Quando pensiamo a una cerimonia di laurea, ci viene subito in mente un’immagine piuttosto canonica: file ordinate di studenti in toga e tocco, discorsi solenni, foto in posa stretta tra bouquet di fiori e familiari commossi. Ma… se vi dicessi che in Giappone, più precisamente all’Università di Kyoto, tutto questo viene letteralmente ribaltato? Che qui, il giorno della laurea, non conta tanto quanto ti sei impegnato, ma come decidi di esprimere te stesso nel momento in cui raccogli il frutto di anni di studio? Eh sì, perché alla Kyoto University, uno degli atenei più prestigiosi e “ribelli” del Giappone, gli studenti sono liberi di presentarsi vestiti come vogliono alla cerimonia di laurea. Avete capito bene: nessuna toga obbligatoria, nessun dress code da rispettare. Qui l’unico vero requisito è uno: essere fedeli a se stessi. E cosa c’è di più autentico e creativo del cosplay?

Una parata di colori, idee e sogni
Ogni marzo, nel campus dell’Università di Kyoto, si assiste a una vera e propria sfilata dell’immaginazione. Non parlo solo di qualche sporadico costume ispirato agli anime o ai videogiochi: parlo di studenti che si trasformano letteralmente in Sailor Moon, Pikachu, personaggi di Animal Crossing, Iron Man in versione artigianale fatta di cartone e, addirittura, Hayao Miyazaki in persona!
C’è chi si traveste da dinosauro gonfiabile, chi si camuffa da albero, chi diventa un gigantesco snack ambulante… la creatività non conosce limiti. Ed è proprio questo il bello. L’idea non è soltanto stupire o far sorridere: è celebrare un traguardo personale attraverso l’arte dell’espressione libera. È dire al mondo: questa sono io, questo sono io, senza compromessi.
Il cosplay come simbolo di libertà accademica
Forse vi sembrerà bizzarro, ma in realtà questa tradizione ha radici profonde. Kyoto University ha sempre avuto la fama di essere un’istituzione “open mind”, erede di quello spirito ribelle che negli anni ’70 vide molti giovani giapponesi contestare le regole rigide della società. Consentire agli studenti di vestirsi come desiderano non è solo un gesto stravagante: è un messaggio potente sulla libertà di pensiero, sull’importanza di rompere gli schemi per costruire una società più aperta e inclusiva.
Mi emoziona pensare che, in un giorno così importante, ogni ragazza e ragazzo possa scegliere di presentarsi al mondo non mascherandosi, ma rivelando la propria anima attraverso un costume.
Non solo manga e anime: messaggi e riflessioni
Non tutti scelgono il cosplay solo per divertimento. C’è chi usa l’occasione per lanciare messaggi politici o sociali forti. Come quello studente che, proprio a marzo scorso, ha deciso di travestirsi da Volodymyr Zelensky, in segno di solidarietà all’Ucraina. Barba finta, cartelli con citazioni dei discorsi del presidente: un modo per dire che anche nel giorno più personale, non bisogna dimenticare il mondo che ci circonda.
Questo dimostra che il travestimento, quando fatto con intelligenza e cuore, può essere molto più di un gioco: può diventare voce e coscienza.
Il Giappone e l’amore eterno per il cosplay
Non ci sorprende affatto che una tradizione simile nasca proprio in Giappone, la patria indiscussa del cosplay. Qui il “costume play” non è solo un hobby, è una vera forma d’arte, riconosciuta e rispettata. Pensiamo al Comiket di Tokyo o al World Cosplay Summit di Nagoya: eventi che ogni anno richiamano migliaia di fan da tutto il mondo, pronti a sfoggiare i loro costumi più elaborati.
Essere cosplayer significa mettersi alla prova, imparare tecniche di cucito, lavorare materiali, interpretare personaggi e, soprattutto, credere nei propri sogni. Alcuni si affidano a cosmaker professionisti, ma molti – e io sono tra questi – amano creare tutto da soli, con passione e una quantità smisurata di pazienza. Ogni cucitura, ogni pennellata su una spada di gommapiuma racconta una storia.
Un sogno che vorrei vedere anche in Italia
Pensateci: quanto sarebbe meraviglioso se anche nelle nostre università italiane si potesse celebrare la laurea così? Immaginate una neodottoressa che, invece del classico tailleur, si presenta vestita da Aloy di Horizon Zero Dawn, o un neodottore che sfila sul palco con l’armatura di un cavaliere Jedi. Sarebbe un modo straordinario per unire il mondo accademico, spesso troppo serioso, con la bellezza della fantasia e dell’individualità.
In fondo, anche noi italiani abbiamo un’anima goliardica, come dimostrano i papiri universitari e gli scherzi dei neolaureati a Padova o a Bologna. Perché non spingerci un po’ oltre, e dare spazio alla nostra parte più nerd e autentica?
Alla fine dei conti, ciò che accade all’Università di Kyoto ci ricorda una cosa importantissima: la laurea non è solo un pezzo di carta, ma il coronamento di chi siamo diventati. E cosa c’è di meglio che festeggiarlo essendo davvero noi stessi? E voi, nerd e cosplayer all’ascolto, che costume indossereste se poteste presentarvi così alla vostra cerimonia di laurea? 😍 Scrivetelo nei commenti o condividete questo articolo sui vostri social usando l’hashtag #LaureaCosplay! Voglio leggere le vostre idee folli!
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