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My Hero Academia: la collezione ufficiale De Agostini che ogni fan anime vorrà completare

Ogni fandom ha un momento preciso in cui smette di essere soltanto passione e diventa rito quotidiano. Lo capisci dalla libreria che inizia a riempirsi di volumetti, dalle wallpaper del telefono che cambiano più spesso del tuo umore e soprattutto da quella strana necessità di avere i personaggi lì, fisicamente davanti a te, sulla scrivania o accanto al monitor mentre lavori, giochi o perdi ore a riguardare clip di combattimenti anime su YouTube alle due di notte. Ed è esattamente lì che la nuova collezione ufficiale di action figure dedicate a My Hero Academia targata De Agostini va a colpire dritto, senza girarci troppo intorno.

Perché diciamolo: My Hero Academia non è mai stato soltanto “l’anime dei supereroi giapponesi”. Per una generazione cresciuta tra Dragon Ball, Naruto, Bleach e il boom Marvel al cinema, l’opera di Kohei Horikoshi è arrivata come una collisione perfetta tra shonen classico e immaginario occidentale da comic americano. Una specie di ponte emotivo tra chi da ragazzino imitava la Kamehameha davanti allo specchio e chi oggi conosce a memoria le scene di Endgame ma continua a emozionarsi davanti a un allenamento scolastico della U.A. High School. Midoriya che eredita il One For All ha avuto lo stesso impatto che avevano certi protagonisti anni Novanta: fragili, pieni di dubbi, ossessionati dall’idea di meritarsi il proprio posto nel mondo. E quella roba lì, inutile fingere il contrario, resta addosso.

La nuova collana da collezione sembra costruita esattamente per chi vive così il brand. Non semplici gadget buttati sul mercato per cavalcare l’hype anime del momento, ma figure in PVC con una cura scenica che strizza l’occhio a quel pubblico che ormai ha sviluppato un occhio quasi maniacale per pose dinamiche, espressività e fedeltà ai dettagli. Basta guardare Izuku Midoriya per capire la direzione presa dalla linea: postura aggressiva, energia trattenuta pronta a esplodere, costume riconoscibilissimo e una resa che prova a trasformare l’estetica dell’anime in qualcosa di tangibile. Poi arrivano Katsuki Bakugo e Shoto Todoroki, e lì scatta inevitabilmente quella discussione eterna da community nerd che non morirà mai: “chi è scritto meglio?”, “chi avrebbe meritato più spazio?”, “Bakugo è il personaggio più umano della serie oppure no?”. Lo sappiamo già come andrà a finire nei commenti.

La cosa curiosa è che questa operazione De Agostini sembra parlare direttamente a quella parte di fandom cresciuta con le collezioni da edicola. Una memoria quasi ancestrale per chi è nato tra anni Ottanta e Novanta. Entravi in edicola per prendere Topolino e finivi ipnotizzato da fascicoli impossibili da completare: astronavi da montare, dinosauri fluorescenti, robot componibili, miniature fantasy. Adesso quel meccanismo torna, ma contaminato dalla cultura anime globale. E fa uno strano effetto pensare che i ragazzini che un tempo rincorrevano i Cavalieri dello Zodiaco oggi possano ritrovarsi a collezionare All Might con la stessa identica ossessione.

Anche perché il formato stesso della collana sembra studiato per creare quell’effetto “solo un altro numero e poi basta” che conosciamo benissimo. Primo numero a prezzo ridotto, seconda uscita speciale, terzo numero gratuito e poi via dentro una corsa lunga decine di uscite che diventa quasi una quest narrativa parallela. Un po’ come completare un Pokédex, ma con gli eroi della U.A. e i villain più iconici della serie. E no, nessuno riuscirà davvero a fermarsi dopo aver preso il primo Midoriya. Lo sappiamo tutti.

Dentro ogni uscita non ci sono soltanto le figure. Ed è qui che la collezione diventa interessante anche per chi ama divorare lore, profili e dettagli del mondo narrativo. Le riviste approfondiscono personaggi, rivalità, Quirk, combattimenti e relazioni interne alla serie. Una scelta furba, perché My Hero Academia vive tantissimo sulle connessioni emotive tra i personaggi. Non bastano le botte animate da studio Bones per spiegare perché Endeavor abbia generato così tante discussioni online o perché il rapporto tra Deku e Bakugo sia diventato praticamente materiale da analisi infinite su Reddit, TikTok e forum anime. Serve contesto, serve entrare dentro quel mondo scolastico fatto di pressione sociale, eredità, aspettative e fallimenti.

Ed è assurdo come un anime sui superpoteri riesca ancora oggi a parlare così bene dell’ansia contemporanea. Midoriya che sente di non essere abbastanza sembra un protagonista scritto apposta per l’epoca dei social network. Todoroki che combatte il peso familiare potrebbe tranquillamente essere il personaggio di un drama psicologico moderno. Persino i villain di My Hero Academia funzionano perché non sembrano malvagi bidimensionali ma persone rotte dal sistema degli eroi. Horikoshi ha preso il linguaggio dello shonen classico e lo ha contaminato con una sensibilità molto più attuale. Forse è per questo che la serie continua a funzionare così bene anche fuori dalla bolla anime.

E poi diciamolo senza fare i sofisticati: vedere una figure di All Might in modalità Silver Age fa scattare immediatamente quella parte infantile del cervello che ancora collega gli eroi alla sensazione di sicurezza assoluta. Il “Simbolo della Pace” di My Hero Academia è diventato una specie di icona pop trasversale, quasi come Goku o Naruto per chi è cresciuto negli anni Duemila. La sua estetica gigantesca, esagerata, quasi americana nella costruzione muscolare, sembra uscita da un crossover impossibile tra manga shonen e fumetto superhero statunitense. Averlo su uno scaffale accanto a Gundam, EVA Unit-01 o una figure Marvel crea una continuità culturale che dieci o quindici anni fa sarebbe sembrata improbabile.

Anche il lato “bonus” della collezione racconta qualcosa del fandom moderno. Poster, tazze, T-shirt esclusive… non sono semplici regali promozionali. Sono badge identitari. Cultura nerd contemporanea significa anche questo: circondarsi di simboli che parlano di noi. Una tazza di My Hero Academia sulla scrivania mentre lavori in smart working dice qualcosa della persona che sei. Magari poco agli altri, ma tantissimo a chi riconosce quel logo al primo sguardo.

E sinceramente fa sorridere pensare a quanto sia cambiata la percezione degli anime in Italia. Una volta dovevi spiegare perché guardavi cartoni giapponesi. Oggi My Hero Academia finisce sulle mensole mainstream delle edicole italiane con una collezione ufficiale da ottantaquattro uscite. Roba che il nostro io tredicenne non avrebbe mai immaginato possibile mentre registrava episodi su VHS o litigava per trovare manga importati.

La sensazione più forte, guardando questa collezione, è proprio quella di assistere a un altro pezzo della definitiva consacrazione della cultura anime nel quotidiano occidentale. Non più nicchia strana da difendere, ma linguaggio pop globale. E forse è anche per questo che vedere Deku, Bakugo o Todoroki trasformati in figure da collezione seriale produce quell’effetto stranamente nostalgico e futuristico insieme. Un po’ come se tutto il percorso nerd degli ultimi vent’anni si fosse improvvisamente materializzato in un’edicola sotto casa.

E adesso la vera domanda è un’altra: quale personaggio finirebbe immediatamente sulla vostra scrivania senza nemmeno pensarci troppo? Bakugo? Todoroki? All Might? Oppure siete tra quelli che aspettano disperatamente i villain perché diciamocelo… la League of Villains ha un carisma assurdo e lo sappiamo tutti.

Note: AI-Generated Content

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