorie spettacolari. È la chimica tra Kei e Yuri, la loro amicizia, la loro capacità di affrontare l’universo intero spalla a spalla, ridendo, litigando, esplodendo le cose, ma sempre insieme. È quel senso di libertà, di ribellione gioiosa e di complicità che travalica il tempo, i media e le mode.
Dirty Pair è un inno al caos creativo, un’esplosione di energia pop che ancora oggi conquista chiunque abbia voglia di salire a bordo della Lovely Angel. E allora, amiche e amici nerd, vi invito a riscoprire queste leggendarie eroine: recuperate gli episodi, i film, i fumetti. Rivivete le loro avventure, fatevi travolgere dalla loro esuberanza e, soprattutto, condividete questo amore. Raccontate sui social cosa significano per voi Kei e Yuri, postate le vostre scene preferite, disegnatele, parlatene. Perché se c’è una cosa che le Lovely Angels ci hanno insegnato, è che l’universo è un posto caotico e meraviglioso, e affrontarlo insieme è l’unico modo per sopravvivere… con stile!
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