Iniziamo la settimana con una nuova cartolina dallo spazio profondo che sembra uscita da uno sci-fi di nicchia, ma che in realtà è una miniera d’oro per gli astrofisici. La protagonista è Messier 94 (per gli amici degli archivi astronomici, NGC 4736), una delle galassie a spirale più affascinanti del nostro cielo. L’ultimo capolavoro visivo arriva grazie a un crossover da paura: i dati ai raggi X dell’osservatorio spaziale Chandra della NASA uniti agli scatti in luce visibile catturati dai telescopi terrestri degli astrofotografi Brian Brennan e Rémi Lacasse.
Il risultato? Una mappa dettagliatissima dove la materia si mescola alle zone a più alta energia, regalandoci una visione completa che fa sfigurare qualsiasi filtro Instagram.
Una fabbrica di stelle a forma di occhio
Ma perché Messier 94 è così speciale, a parte per il fatto di essere bellissima?
Questa galassia sfoggia un enorme anello interno pieno zeppo di gas e polveri. In gergo tecnico si chiama starburst ring, che in parole povere significa “zona ad altissimo tasso di nascite stellari”. In pratica, le stelle lì dentro nascono a un ritmo frenetico. Secondo gli scienziati, la colpa (o il merito) è della particolare struttura ovale della galassia, che spinge il gas verso il centro creando il buffet perfetto per far nascere nuovi astri.
Spoiler: nello spazio nessuno può sentirti urlare, ma puoi sentire una galassia
La vera chicca che rende questo progetto una figata atomica è un’altra: la NASA ha preso tutti questi dati scientifici e li ha trasformati in audio attraverso un processo chiamato sonificazione.
Mettiamo subito le mani avanti per evitare che partano i complotti su TikTok: non sono registrazioni ambientali fatte nello spazio. Nello spazio c’è il vuoto, quindi niente onde sonore. Si tratta invece di una traduzione matematica dei dati — come frequenze, luminosità e posizioni delle emissioni X e luminose — in note e frequenze udibili.
L’idea non è solo quella di creare una traccia ambient per la vostra prossima sessione a Starfield. La sonificazione è uno strumento di accessibilità fondamentale per permettere alle persone con disabilità visive di esplorare il cosmo, oltre a offrire agli astronomi un modo tutto nuovo per analizzare moli giganti di dati. In pratica, la scienza che si trasforma in musica cosmica.
Se non avete mai sentito suonare una galassia, vi conviene recuperare il video della NASA qui sotto: farà sembrare la solita playlist per lo studio decisamente banale.
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