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Dark Colors di Junji Ito arriva in Italia: l’horror manga a colori che trasforma gli incubi in ossessione

Luci basse, chiacchiere che scivolano verso il sussurro e quella sensazione stranissima che ti prende allo stomaco quando sai che qualcosa sta per succedere ma non riesci a dirlo ad alta voce… e invece boom, arriva quella notizia che ti resta addosso come una maledizione bellissima: Dark Colors di Junji Ito sta per arrivare in Italia, e non in una forma qualunque, ma in una versione che sembra uscita direttamente da un incubo lucidissimo, tutto a colori, come se qualcuno avesse deciso di spalancare definitivamente la porta tra il bianco e nero e qualcosa di molto più disturbante.

Giuro, mentre leggevo la notizia mi è partita subito una vibe da late night binge reading, di quelle sessioni infinite sotto le coperte con la luce del telefono, dove dici “solo un’altra storia” e invece finisci per fissare il soffitto alle tre di notte cercando di convincerti che quella cosa dietro la porta non esiste davvero. Perché Ito non è solo horror, è proprio quel tipo di esperienza che ti entra sotto pelle e non se ne va più, come quando giochi a un survival psicologico e improvvisamente capisci che il vero nemico non è quello che vedi ma quello che stai immaginando.

La cosa che mi manda completamente in tilt è l’idea del colore. Per anni siamo stati abituati al tratto di Ito in bianco e nero, chirurgico, freddo, quasi clinico, e funzionava proprio per quello, perché lasciava alla mente lo spazio per riempire i vuoti con qualcosa di ancora più inquietante. Adesso invece arriva questa edizione supervisionata direttamente da lui, e il colore non addolcisce niente, anzi, sembra quasi un upgrade dell’orrore, come passare da un vecchio horror su VHS a un remake in 4K dove ogni dettaglio è troppo nitido per essere ignorato. È come vedere un cosplay perfetto di un personaggio disturbante: da lontano è bello, da vicino inizi a notare i dettagli… e lì scatta il disagio vero.

E poi dai, diciamolo tra noi, tornare a incontrare Tomie in una versione così è una di quelle cose che fanno impazzire qualsiasi fan. Tomie non è solo un personaggio, è un’ossessione collettiva, un archetipo che si ripete, si moltiplica, si rigenera, un po’ come certi boss fight nei videogiochi che non finiscono mai davvero, anche quando pensi di averli battuti. E accanto a lei, quella piccola creatura del caos che è Soichi, con la sua energia da troll definitivo, tipo il player che rovina la partita a tutti ma in realtà sta seguendo una logica tutta sua, disturbante e geniale.

Il bello è che questo tipo di raccolta non è solo nostalgia, non è semplicemente “ehi, ricordati quanto erano creepy queste storie”, ma diventa quasi un nuovo modo di viverle. È come rifare un cosplay che hai già fatto anni fa ma con materiali migliori, più dettagli, più consapevolezza. Riconosci ogni passaggio, ogni scena, ma allo stesso tempo è tutto diverso, più intenso, più personale. E qui secondo me sta il colpo di genio: non è solo un ritorno, è una reinterpretazione emotiva di qualcosa che già ci apparteneva.

E lo so, sembra assurdo parlare di “bellezza” mentre si parla di Junji Ito, ma chi lo legge davvero lo sa benissimo che esiste una bellezza precisa nel suo modo di costruire l’orrore, una specie di estetica del disagio che ti ipnotizza. Il colore, in questo senso, rischiava di rovinare tutto… invece pare amplificare proprio quella tensione tra attrazione e repulsione che è il cuore del suo lavoro. Un po’ come certi idol concept dark nel K-pop, dove tutto è perfetto ma sotto senti che qualcosa non quadra, e proprio per questo non riesci a smettere di guardare.

Mi fa anche sorridere pensare a come questa notizia sia stata rivelata, quasi come un rituale horror vero, con quell’idea della candela che si spegne e l’evocazione che invece di portare uno spirito tira fuori qualcosa di molto più familiare per noi nerd. Perché alla fine è questo che succede sempre con Ito: non inventa mostri lontani, tira fuori quelli che già abbiamo dentro, li mette su carta e ci costringe a guardarli.

E ora ditemi voi se non è il momento perfetto per rimettersi a leggere horror giapponese con la stessa fame di quando si scoprivano certe cose per la prima volta, magari dopo una sessione di gaming notturna, con ancora addosso quell’adrenalina che rende tutto più vivido, più reale. Perché J-POP Manga qui non sta solo pubblicando un volume, sta praticamente riaprendo una ferita bellissima che non vedevamo l’ora di far sanguinare di nuovo.

E io già lo so come andrà: qualcuno lo comprerà “per collezione”, qualcuno per curiosità, qualcuno perché ama Ito da sempre… e poi finiranno tutti nella stessa spirale, quella che parte da una pagina e ti porta a chiederti perché certe immagini ti restano così tanto dentro.

Quindi sì, hype altissimo, ansia pure, ma di quelle buone. E ora voglio sapere una cosa da voi, senza filtri: siete pronti davvero a rivedere questi incubi… a colori? Oppure preferivate non sapere che potevano diventare ancora più reali?


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