Pronunciare la frase “il personaggio più forte di Dragon Ball” davanti a un gruppo di appassionati equivale più o meno a lanciare una sfera del drago dentro una convention e aspettare che scoppi il caos. Qualcuno risponderà immediatamente Goku, perché quarant’anni di battaglie, trasformazioni e sigle urlate a memoria hanno sedimentato l’idea che il protagonista debba necessariamente occupare il gradino più alto. Altri tireranno fuori Gohan Beast, Broly, Gogeta, Beerus o Black Freezer, magari accompagnando il nome scelto con pagine del manga, fotogrammi rallentati e calcoli energetici che farebbero sembrare sobrio persino uno Scouter modificato da Bulma. Poi arriverà inevitabilmente chi pronuncerà il nome di Zeno, chiudendo apparentemente la discussione prima che qualcuno faccia notare un dettaglio tutt’altro che trascurabile: essere capaci di cancellare una realtà non significa essere il miglior combattente.
La questione, aggiornata alle informazioni disponibili nel luglio 2026, richiede dunque una risposta meno comoda ma molto più interessante. Il personaggio dotato del potere più assoluto nell’universo canonico di Dragon Ball resta Zeno, mentre il guerriero mortale che ha mostrato la superiorità più netta nella continuità del manga Dragon Ball Super è Black Freezer. Tra questi due estremi si muove una gerarchia volutamente nebulosa composta dal Gran Sacerdote, dagli Angeli, dagli Dei della Distruzione e da quei Saiyan che continuano ad avvicinarsi a un soffitto che la storia sposta ogni volta qualche chilometro più in alto.
Zeno è il più potente, ma chiamarlo “combattente” sarebbe quasi una forzatura
Zeno non ha bisogno di muscoli, pose da trasformazione o tecniche dai nomi abbastanza lunghi da riempire mezzo episodio. Il Re del Tutto occupa la vetta istituzionale dei dodici universi e possiede la capacità di eliminare un intero cosmo con un gesto, senza apparente sforzo e senza che le entità coinvolte possano opporsi. Il sito ufficiale di Dragon Ball lo descrive come l’essere posto al di sopra di tutti gli universi, temuto persino dagli Dei della Distruzione, capace di cancellare una realtà “in un batter d’occhio”.
La dimostrazione più estrema rimane quella legata alla linea temporale di Trunks del futuro. Di fronte a Zamasu, ormai divenuto una presenza diffusa nell’intera realtà, Zeno non cerca un punto debole, non aumenta il proprio ki e non inventa una contromossa: elimina semplicemente tutto. Universo, spazio, materia, minaccia. Fine della partita, salvataggio non disponibile.
Qualunque classifica basata sulla capacità di distruggere o annullare l’esistenza termina quindi qui. Nessun Kamehameha mostrato finora compete con un’autorità capace di spegnere una linea temporale come fosse lo schermo di una console. Eppure Zeno non viene mai presentato come un artista marziale. Non sappiamo quanto sia veloce in uno scontro, se sappia difendersi da un attacco improvviso o se possieda una tecnica di combattimento paragonabile a quella degli Angeli. Durante il Torneo del Potere fatica persino a seguire alcuni movimenti senza l’aiuto del sistema di replay, dettaglio che manda da anni in cortocircuito il fandom ma che suggerisce una distinzione precisa: Zeno dispone del comando definitivo, non necessariamente delle migliori capacità fisiche.
Somiglia più a un amministratore dell’esistenza con accesso totale al sistema che al boss segreto da affrontare dopo avere completato ogni missione secondaria. Può cancellare il server, certo, ma questo non ci racconta come se la caverebbe dentro un’arena seguendo regole marziali. Per questo motivo la risposta “Zeno” è corretta soltanto qualora la domanda riguardi il potere complessivo. Se vogliamo sapere chi sia il combattente più forte, la faccenda cambia immediatamente sapore.
Il Gran Sacerdote e gli Angeli rappresentano il vero limite invisibile
Appena sotto Zeno si trova una categoria che Dragon Ball continua a proteggere con una prudenza quasi mitologica. Il Gran Sacerdote non ha ancora combattuto seriamente davanti al pubblico, e proprio questa assenza alimenta la sua aura. Padre degli Angeli, coordinatore delle attività divine e figura davanti alla quale persino Beerus abbandona qualunque atteggiamento arrogante, appartiene a un livello che Goku e Vegeta osservano ancora da una distanza enorme.
L’anime di Dragon Ball Super lo colloca fra i più potenti dell’intero multiverso, mentre il manga evita accuratamente di trasformarlo in un metro misurabile. Nessuna battaglia completa, nessun avversario affrontato al massimo, nessun pugno abbastanza chiaro da generare una scala definitiva. È una scelta coerente con il funzionamento della saga: alcune figure devono rimanere oltre il confine, altrimenti l’ossessione di Goku per il prossimo avversario finirebbe per consumare troppo rapidamente anche il piano divino.
Whis offre almeno qualche dimostrazione concreta. Neutralizza Beerus con un colpo, gestisce Goku e Vegeta contemporaneamente durante gli allenamenti e vive in uno stato simile all’Ultra Istinto senza doverlo attivare come una trasformazione. Gli Angeli non combattono liberamente, perché sottoposti a regole che impediscono loro di intervenire nelle vicende mortali, ma ogni dettaglio suggerisce una superiorità tecnica schiacciante rispetto agli Dei della Distruzione affidati alla loro guida.
Qui emerge uno degli aspetti più affascinanti della cosmologia di Dragon Ball Super. La forza non coincide più soltanto con una quantità crescente di energia. Whis domina perché non spreca movimenti, non permette alle emozioni di rallentare il corpo e non trasforma la battaglia in una lotta contro sé stesso. Goku insegue proprio quella naturalezza, mentre Vegeta ha scelto una strada opposta, costruita sull’orgoglio, sull’accettazione del danno e sulla capacità di convertirlo in potenza attraverso l’Ultra Ego. La vetta angelica non è dunque una nuova colorazione dei capelli, ma una diversa relazione tra mente, corpo e combattimento.
Beerus resta il personaggio impossibile da misurare davvero
Ogni discussione seria sulla forza in Dragon Ball finisce prima o poi davanti al più elegante espediente narrativo creato durante l’epoca moderna della saga: Beerus non mostra mai tutto.
Il Dio della Distruzione dell’Universo 7 entra nella storia presentandosi come un limite quasi inconcepibile. Goku raggiunge il Super Saiyan God, assapora per la prima volta una dimensione divina e riesce comunque soltanto a intrattenere Beerus, il quale combatte trattenendo una porzione enorme delle proprie capacità. Da allora Goku ha ottenuto il Super Saiyan Blue, il Kaiohken associato al Blue nella continuità animata, l’Ultra Istinto incompleto, quello completo e una variante maggiormente collegata alle proprie emozioni. Vegeta ha sviluppato l’Ultra Ego, Gohan ha risvegliato Beast, Broly ha cominciato a controllare il proprio talento mostruoso. Beerus, tuttavia, continua a restare fuori portata.
Questa elasticità ha generato parecchie ironie tra i fan. Ogni volta che Goku supera un limite considerato definitivo, la percentuale di potere presumibilmente utilizzata da Beerus nel loro primo combattimento sembra rimpicciolirsi retroattivamente. Il meccanismo può apparire arbitrario, ma svolge una funzione fondamentale: Beerus è il cancello che separa l’avventura dei mortali dal territorio delle grandi entità divine.
Il materiale promozionale ufficiale relativo a Dragon Ball Super: Beerus, l’edizione profondamente rielaborata della prima parte dell’anime prevista per l’autunno 2026, continua non a caso a presentarlo come una presenza imprevedibile e terrificante, la figura dalla quale prende movimento l’intera fase moderna della saga. La produzione è stata annunciata come una ricostruzione con nuove scene, animazioni rielaborate, doppiaggio reinciso ed effetti aggiornati, segnale di quanto il confronto tra Goku e Beerus rimanga centrale nell’identità di Dragon Ball Super.
Possiamo affermare che Beerus sia più forte di Black Freezer? Il manga non lo ha ancora dimostrato direttamente. Possiamo affermare il contrario? Nemmeno. Toyotarou continua a inserirlo nella conversazione con l’aria divertita di chi conosce già la risposta ma non ha alcuna intenzione di consegnarla al lettore prima del momento giusto.
Black Freezer è il mortale più forte mostrato finora nel manga
Tolti Zeno, il Gran Sacerdote, gli Angeli e il grande punto interrogativo chiamato Beerus, la risposta più solida porta a uno dei personaggi che Dragon Ball ha sempre saputo reinventare meglio: Freezer.
La forma Black Freezer debutta alla conclusione dell’arco del Sopravvissuto Granolah con un’efficacia narrativa quasi brutale. Per buona parte della saga, Granolah e Gas si contendono il titolo di guerriero più forte dell’Universo 7 grazie ai desideri espressi alle Sfere del Drago cerealiane. Goku sviluppa una versione personale dell’Ultra Istinto, Vegeta porta l’Ultra Ego oltre le prime esitazioni, Gas consuma letteralmente la propria vita per mantenere il vantaggio. Il campo di battaglia sembra avere raggiunto una scala ormai ingestibile.
Poi arriva Freezer.
Scopriamo che ha trascorso dieci anni ad allenarsi in una dimensione simile alla Stanza dello Spirito e del Tempo. Poiché si trovava fuori dall’universo al momento dei desideri che avevano trasformato Granolah e Gas nei più forti, il suo potere non era stato incluso dal sortilegio. Freezer elimina Gas con un singolo attacco, svela la nuova trasformazione nera e abbatte Goku in Ultra Istinto e Vegeta in Ultra Ego praticamente con un colpo ciascuno. Il riepilogo ufficiale dell’arco lo definisce esplicitamente il vero guerriero più forte dell’universo emerso alla fine della storia.
Non si tratta di una vittoria ottenuta grazie a una tecnica situazionale, a una distrazione o a una fusione temporanea. Black Freezer appare, osserva i due Saiyan nella loro condizione migliore dopo una battaglia estenuante e dimostra una superiorità imbarazzante. Va riconosciuto che Goku e Vegeta erano affaticati, ma la facilità con cui vengono messi fuori gioco racconta un divario che il manga vuole rendere inequivocabile.
Freezer ha così completato uno dei percorsi più assurdi e perfettamente dragonballiani dell’intero franchise. Per decenni era rimasto il prodigio che non aveva mai avuto bisogno di allenarsi. Qualche mese di preparazione gli aveva permesso di ottenere Golden Freezer e raggiungere il livello divino di Goku e Vegeta, pagando però una scarsa gestione della resistenza. Dieci anni di allenamento trasformano quel talento già anomalo in qualcosa che nessun mortale conosciuto riesce ancora a contenere.
La cosa inquietante non riguarda soltanto la potenza. Il Freezer tornato dall’aldilà durante il Torneo del Potere ha imparato a collaborare, attendere, osservare e controllare l’impulso di vendicarsi immediatamente. Black Freezer avrebbe potuto uccidere Goku e Vegeta, eppure sceglie di risparmiarli. Non è misericordia; è sicurezza. Li lascia vivi perché non li considera ancora una minaccia urgente, forse perché desidera umiliarli più avanti o perché ha compreso quanto possa essere utile mantenere in circolazione due rivali capaci di spingerlo verso nuovi traguardi.
Il tiranno che distruggeva pianeti per paura della leggenda del Super Saiyan si sente ormai abbastanza potente da permettere ai Saiyan di crescere. Un ribaltamento quasi poetico, se Freezer fosse capace di apprezzare la poesia senza sterminare prima l’autore.
Gohan Beast ha superato Goku? La risposta è meno semplice del previsto
L’arco Super Hero ha riaperto una ferita mai davvero guarita tra gli appassionati: Gohan potrebbe diventare il più forte, purché smettesse di abbandonare gli allenamenti ogni volta che la Terra concede alla famiglia Son qualche mese di tranquillità.
Gohan Beast nasce da una nuova esplosione emotiva, una caratteristica profondamente legata all’identità del personaggio fin dalla saga dei Saiyan. Non segue il percorso divino di Goku, non imita la distruzione di Vegeta e non deriva da una trasformazione Saiyan tradizionale. È la manifestazione estrema del potenziale di Gohan, costruita sul rapporto tra la sua natura gentile e quella rabbia incontrollabile che esplode davanti alla minaccia contro le persone amate.
Il manga ha ampliato parecchio ciò che il film Dragon Ball Super: Super Hero lasciava all’immaginazione. Gohan Beast affronta Goku in Ultra Istinto sul pianeta di Beerus e riesce a metterlo seriamente in difficoltà. Il confronto non produce un verdetto matematico, ma mostra un Gohan capace di accelerazioni tali da superare temporaneamente le reazioni automatiche del padre. Il sito ufficiale presenta lo scontro come un faccia a faccia a piena potenza tra Beast e Ultra Istinto, mentre il volume 24 è stato promosso proprio attorno a questo duello.
Dire che Gohan abbia definitivamente superato Goku sarebbe però eccessivo. Il combattimento ha il tono di una prova familiare e tecnica, non di uno scontro mortale. Goku osserva, sperimenta e cerca di comprendere il funzionamento della nuova trasformazione del figlio; Gohan testa il limite del proprio controllo. Entrambi possiedono margini che rendono impossibile trasformare quelle pagine in un’equazione pulita.
Toyotarou ha dichiarato di voler rappresentare una rivalità tra più figure di vertice e la copertina del volume 24 riunisce proprio Goku, Vegeta, Gohan, Piccolo e Broly, con Black Freezer coinvolto nella discussione sui livelli di potenza. L’impressione è che Dragon Ball Super stia abbandonando almeno temporaneamente l’idea di un’unica scala lineare. Gohan può possedere esplosività superiore, Goku tecnica e adattamento, Vegeta potenza distruttiva alimentata dal combattimento, Broly un potenziale di crescita quasi incontrollabile. Black Freezer, al momento, osserva tutti dall’alto.
Broly potrebbe diventare il più forte, ma non lo è ancora
Broly resta forse il personaggio con il potenziale grezzo più inquietante. Nel film Dragon Ball Super: Broly passa in poche ore dall’essere un Saiyan scarsamente abituato a combattere avversari del proprio livello a costringere Goku e Vegeta alla fusione. Gogeta Blue riesce a dominarlo, ma la velocità con cui Broly cresce durante lo scontro lascia intuire quanto potrebbe diventare pericoloso attraverso un allenamento controllato.
Le pagine conclusive dell’arco Super Hero lo mostrano impegnato proprio in questo percorso. Broly osserva gli altri Saiyan, impara a trattenere la rabbia, combatte senza perdere completamente la coscienza e comincia a costruire quella disciplina che gli è sempre mancata. Il suo problema non è trovare una riserva energetica maggiore, bensì accedere alla potenza già presente senza trasformarsi in una catastrofe ambulante.
Potrebbe un Broly pienamente allenato superare Black Freezer? Assolutamente sì, sul piano delle possibilità narrative. Non abbiamo però alcuna prova che sia già successo. Confondere il potenziale con la forza attuale significa trattare ogni promessa del racconto come un risultato acquisito, e Dragon Ball ci ha insegnato parecchie volte che il talento senza controllo produce sconfitte spettacolari.
Gogeta e Vegito mandano in crisi qualunque classifica
Le fusioni meritano un discorso separato, perché funzionano come personaggi temporanei e non come presenze stabilmente disponibili. Gogeta Blue domina Broly, Vegito Blue tiene testa a Zamasu fuso e la logica della fusione suggerisce che una versione aggiornata dei due guerrieri raggiungerebbe livelli enormemente superiori.
Un ipotetico Gogeta nato dall’attuale Goku e dall’attuale Vegeta potrebbe combinare l’Ultra Istinto e l’Ultra Ego? Potrebbe accedere a una trasformazione completamente diversa? Sarebbe abbastanza forte da affrontare Black Freezer? La risposta più onesta è che non lo sappiamo, e qualsiasi certezza appartiene per ora al terreno delle fan theory.
Esiste inoltre una contraddizione filosofica difficile da ignorare. L’Ultra Istinto richiede libertà mentale, distacco dall’elaborazione cosciente e movimenti autonomi. L’Ultra Ego esalta invece volontà, orgoglio, desiderio di combattere e rapporto con la distruzione. Fondere i due stati potrebbe generare il guerriero perfetto oppure un sistema operativo Saiyan incapace di decidere quale processo avviare. Sarebbe molto da Dragon Ball risolvere il problema con una nuova capigliatura e un pugno abbastanza forte da strappare il tessuto della realtà, ma finché non accadrà Gogeta e Vegito resteranno meravigliosi elementi fuori classifica.
Dragon Ball Daima ha cambiato la risposta?
Dragon Ball Daima ha introdotto nuovi elementi, trasformazioni e interpretazioni del mondo demoniaco, ma la sua collocazione cronologica non ribalta la gerarchia raggiunta alla fine del manga di Dragon Ball Super. Gli eventi si svolgono prima delle grandi evoluzioni divine che portano Goku verso l’Ultra Istinto, Vegeta verso l’Ultra Ego e Freezer alla forma Black.
Le trasformazioni mostrate in Daima possono ampliare la mitologia Saiyan e modificare il modo in cui leggiamo alcuni concetti storici della saga, ma non forniscono una prova sufficiente per collocare il Goku di quella fase sopra la versione più avanzata di Dragon Ball Super. L’errore nasce spesso dall’impatto visivo: una trasformazione nuova sembra automaticamente superiore a tutto ciò che l’ha preceduta, anche qualora appartenga a un momento anteriore della cronologia.
Dragon Ball non è mai stato un franchise particolarmente docile nei confronti della continuità, certo, ma almeno finché non verrà stabilito esplicitamente il contrario Black Freezer conserva il titolo tra i mortali del canone principale.
Goku non è il più forte, ed è precisamente questo il motivo per cui funziona ancora
La risposta rischia di deludere chi identifica Dragon Ball con il volto sorridente di Goku, ma il protagonista non è mai stato interessante perché invincibile. Goku funziona perché trova continuamente qualcuno più forte.
Perde contro Jackie Chun, viene annientato da Tao Pai Pai, scopre di non poter competere con Radish, arriva tardi contro Vegeta, viene superato dalla propria malattia durante la saga degli Androidi, riconosce la superiorità di Gohan contro Cell e ammette di non poter sconfiggere Beerus. Persino l’Ultra Istinto, presentato inizialmente come lo stato quasi perfetto, diventa un percorso da comprendere piuttosto che una modalità definitiva da selezionare nel menu.
Goku non occupa stabilmente la vetta perché la vetta rappresenta il motivo per cui continua a muoversi. Renderlo definitivamente superiore a ogni essere priverebbe Dragon Ball della sua energia più autentica, quella curiosità infantile davanti a un avversario apparentemente impossibile. La sua grandezza non risiede nel dominio permanente, ma nell’entusiasmo con cui trasforma ogni sconfitta in una nuova direzione.
La risposta aggiornata, dunque, dipende dalla domanda che stiamo davvero facendo
Qualora “più forte” significhi possedere il massimo potere sull’esistenza, Zeno rimane la risposta inevitabile. Può cancellare universi e linee temporali, occupa il vertice della gerarchia cosmica e nessun personaggio ha mostrato una difesa contro la sua capacità di eliminazione.
Qualora si parli del più grande combattente divino, il Gran Sacerdote rappresenta il candidato più credibile, seguito dagli Angeli, anche se l’assenza di scontri seri impedisce una dimostrazione definitiva. Whis resta chiaramente superiore a Beerus sul piano tecnico, mentre il Dio della Distruzione continua a essere il limite non quantificato dell’Universo 7.
Tra i mortali effettivamente entrati in azione nel manga canonico, Black Freezer possiede il primato più convincente. Ha eliminato Gas senza difficoltà e ha sconfitto contemporaneamente le forme più evolute di Goku e Vegeta. Gohan Beast è entrato nello stesso territorio di Ultra Istinto Goku, Broly conserva un potenziale forse incalcolabile e le fusioni potrebbero alterare completamente il quadro, ma nessuno di loro ha ancora dimostrato sul campo di avere superato la trasformazione nera del tiranno galattico.
La situazione potrebbe cambiare presto. Dragon Ball Super: The Galactic Patrol è ufficialmente entrato in produzione e porterà nell’animazione la saga di Moro, proseguendo gli eventi successivi al Torneo del Potere, mentre Dragon Ball Super: Beerus debutterà nell’autunno 2026 come rielaborazione potenziata dell’inizio della serie. Il ritorno dell’anime potrebbe riaccendere differenze tra versione televisiva e manga, aprendo nuove discussioni su tecniche, proporzioni e gerarchie.
Forse, allora, la vera risposta più fedele allo spirito di Dragon Ball non è un nome ma una condizione temporanea. Il più forte esiste soltanto finché qualcuno non entra in una stanza gravitazionale, non scopre una trasformazione dimenticata, non si allena per dieci anni in un’altra dimensione o non decide che il proprio colore attuale ha ormai venduto abbastanza action figure. Oggi Black Freezer guarda i guerrieri mortali dall’alto e Zeno osserva l’intero multiverso sopra di lui. Domani potrebbe bastare un nuovo capitolo per far ricominciare la discussione da zero, ed è difficile immaginare qualcosa di più autenticamente Dragon Ball.
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