Dead Island 3 non è più una leggenda sussurrata nei forum o un desiderio proibito tra i fan degli zombie: il terzo capitolo della saga è ufficialmente in sviluppo e, se tutto procederà secondo i piani, l’uscita è fissata tra il primo e il secondo trimestre del 2028. Una notizia che arriva come un morso improvviso al collo, di quelli che non ti aspetti ma che ti fanno sorridere mentre sanguini, perché Dead Island è tornato. E questa volta sembra intenzionato a restare.
Il ritorno in forma smagliante di Dead Island 2 ha avuto il sapore di una resurrezione videoludica. Dopo anni passati a considerarlo un progetto maledetto, intrappolato in un limbo creativo durato quasi un decennio, il secondo capitolo è riemerso trasformandosi in uno dei casi di successo più sorprendenti degli ultimi anni. Dambuster Studios è riuscita nell’impresa di rimettere in piedi un franchise che molti davano per spacciato, puntando tutto su ciò che aveva sempre reso Dead Island unico: violenza esagerata, humor nerissimo, un sistema di combattimento brutale e una satira feroce dell’immaginario pop contemporaneo. Il risultato è stato un gioco accolto con entusiasmo, capace di conquistare critica e pubblico, macinando milioni di copie e coinvolgendo oltre venti milioni di giocatori grazie anche alla presenza su servizi come PlayStation Plus e Xbox Game Pass.
Era inevitabile che un successo del genere generasse un seguito. E infatti, quasi con fare beffardo, la conferma di Dead Island 3 è arrivata durante i festeggiamenti per il quattordicesimo anniversario della serie. Niente trailer roboanti, nessun annuncio in stile hollywoodiano, ma un post pubblicato su Steam con un’immagine apparentemente innocua: un personaggio che fa l’autostop, pollice alzato, sul ciglio della strada. Un dettaglio che per i veterani del franchise è tutt’altro che casuale. Quel gesto comunica una cosa sola: è tempo di cambiare aria.
Dopo aver ridotto Los Angeles a un luna park infernale ribattezzato HELL-A, l’idea di spostarsi altrove accende immediatamente la fantasia. Le speculazioni hanno già invaso la rete e un nome continua a tornare come un non-morto ostinato: Las Vegas. Casinò illuminati al neon, hotel monumentali trasformati in trappole mortali, il deserto che circonda la città come una distesa ostile pronta a inghiottire i sopravvissuti. La Sin City sembra nata per ospitare un’apocalisse zombie in salsa Dead Island. Eppure, al momento, nulla è stato confermato. Potrebbe trattarsi di una città completamente nuova, o di un’ambientazione inaspettata capace di ribaltare ancora una volta le aspettative. L’ipotesi di una semplice espansione del mondo di Dead Island 2 appare meno probabile, soprattutto considerando che il ciclo narrativo del capitolo precedente si è chiuso in maniera piuttosto netta con le espansioni Haus e SoLA.
Per capire perché Dead Island 3 rappresenti qualcosa di più di un semplice sequel, bisogna tornare indietro e ricordare il percorso tormentato del suo predecessore. Annunciato nel 2014, Dead Island 2 è stato un vero viaggio dell’eroe… ma vissuto dagli sviluppatori. Passato prima da Yager, poi da Sumo Digital, il progetto ha cambiato volto più volte prima di trovare una casa stabile in Dambuster Studios. Anni di silenzi, rinvii e timori avevano trasformato il gioco in una sorta di meme dell’industria. Quando finalmente è arrivato sugli scaffali, in pochi si aspettavano un prodotto così solido, consapevole e soprattutto divertente. Il successo commerciale e di pubblico ha dimostrato che Dead Island non era affatto un cadavere da seppellire, ma una creatura pronta a mutare e adattarsi.
Questo successo è il carburante che ora alimenta Dead Island 3. Secondo il bilancio finanziario annuale di Dambuster Studios, quasi tutti i 194 dipendenti dello studio sono attualmente impegnati sul progetto. Un segnale chiarissimo: non si tratta di una semplice pre-produzione timida, ma di un lavoro già avviato con decisione. Il report parla di fasi iniziali di sviluppo, con design dei personaggi e della storia che stanno procedendo a ritmo costante. Tradotto dal linguaggio corporate, significa che l’idea c’è, la direzione pure, e ora si tratta di dare forma al prossimo massacro.
La data di uscita stimata tra il 2027 e il 2028 può sembrare lontana, ma per chi ha vissuto l’attesa infinita di Dead Island 2 suona quasi come una promessa rassicurante. Nessuno vuole rivivere un altro decennio di incertezze. L’auspicio è che lo sviluppo segua un percorso più lineare, permettendo al team di rifinire l’esperienza senza strappi o reboot improvvisi.
Resta naturalmente il grande interrogativo: cosa ci aspetta davvero in Dead Island 3? Al momento il riserbo è totale. Non si conoscono le piattaforme di riferimento, né se rivedremo volti noti o se il gioco punterà su un cast completamente nuovo. Quello che è lecito aspettarsi, però, è un’ulteriore evoluzione della formula. Dead Island ha sempre fatto della cooperativa uno dei suoi pilastri, e sarebbe sorprendente non vedere nuove meccaniche pensate per rendere la sopravvivenza di gruppo ancora più caotica e spettacolare. Allo stesso tempo, la serie potrebbe spingere sull’acceleratore del survival, offrendo modalità più estreme e una narrazione capace di legare meglio personaggi e mondo di gioco, senza rinunciare a quell’ironia grottesca che è diventata il suo marchio di fabbrica.
Dead Island è la dimostrazione che nel mondo dei videogiochi nulla muore davvero. Alcuni franchise entrano in decomposizione, è vero, ma basta il giusto mix di visione, coraggio e follia per rianimarli. Con Dead Island 3 ufficialmente in lavorazione, l’apocalisse zombie si prepara a tornare più affamata che mai, pronta a regalarci nuove risate nervose, ettolitri di sangue digitale e quell’adrenalina primordiale che solo un buon massacro di non-morti sa offrire.
Ora la palla passa a voi. Quale città vorreste vedere divorata dall’epidemia nel prossimo capitolo? Neon, sabbia, grattacieli o spiagge maledette? Ditecelo nei commenti: l’orda sta arrivando, e affrontarla insieme è sempre più divertente.
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