La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo delle nuove shortlist dei Premi David di Donatello 2026 è stata la stessa sensazione che provo quando entro nel backstage di una gara cosplay. Quel momento sospeso in cui non sei ancora sul palco, ma senti l’energia di chi ha cucito, provato, sbagliato, rifatto. Mani invisibili che tengono insieme tutto. Ed è proprio lì che questa edizione dei David ha deciso di puntare lo sguardo, lontano dai riflettori più ovvi, dritto dentro i dettagli che fanno vibrare un film.
L’annuncio delle shortlist è arrivato come una patch note importante, di quelle che ti fanno capire che il meta sta cambiando. Non solo attori e registi, ma acconciature che raccontano epoche, casting che sembrano party perfetti di NPC e protagonisti, musiche che ti restano in testa come una opening anime ascoltata troppe volte di fila, costumi che sembrano cosplay da Oscar, VFX che non urlano ma funzionano, scenografie che ti fanno venire voglia di esplorare ogni angolo come in un open world narrativo. E sì, per la prima volta anche il cortometraggio entra ufficialmente in questa dimensione, come quando un indie game diventa improvvisamente imprescindibile.
A guidare questa fase è Piera Detassis, che non parla solo da presidente ma da curatrice di un ecosistema creativo sempre più ampio. Dietro di lei un consiglio che sembra una party di personaggi con build diverse, ognuno specializzato in una skill fondamentale del cinema italiano contemporaneo. Dal 19 al 26 gennaio una parte della giuria ha fatto quello che ogni fan sogna di fare almeno una volta: scegliere, discutere, difendere un amore artistico come se fosse il proprio main in ranked.
I numeri raccontano tanto, ma non in modo freddo. Centinaia di giurati coinvolti, decine di titoli che emergono come se stessero cercando la loro ultimate move prima della fase finale. Documentari e corti che non sono riempitivi, ma storie che mordono, che osservano, che restano addosso. Il Premio David di Donatello – Cecilia Mangini diventa quasi un atto d’amore verso il cinema del reale, quello che non ha bisogno di filtri Instagram per colpire. E il nome di Cecilia Mangini lì sopra pesa come un’eredità da portare con rispetto, ma anche con coraggio.
PREMIO DAVID DI DONATELLO – CECILIA MANGINI 2026 PER IL MIGLIOR DOCUMENTARIO:
- – Agnus Dei
- – Aldo, Giovanni e Giacomo – Attitudini: nessuna
- – Bestiari, erbari, lapidari
- – Bobò
- – Brunello, il visionario garbato
- – Elvira Notari. Oltre il silenzio
- – Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra
- – Fratelli di culla
- – I diari di mio padre
- – Nino. 18 giorni
- – Pino
- – Pino Daniele – Nero a metà
- – Rino Gaetano – Sempre più blu
- – Roberto Rossellini – Più di una vita
- – Sotto le nuvole
- – Toni, mio padre
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO:
- – Arca
- – Astronauta
- – Bagarre
- – Bratiska
- – Ciao, Varsavia
- – Confini, canti
- – Everyday in Gaza
- – Festa in famiglia
- – Kushta Mayn – La mia Costantinopoli
- – Lacerazioni
- – Le faremo sapere
- – Le prime volte
- – Marina
- – Rukeli
- – Tempi supplementari
MIGLIOR ACCONCIATURA:
- – 30 notti con il mio ex
- – Afrodite
- – Anna
- – Breve storia d’amore
- – Diva futura
- – Duse
- – Fuori
- – Il maestro
- – Il Nibbio
- – La grazia
- – Le assaggiatrici
- – Primavera
- – Queer
- – Tutta colpa del rock
- – Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli
MIGLIOR CASTING:
- – 40 secondi
- – Buen Camino
- – Cinque secondi
- – Diciannove
- – Duse
- – Elisa
- – Fuori
- – Gioia mia
- – Il maestro
- – La grazia
- – La valle dei sorrisi
- – La vita da grandi
- – Le assaggiatrici
- – Le città di pianura
- – Primavera
- – Testa o croce?
- – Tre ciotole
MIGLIOR COMPOSITORE:
- – 100 litri di birra
- – 40 secondi
- – Afrodite
- – Cinque secondi
- – Diva futura
- – Duse
- – Elisa
- – Fuori
- – L’orto americano
- – La città proibita
- – Le assaggiatrici
- – Le città di pianura
- – Nottefonda
- – Orfeo
- – Per te
- – Primavera
- – Queer
- – U.S. Palmese
MIGLIORI COSTUMI:
- – Anna
- – Duse
- – Fuori
- – Il Nibbio
- – Itaca – Il ritorno
- – L’orto americano
- – La città proibita
- – La grazia
- – Le assaggiatrici
- – Le città di pianura
- – Primavera
- – Queer
- – Testa o croce?
- – Tre ciotole
- – Un film fatto per Bene
- – Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli
MIGLIORI EFFETTI VFX:
- – Ammazzare stanca: autobiografia di un assassino
- – Breve storia d’amore
- – Fuori
- – Il maestro
- – Incanto
- – Itaca – Il ritorno
- – La città proibita
- – La grazia
- – La valle dei sorrisi
- – La vita va così
- – Nonostante
- – Orfeo
- – Primavera
- – Queer
- – U.S. Palmese
MIGLIOR SCENOGRAFIA:
- – Diva futura
- – Duse
- – Fuori
- – Gioia mia
- – Il Nibbio
- – Itaca – Il ritorno
- – L’orto americano
- – La città proibita
- – La grazia
- – La vita da grandi
- – Le assaggiatrici
- – Le città di pianura
- – Orfeo
- – Primavera
- – Queer
- – Tre ciotole
MIGLIOR SUONO:
- – 40 secondi
- – Ammazzare stanca: autobiografia di un assassino
- – Anna
- – Duse
- – Fuori
- – Gioco pericoloso
- – Il maestro
- – La città proibita
- – La grazia
- – Le assaggiatrici
- – Le città di pianura
- – Paternal Leave
- – Primavera
- – Queer
- – Testa o croce?
- – Tre ciotole
- – Un film fatto per Bene
- – Unicorni
MIGLIOR TRUCCO:
- – Ammazzare stanca: autobiografia di un assassino
- – Cinque secondi
- – Diva futura
- – Duse
- – Il maestro
- – Il Nibbio
- – Itaca – Il ritorno
- – L’orto americano
- – La città proibita
- – La grazia
- – La valle dei sorrisi
- – La vita da grandi
- – Le assaggiatrici
- – Primavera
- – Queer
- – Testa o croce?
- – Tre ciotole
- – Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli
Scorrendo mentalmente i titoli selezionati, la sensazione è quella di una playlist curata con attenzione maniacale. Ci sono opere che tornano più volte, come quei personaggi che trovi in più route di un visual novel e ogni volta scopri qualcosa di diverso. Altre compaiono una sola volta, ma lasciano il segno, come quei side quest brevi che ti spezzano il cuore in dieci minuti. È un panorama vario, stratificato, che non sembra avere paura di sperimentare linguaggi, generi, toni. Un cinema che non si vergogna di essere tecnico, artigianale, emotivo.
Da gamer e cosplayer non posso non notare quanto queste categorie parlino la lingua di chi ama costruire mondi. Trucco e acconciatura non sono semplici “abbellimenti”, sono character design puro. I costumi diventano lore indossabile. Il suono è immersione, è sound design che ti entra nelle ossa. I VFX, quando funzionano davvero, sono come un buon engine: non lo noti, ma senza crolla tutto. E il cortometraggio, finalmente riconosciuto, è quella forma breve e intensa che assomiglia tantissimo a certi anime OVA o a quelle storie brevi che ti cambiano la giornata.
Questa edizione dei David non sembra voler dire “guardate quanto siamo importanti”, ma piuttosto “guardate quanta gente incredibile lavora dietro ogni singola inquadratura”. Ed è una dichiarazione potentissima, soprattutto per chi sogna di entrare in questo mondo partendo dai margini, dai mestieri, dalle passioni che non sempre finiscono in prima pagina.
Ora si va verso marzo, verso le cinquine, verso la fase finale. Ma la sensazione è che il vero viaggio sia già iniziato qui, tra shortlist che sembrano mappe e titoli che promettono storie ancora tutte da discutere, difendere, shippare, criticare. E come sempre la parte più bella arriva dopo: nei commenti, nei messaggi vocali infiniti, nelle discussioni accese alle fiere, tra una sessione di gaming notturna e una prova costume all’alba.
Quale di questi titoli vi ha fatto alzare un sopracciglio? Quale vi ha fatto dire “ok, questo lo devo recuperare subito”? Parliamone. Come sempre. Qui sotto. 💬🎬✨
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