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Come accettare la nostra #vitadimmerda e vivere felici: il saggio di Rodolfo Vittori che prova a smontare il mito della vita perfetta

Ogni tanto capita di incrociare un libro che già dal titolo sembra voler rompere il vetro della vetrina delle buone maniere editoriali e dirti senza troppi giri di parole: guarda che qui dentro non troverai la solita formula patinata per diventare una versione perfetta di te stesso. “Come accettare la nostra #vitadimmerda e vivere felici”, il nuovo saggio dello psicologo clinico Rodolfo Vittori in uscita il 26 marzo per Gremese Editore, appartiene proprio a quella rarissima categoria di libri che scelgono di non indossare una giacca elegante per farsi prendere sul serio. Preferiscono arrivare al punto, con un titolo che fa sorridere ma che allo stesso tempo colpisce come un pugno di verità che molti di noi riconoscono immediatamente.

Chi è cresciuto attraversando decenni di cultura pop – passando dalle videocassette registrate di notte dai palinsesti televisivi ai forum dei primi anni Duemila, dalle pile di fumetti letti sotto le coperte alle infinite run di videogiochi che sembravano promettere sempre un “livello successivo” – sviluppa una certa familiarità con la parola aspettativa. Perché tutta la nostra formazione nerd è costruita su una promessa implicita: allenati abbastanza, impara le regole del gioco, accumula esperienza e prima o poi la storia prenderà la piega giusta.

La vita reale però non ha mai funzionato davvero come un JRPG.

Per anni abbiamo interiorizzato una narrazione molto semplice e tremendamente seducente: esiste una traiettoria ideale. Studi, lavori, relazioni, successi. Ogni elemento incastrato al posto giusto come se fosse una build perfetta. Poi arriva il momento in cui quella struttura si incrina. Un lavoro che non va come speravi, una relazione che si complica, un progetto che si arena, un periodo in cui la sensazione dominante diventa quella di non essere all’altezza di ciò che pensavi sarebbe stato il tuo futuro.

Ed è proprio qui che il libro di Vittori entra in scena con una lucidità sorprendentemente disarmante.

Il punto di partenza del saggio è tanto semplice quanto destabilizzante per la mentalità contemporanea: forse il problema non è che la nostra vita non sia abbastanza perfetta. Forse il problema è l’idea stessa che dovrebbe esserlo.

Questa riflessione, letta da qualcuno che ha passato metà della propria esistenza dentro universi narrativi fatti di eroi imperfetti, ha qualcosa di profondamente familiare. Chiunque sia cresciuto con anime, fumetti o videogiochi sa benissimo che le storie migliori iniziano quasi sempre da una fragilità. Il protagonista non è pronto. Non è all’altezza. Non ha la forza necessaria. Spesso pensa perfino di non meritare il viaggio che lo aspetta.

Eppure proprio quella imperfezione diventa il motore della storia.

Vittori utilizza un linguaggio diretto, quasi confidenziale, come se parlasse a qualcuno seduto dall’altra parte del tavolo piuttosto che a un lettore anonimo disperso tra le pagine di un saggio di psicologia. Il libro non promette scorciatoie emotive né trucchi da manuale motivazionale. Non promette neanche la felicità come obiettivo garantito.

Fa qualcosa di più interessante.

Prova a smontare uno dei miti più tossici della cultura contemporanea: l’idea che esista una versione impeccabile della vita a cui dovremmo aspirare.

Chi ha vissuto l’esplosione dei social network negli ultimi quindici anni riconosce immediatamente il meccanismo. Timeline perfette, successi raccontati come se fossero stati inevitabili, relazioni mostrate come fotografie senza ombre. Un gigantesco racconto collettivo che sembra suggerire continuamente una sola cosa: se non sei felice, probabilmente stai sbagliando qualcosa.

Il libro ribalta questa prospettiva con una calma quasi disarmante.

Gran parte della frustrazione che molti di noi provano nasce dal confronto costante con modelli di vita irrealistici. Non solo quelli delle celebrità o degli influencer, ma anche quelli molto più sottili che emergono dalla nostra stessa cerchia sociale. Carriere lineari, relazioni stabili, vite che sembrano seguire una sceneggiatura perfetta.

La realtà, invece, è molto più caotica.

Durante la lettura emergono storie di persone comuni che potrebbero tranquillamente appartenere alla vita quotidiana di chiunque. Persone che portano nomi semplici – Marta, Laura, Stefano, Paolo – ma che in realtà rappresentano qualcosa di molto più universale: la sensazione di essere rimasti indietro, il peso delle aspettative familiari, la paura di non aver fatto le scelte giuste.

Sono frammenti di vite reali, raccontati senza retorica, che finiscono per comporre una specie di mosaico emotivo del nostro tempo.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è proprio il modo in cui affronta temi complessi senza cadere nel linguaggio accademico. Ansia, stress, attacchi di panico, depressione, disturbi psicosomatici. Argomenti che spesso vengono trattati con una distanza quasi clinica, mentre qui entrano nel discorso con una naturalezza sorprendente.

La sensazione è quella di assistere a una conversazione onesta, non a una lezione.

Tra i passaggi più lucidi emerge la riflessione sul rapporto con se stessi, un terreno su cui la cultura contemporanea sembra aver costruito un sistema di aspettative quasi impossibili da sostenere. Vergogna, autocritica, senso di inadeguatezza. Emozioni che diventano ancora più amplificate in un’epoca in cui lo sguardo degli altri è costantemente presente, anche quando siamo soli davanti allo schermo di uno smartphone.

Scorrere le vite degli altri può trasformarsi in una trappola mentale sorprendentemente potente.

Il confronto diventa continuo. Silenzioso. Automatico.

E lentamente finiamo per perdere il contatto con la nostra storia reale.

In questo scenario Vittori propone una strategia apparentemente semplice ma in realtà molto profonda: recuperare una forma di autoironia autentica. Non quella superficiale delle battute auto-svalutanti, ma quella capacità di guardare a se stessi con uno sguardo meno severo.

Trattarsi con la stessa gentilezza che useremmo con un amico in difficoltà.

Una cosa che sembra banale finché non ci rendiamo conto di quanto raramente la facciamo davvero.

Il libro attraversa poi un territorio emotivo che riguarda praticamente chiunque abbia superato la soglia dei trent’anni. Il rapporto con il tempo. La sensazione di aver perso alcune occasioni. Il timore che certi treni siano passati senza che ce ne accorgessimo.

Un pensiero che ogni tanto riaffiora, soprattutto nelle notti in cui la mente decide di riavvolgere il nastro delle scelte fatte.

Vittori invita a guardare queste paure con una prospettiva meno giudicante, ricordando che la crescita personale raramente segue una linea retta. La narrativa dominante continua a raccontarci il successo come una scalata perfetta, ma la realtà della maggior parte delle persone assomiglia molto di più a un percorso pieno di deviazioni, pause, ripartenze.

Una campagna lunga, per tornare alla metafora nerd.

E in fondo, chiunque abbia passato ore davanti a un videogioco o dentro una saga fantasy sa che le storie migliori non sono quelle senza ostacoli. Sono quelle in cui il protagonista inciampa, sbaglia, cambia strada, ricomincia.

Dietro questa visione si intravede chiaramente anche il percorso personale dell’autore. Oltre alla sua attività come psicologo clinico impegnato da anni nello studio di ansia, stress e benessere emotivo, Vittori porta avanti un progetto di divulgazione chiamato Scienza del Benessere, nato con l’idea di rendere la psicologia uno strumento accessibile alla vita quotidiana e non solo un territorio riservato agli specialisti.

Un approccio che ha contribuito a costruire attorno a lui una comunità digitale molto attiva, fatta di persone che cercano strumenti concreti per affrontare le difficoltà di ogni giorno.

La biografia dell’autore racconta anche un lato meno prevedibile della sua formazione: l’esperienza come alpinista. E chiunque abbia mai provato a salire una montagna sa quanto quella metafora si presti bene alla vita reale. Non esiste una scalata senza fatica. Non esiste una vetta raggiunta senza momenti in cui il passo rallenta, il fiato si accorcia e la tentazione di fermarsi diventa fortissima.

Forse è proprio questa prospettiva a rendere il libro sorprendentemente accessibile anche a chi normalmente guarda con diffidenza i saggi di psicologia.

Il tono rimane leggero, a tratti ironico, senza perdere profondità.

Pagina dopo pagina emerge una sensazione quasi liberatoria: la possibilità che la felicità non dipenda dall’eliminazione dei problemi, ma dalla capacità di convivere con essi senza trasformarli in un giudizio permanente su noi stessi.

Un’idea semplice, ma radicale.

E forse proprio per questo difficile da accettare in una cultura che ha trasformato la perfezione in un obbligo implicito.

Chi frequenta da anni la community di CorriereNerd sa bene che la cultura geek ha sempre raccontato storie di outsider, di personaggi imperfetti che trovano la propria strada proprio grazie alle crepe della loro identità. Non è un caso che tanti di noi si siano riconosciuti più facilmente negli eroi pieni di dubbi che nei campioni impeccabili.

Forse è anche per questo che un libro come questo riesce a parlare in modo così diretto a chi è cresciuto tra fumetti, anime e videogiochi.

Alla fine resta una domanda sospesa, che vale la pena portare qui dentro, tra le discussioni infinite della nostra community.

La ricerca della felicità è diventata davvero una missione impossibile nell’epoca dell’ipercompetizione e delle vite perfette raccontate online? Oppure siamo noi a inseguire modelli di esistenza che non ci appartengono davvero?

Curioso di leggere cosa ne pensate. Qui sotto nei commenti di CorriereNerd o sui nostri social la conversazione è appena iniziata. E come spesso accade nelle storie migliori, proprio il confronto tra prospettive diverse potrebbe rivelare qualcosa che da soli non avevamo ancora visto.


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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