I Bhole: i vermi demoniaci di Lovecraft

I Bhole, abitanti della desolata Valle di Pnath, si muovono strisciando silenziosamente alla ricerca di prede, immersi nel buio più totale. Queste creature nate dalla fervida immaginazione di H.P. Lovecraft sono viscidi e dotati di lunghe protuberanze. Chiamati anche Dhole , sono creature enormi simili a vermi, lunghe almeno diverse centinaia di metri. Poiché evitano la luce del giorno e sono ricoperti da una sostanza viscosa, le loro caratteristiche sono quasi impossibili da distinguere

I Bhole non sono nativi della Terra e sono giunti in questo pianeta da poco tempo, fortunatamente, perché sembrano dediti alla devestazione di interi mondi, consumandoli dall’interno. Non si sa come viaggino tra le stelle, ma le teorie includono l’evocazione magica per “nuotare” attraverso lo spazio. Si vedono raramente alla luce del giorno, e solo sui pianeti che hanno completamente conquistato. Sembrano essere imparentati ai Ctonii e al loro dio vermiforme, Shudde M’ell . Come i bhole, i ctonii sono enormi creature simili a vermi ricoperte di melma viscosa che vivono in profondità nel sottosuolo.

In Ire of the Void ( EXP ) di Richard Lee Byers , i protagonisti si confrontano con un Dhole dopo essere fuggiti dai Segugi di Tindalos , ma riescono a distruggerlo usando la dinamite.

I Gug, i giganti della Terra dei Sogni

I Gug, sono esseri giganteschi che vivono in caverne sotterrane e torri circolari della Terra dei Sogni. Queste creature fantastiche sono nate dalla fantasia dello scrittore horror Howard Phillips Lovecraft. Vengono descritti nel racconto Alla ricerca del misterioso Kadath (1927).

Alti oltre sei metri, i Gug sono ricoperti da una folta pelliccia nera e sono dotati di lunghe zanne gialle che usano nella caccia dei Ghast. Nonostante ciò sono esseri molto silenziosi e dotati di un ottimo udito; i loro occhi sono rosa, sporgenti e protetti da protuberanze ossee su cui spuntano delle grosse setole; inoltre hanno un doppio avambraccio per ogni arto superiore. 

I Gug vennero banditi dalla Foresta Incantata per mano dei Grandi Antichi, rei di un’innominabile blasfemia commessa. Ora risiedono in ciclopiche torri cilindriche edificate in una terrificante città sotterranea.  Al centro di questa città svetta la “Torre di Koth”, che contiene una scalinata che conduce alla Foresta Incantata del Mondo dei Sogni. L’accesso a questa dimensione superiore è però bloccato da un gigantesco macigno.  L’unico modo per attraversare il loro regno è aspettare che dormano…

Chi è Cthulhu?

Non è facile identificare completamente le radici culturali dell’immaginario di Howard Phillips Lovecraft, così perse tra mito, sogno, leggenda e letteratura, ma è comunque possibile cercare di individuare, in questo “mare magnum”, alcune isole, alcuni “fari” che permettano al lettore e all’appassionato se non la scoperta della corretta via, almeno l’individuazione di validi punti di riferimento, utili per non perdersi definitivamente e non fare naufragio verso “poco raccomandabili” atolli.

Cthulhu è un essere semi-divino di proporzioni e forza prodigiose: nei racconti del cosiddetto Ciclo di Cthulhu, anche noto come Miti di Cthulhu (definizione postuma dell’opera lovecraftiana e delle aggiunte di molti altri scrittori), l’autore e i suoi epigoni lo hanno definito come una deità blasfema, adorata da popolazioni degenerate, selvaggi e folli, connessa all’insorgere di incubi e il cui culto prevede atroci sacrifici umani. Cthulhu appare per la prima volta nel racconto intitolato Il richiamo di Cthulhu (1928). Cthulhu è sicuramente uno degli Altri Dei più mostruosi, se non altro per il suo terribile aspetto. Questo essere fu sconfitto dai Grandi Antichi, i primi abitatori della terra, e relegato nella città sommersa di R’lyeh. Da allora è in uno stato di quiescenza, in cui fa sogni di orribile malignità, ma è pronto a ridestarsi per travolgere tutto quello che può incontrare. Il suo aspetto è quello di un gigantesco polipo, alto quanto una montagna, ed è capace di muoversi velocemente negli abissi degli oceani, suo habitat naturale, ma anche di volare. Lo si può riconoscere per tre segni: il rumore diguazzante, il fetore pestilenziale ed il vento gelido fonte di angoscia. E’ capo degli esseri piovra ma ha numerosi seguaci anche tra gli umani, ai quali può inviare messaggi telepatici. La creatura risiede nella perduta città sommersa di R’lyeh, nei pressi di Ponape (l’odierna Pohnpei, in Micronesia) nelle rovine di Nam Tam Bao, in un sonno simile alla morte, nell’attesa che una congiunzione astrale favorevole ne consenta il risveglio

Cthulhu fa parte della complessa mitologia partorita dalla mente di H. P. Lovecraft e da lui attribuita ad un fittizio manoscritto (pseudobiblium) noto come Necronomicon, redatto dall'”arabo pazzo” Abdul Alhazred. Cthulhu è il principale, nonché sacerdote, dei Grandi Antichi, abominevoli creature aliene che si insediarono sulla Terra quando ancora la vita terrestre era agli inizi. Egli infatti giunse con la sua progenie stellare (la cosiddetta “prole stellare di Cthulhu”) sulla Terra e fondò la leggendaria città di R’lyeh, nella quale fu imprigionato (non è dato sapere se volontariamente o no) quando le stelle furono allineate correttamente («the stars come right»).

Yog-Sothoth: il Caos rivelato secondo Lovecraft

Yog-Sothoth è  una diretta emanazione di Azathoth, rispetto al quale costituisce il Caos rivelato: è il mediatore tra Azathoth e il piccolo e limitato mondo umano ed è attraverso di lui che il caos penetra in quest’ultimo. Yog-Sothoth è una divinità immaginaria presente nel Ciclo di Cthulhu e nelle Storie Oniriche di H. P. Lovecraft. Yog-Sothoth  è detto la Porta finale o il Guardiano della porta convessa, dal momento che esistono due porte per accedere allo spazio esterno: una, quella convessa custodita appunto da Yog-Sothoth, l’altra, quella concava, da Umr-At-Tawil. Si può presentare come una massa smisurata, gelatinosa e tremolante, al cui interno vi è un occhio che, qualora rivolgesse lo sguardo su un essere umano, lo ridurrebbe in cenere.

Nella trilogia Illuminatus! di Robert Anton Wilson e Robert Shea, Yog-Sothoth viene descritto come un’entità extradimensionale, i cui attributi differiscono enormemente da quelli dei Miti di Cthulhu. Adorato come un dio da alcune incarnazioni degli Illuminati, è conosciuto come il Divoratore delle Anime per la sua abitudine di nutrirsi di sacrifici umani. È incorporeo e invisibile, ma può possedere degli umani e può essere imprigionato in forme pentagonali; per diversi decenni è stato imprigionato nel Pentagono dagli Illuminati e nutrito con vittime di incidenti stradali.

Nell’opera Non fermarmi! appare Yog-Sothoth, evocato da padre Nicola e dai suoi seguaci allo scopo di aprire un varco per proiettarsi nell’oltreverso.

Compare nel finale del racconto in stile lovecraftiano di Stephen King “Jerusalem’s Lot” contenuto nella raccolta A Volte Ritornano.

Risolto il mistero del drago di Kaulonia … sotto spirito

Era stato al centro dell’attenzione dei media per diverso tempo, tanto da meritarsi articoli sulle più importanti testate nazionali e internazionali. Stiamo parlando del draghetto di formalina (o formaldeide), ribattezzato “drago di Kaulonia“, rinvenuto da un magazziniere nello Oxfordshire, Regno Unito. Il curioso oggetto era stato datato al 1890 e accanto ad esso era stato trovato un biglietto in tedesco, che avvertiva della necessità immediata di far sparire il contenitore di vetro che conteneva la creatura. Invece finì nella soffitta di uno dei manovali del museo di Storia naturale. Quando l’oggetto è stato ritrovato, la curiosità di tutti è state enorme.

 

Si trattava veramente di un piccolo esemplare di drago, un essere di cui si parla tanto nei racconti fantastici, ma della cui esistenza non vi è mai stata alcuna prova? Diversi esperti hanno analizzato il reperto (senza poter aprire l’involucro, dato che chi ha comprato l’oggetto lo vuole integro) e i risultati sono stati esposti al pubblico nel corso della trasmissione dedicata ai misteri Voyager.

Cosa è emerso?

Non è altro che un falso e i motivi che lo dimostrano sono svariati:

 

1.     Un drago non può avere un cordone ombelicale

2.     Le unghie spuntano dal centro delle dita e sono tondeggianti, caratteristica che non si riscontra in alcun essere vivente.

3.     Le scaglie sembrano fuse l’una sull’altra, come le palpebre.

4.     Il draghetto è troppo muscoloso per essere un cucciolo.

5.     La formalina con il tempo dovrebbe diventare morbida, mentre quella in cui è immerso il draghetto è tuttora limpida.

6.     Il fondo del barattolo è pulito e non si trovano quei residui di materia organica che si sarebbero dovuti staccare col tempo.

Anche il foglietto sarebbe falso: l’inchiostro usato per la scrittura a quel tempo (1890) non era ancora in circolazione. Delusi? Penso proprio di si. Mi sa che dovremo tornare a considerare i draghi per quello che sono, ovvero per creature frutto della sterminata fantasia umana.

Nyarlathotep il Caos strisciante

Nyarlathotep è un’entità immaginaria appartenente al Ciclo di Cthulhu. Scaturito dalla fantasia dello scrittore Howard Phillips Lovecraft, Nyarlathotep è l Messaggero degli Altri Dei, loro servitore ed esecutore dei loro blasfemi ordini. Viene chiamato il Caos strisciante, data la sua figura tentacolare e la sua caratteristica di insinuarsi lentamente nel nostro mondo assumendo qualsiasi forma desideri, dal mendicante all’angolo della strada al turbine di sabbia che sembra seguirvi, dalla nuvola che passa davanti alla luna alla strana venatura nel marmo di una colonna. La Via Lattea è il ricordo di quando Nyarlathotep stava entrando nel nostro mondo in tutta la sua sconfinata potenza.

Prima o poi capiterà a tutti di incontrarlo anche se in pochi riusciranno a riconoscerlo, anche perché Nyarlathotep non concede a molti di essere riconosciuto.

La Roma dei Misteri: Villa Manzoni

Villa Manzoni è un edificio in rovina, dall’aspetto poco rassicurante, situato nella parte iniziale della Via Cassia, poco prima della Tomba di Nerone (che poi in realtà non è la Tomba di Nerone, ma di un suo liberto, Vibio Mariano, anche se questa è un’altra storia…).

E’ uno dei tanti palazzi architettonicamente importanti che però, purtroppo, sono abbandonati all’incuria e all’abbandono più totali.

Fin qui, direte voi, tutto normale: e se invece vi dicessi che la villa è infestata da presenze non meglio definite?

Così racconta chi, con grande coraggio, ha deciso di passarvi un po’ di tempo.
Superata la cancellata cigolante dal lucchetto arrugginito (proprio come nei classici film dell’orrore), ci si trova nel giardino (o meglio giungla, date le sue condizioni) antistante l’edificio.

Il palazzo ha varie entrate, alcune canoniche, altre non proprio. Ad esempio, nella parte sinistra c’è un buco nel muro, sotto il livello del terreno, in cui si può accedere con non poca fatica.

La scena che si presenta davanti è piuttosto inquietante: corridoi bui e pieni di calcinacci, pareti tappezzate da scritte del tipo”attenti l’occhio vi guardia” e disegni di figure femminili, più demoniache che umane.

D’altronde stiamo parlando di un luogo di ritrovo dei satanisti, che talvolta lasciano macabri resti dei loro riti.
Proseguendo nel corridoio principale, si arriva ad una scala a chiocciola, che è meglio non utilizzare se non si vuole far precipitare l’intero edificio.

C’è chi ha sentito (incluso il sottoscritto) provenire grida agghiaccianti dai piani superiori.

Ma c’è di peggio: qualche incauto visitatore è stato letteralmente preso a sassate.

Secondo alcuni, all’interno della casa ci sarebbe un cunicolo che metterebbe in contatto con le rovine della necropoli etrusca di Veio, poco distante da Villa Manzoni. Bisogna ricordare come quest’ultima sia di proprietà dei Conti Manzoni (sì proprio gli eredi del celeberrimo Alessandro), ma è ora in procinto di passare al Presidente americano George Bush!

Infatti il Carlyle Group, banca d’affari vicina al guerrafondaio di Washington, ha deciso di acquistare il terreno e così la famigerata Villa Manzoni.

Insomma, diciamo che la proprietà della casa resta in famiglia!
E’ necessario segnalare che la zona è proprietà privata (anzi credo proprio che il cancello non sia più aperto e che quindi l’unico modo per entrarci sia scavalcare il muro) e inoltre sia il giardino che la casa sono pieni di buche e poco sicuri.

Chi decide di entrare lo fa a proprio rischio e pericolo, sotto tutti i punti di vista.

Cerchi nel grano: tra extraterrestri e burloni

Il fenomeno dei così detti cerchi nel grano affascina sempre più persone, di qualunque estrazione sociale e di qualunque parte del mondo esse siano. Probabilmente il motivo sta nel fatto che l’uomo moderno ha un grande bisogno di avere risposte sulla sua condizione spirituale e pensa di trovarle in interventi da parte di entità aliene. I cerchi del grano sono (anzi erano come vedremo più avanti) appunto figure circolari che a partire dalla metà degli anni 80 hanno cominciato a comparire durante l’estate nei campi di grano della campagna dell’Inghilterra meridionale.

Bisogna notare come in realtà tale fenomeno si fosse verificato anche in epoche passate, se consideriamo cronache medievali che raccontano di strani segni sul terreno, all’epoca attribuiti a esseri demoniaci o folletti (questi ultimi molto radicati nel folklore inglese e non solo).

Inizialmente si trattava di cerchi (da qui il nome del fenomeno), ma successivamente (anni 90) si è arrivati a figure più complesse, simili a quelle della geometria euclidea, ma anche stravaganti come si può vedere nelle foto.

Non c’è stato solo un cambiamento di forma, ma sono cambiati anche i luoghi delle apparizioni, tant’è che cerchi sono stati visti sui campi della campagna tedesca e , ultimamente, anche italiana.

La domanda più ovvia è: chi sta dietro a tutto ciò?

Per rispondere bisogna fare una distinzione tra immagini sicuramente opera di uomini, come i due pensionati inglesi che negli anni 90 confessarono di aver creato numerosi cerchi, e immagini la cui natura è ancora misteriosa. A proposito delle prime bisogna dire come gli stessi circle-makers (così si chiamano gli autori di tali cerchi) abbiano ammesso che ci sono cerchi che non sono in grado di riprodurre. Inoltre loro stessi hanno più volte avvistato Ufo che volteggiavano sopra le loro teste mentre erano indaffarati nella loro burla. Per il secondo gruppo di immagini, di natura misteriosa, non pochi hanno visto riferimenti ad alieni, che lascerebbero messaggi di pace ed armonia ad un’umanità sempre più divisa dalle guerre. Si tratta senza dubbio di un ipotesi affascinante, che non mi sentirei di scartare a priori. In effetti sopra i cerchi nel grano sono stati spesso avvistati Ufo e sfere luminose.

Una prova abbastanza eclatante di un intervento misterioso, se non alieno, ci è data da un cerchio apparso nei pressi di
Stonehenge. Venti minuti prima un elicottero sorvolava la zona senza notare nulla, ma quando ritornava per lo stesso tragitto c’era questa bellissima figura sul terreno.

E sottolineo bellissima, perché, almeno a mio modestissimo parere, si tratta di vere e proprie opere d’arte (vedere per credere).

In questi ultimi giorni, mentre strani segni compaiono nella campagna pontina (per la verità così artigianali da far pensare quasi sicuramente ad un intervento umano) e vicino Roma (!), si affaccia una nuova e suggestiva ipotesi.

Qualcuno infatti, con riferimento alla coscienza collettiva di Jung, parla di immagini create dalle menti umane.

D’altronde il cerchio è una figura ricorrente della cultura e della tradizione umana, fin dai tempi più antichi.

Personalmente mi piace vedere nel cerchio un simbolo della teoria dell’eterno ritorno di Nietzche o del serpente che si morde la coda, ad indicare che prima o poi tutto, che sia bene o male, tornerà.

Questi, in modo molto sintetico ma spero esaustivo, sono i fatti e le ipotesi: sta a voi decidere!

Chi ha creato i misteriosi Crystal skulls?

Sono stati ritrovati, sparsi per il mondo, una serie di tredici manufatti in quarzo levigato, i quali ora appartengono a musei e privati. Non si sa con precisione che sia stato a crearli. Potrebbero essere stati i Maya, gli Aztechi o altre popolazioni; inoltre altro problema è che ancora ad oggi non si è del tutto capito quale fosse la loro funzione.

Per questo motivo sono nate intorno a questi manufatti molti aneddoti e credenze, tra cui attribuzioni di poteri magici legati a rituali ai quali sarebbero stati coinvolti, e alle quali si sono aggiunte in seguito molte altre inerenti all’occultismo, il paranormale e l’ufologia. Infatti molti dibattiti sono accresciuti nel tempo in base alla possibilità di eventuali proprietà ESP, e sono stati inoltre classificati come manufatti alieni abbandonati sulla Terra. Infine è interessante è che, secondo una antica leggenda Maya, di dubbia origine, con la riunione dei teschi si darebbe inizio ad una nuova era nella data fissata per il 21 dicembre 2012.

Alcuni di questi manufatti furono dichiarati reperti archeologici mesoamericani precolombiani dai loro pretesi scopritori. Nessuno degli esemplari resi disponibili per studi scientifici è stato tuttavia autenticato come di origine precolombiana. I risultati di questi studi dimostrano che erano stati realizzati alla metà dell’Ottocento e in periodi successivi, quasi certamente in Europa. Malgrado varie opere di letteratura popolare lascino intendere il contrario, le leggende sui teschi di cristallo non sono presenti nelle mitologie dei popoli mesoamericani o di altri nativi americani.

Da alcuni appartenenti del movimento New Age sono stati attribuiti ai teschi fenomeni paranormali, come anche in varie opere di fantasia; tra queste rappresentazioni, quella del film del 2008 Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. I teschi di cristallo sono apparsi in serie televisive di fantascienza, romanzi fumetti, e videogiochi. Nuovi teschi ricavati dal cristallo vengono prodotti e venduti regolarmente.

Didi e Tommy

Le piramidi: condensatori magnetici?

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo sentito persone convinte che all’interno delle piramidi, che possono essere i monumenti di Giza o modellini, avvengano fenomeni misteriosi di condensatori magnetici. Secondo degli studi ed esperimenti si concluse che a produrre gli effetti era la loro forma geometrica e non le piramidi in quanto tali. Secondo questa visione le energie della terra e quelle cosmiche, distinte in una forza centrifuga calda e dinamica e in una forza centripeda fredda e ricettica, posso circolare e moltiplicarsi all’intreno della piramide, sempre che i rapporti geometrici siamo gli stessi della Grande Piramide di Giza e un lato sia rivolto verso il nord magnetico.

Realtà? Fantasia? Allucinazione? Non ci è dato sapere la risposta in quanto anche gli stessi libri che dovrebbero spiegare come usare queste piramidi o perché succedano avvenimenti strani all’interno di queste sono l’uno in contraddizione con l’altro.

Sono stati fatti vari esperimenti “scientifici” a proposito, usando piramidi di vari tipi di materiali e rivolti verso diversi punti energetici. Ad esempio la piramide in metallo disponeva di un “concentratore di energia” detto anche “acceleratore”, che consiste nel mettere un disco in lega speciale da porre sotto al campione per attirare le “onde magnetiche piramidali” e potenziarne gli effetti.

Alla fine che risultati si sono ottenuti? Oserei dire allucinanti:

I) il latte conservato nella piramide si manterrebbe fresco più a lungo, anche per diversi giorni (quasi quasi fa concorrenza al frigorifero);

II) per quanto riguarda i dati relativi alla disidratazione della carne ve li riporto così come li ho trovati in quanto non ci capisco nulla: I risultati indicano dopo un giorno una perdita di peso del 60,4% per C, 63,1% per PP e 62% per PG mentre dopo due giorni si ha 67,2% per C, 66,8% per PP e 66,9% per PG ed infine il terzo giorno si ha il 68% per C, il 67,2% per PP e 67,3% per PG;

III) poi collocando per qualche settimana delle lamette usate nella piramide con il lato più lungo orientato lungo l’asse nord-sud, l’energia emessa dalla costruzione agirebbe riparando le alterazioni e le deformazioni del bordo (a questa proprio non ci credo…..);

IV) tutti i semi germinerebbero più in fretta e la sospensione sopra le altre alle culture più delicate di piccole piramidi le salverebbe dai parassiti e favorirebbe la loro crescita (… vabbè);

Conclusione: se qualcuno ha un maldipiedi allucinante metteteli dentro la piramide assieme ai germogli e state sicuri che le vostre piante moriranno in un baleno!

Didi

Orme umane di 1,5 milioni di anni fa

Nel Nord Kenya è stata rinvenuta quella che, di fatto, può considerarsi la più antica testimonianza della presenza dell’uomo sulla Terra in età primordiale, a parte i ritrovamenti ossei. Si tratta di orme di piede umano ben conservate, la cui importanza si evince dalle parole proferite dal prof.
 
John Harris della Koobi Fora Field School of Rutgers University:
 
È come mettere carne sulle ossa che finora abbiamo ritrovato”. I ricercatori hanno identificato le orme come probabilmente appartenenti a membro di Homo ergaster, ovvero una prima forma di Homo erectus.
 
Le orme sono caratterizzate da tallone arrotondato e punta del piede che siede in parallelo alle altre dita del piede, al contrario delle scimmie in cui le dita delle mani e dei piedi sono un po’ curvate per consentire loro di afferrare rami e altri oggetti.

La censura nella Musica Italiana

Censura: C’è qualche altra parola che evoca o che ha evocato più terrore e sconforto, fascinazione e sdegno? Poteva la musica, e soprattutto le parole che l’accompagnano, rimanerne immune? Tanti sono gli esempi, talvolta insospettabili, di autori e di canzoni finiti sotto l’implacabile scure del censore e che soprattutto in Italia ha trovato terreno fertile per il suo lavoro. Ma la censura nella musica può considerarsi una depravazione dei tempi che furono oppure aleggia sempre viva,fiera e competitiva anche ai giorni nostri, tempi dove non sembra più esistere una parola o un argomento che possa turbare le coscienze?

La censura non poteva essere da meno nel fascismo, dove ‘nazionalizzazione’  significa italianizzare i nomi dei cantanti stranieri, quindi Louis Armstrong diventava Luigi Braccioforte. E ‘fascistizzare’ poteva significare bollare come canzoni della fronda, quindi contro il regime, canzoni apparentemente innocue, come “Marameo perché sei morto”, “Pippo non lo sa” e “Il Tamburo della banda d’affori” con i suoi cinquecento cinquanta pifferi, guarda caso lo stesso numero dei componenti della camera dei fasci e delle corporazioni.

 

Niente più canzoni anti regime o messaggi celati da mandare al nemico, come si sospettava con Tuli-pan del Trio Lescano, al finire della guerra. Ma ora a farla da padrona è la morale. Il ‘me la dai’ contenuta nella canzone “La Pansè” di Carosone, oggi fa sorridere, ma allora rappresentava una sconcertante forma di trivialità e bandita da radio e locali. E che dire di resta “cu’ mme” di Domenico Modugno dove si insinuava che la fanciulla poteva essere accettabile anche non vergine. Scandalo!

 
 

Modugno, fu il più colpito: “Lazzarella”, cantata a SanRemo nel ’56, parlava di una ragazza madre, e addirittura un lato B osava intitolarlo “Nuda”. Con l’affermarsi della tv, la maglia censoria si fece più fitta, portando a forti misure perbeniste e bacchettone, colpevole principale la stessa Rai.  Negli anni ’60 i primi a farne le spese Luigi Tenco e Fabrizio De Andrè, due cantautori che parlavano d’amore ma non con la leggerezza consentita. Sergio Endrigo subisce l’embargo per la sua “Basta così” che contiene la sconveniente parola “cretino”.

 
 

I Gufi imparano che è troppo presto per parlare di “frutto del peccato” nel brano “Il neonato” così come Toni Santagata con “Lu primmo Amore”, canzone dedicata all’amore promiscuo, che vedrà regolare trasmissione via etere solo a partire dagli anni settanta. “Dio è morto” fin dal titolo mette paura ai funzionari Rai, ma solo a loro è non a Radio Vaticana che mostrandosi più progressista la trasmetterà tranquillamente. Veto anche per Patti Pravo: probabilmente la Rai non poteva accettare l’esistenza di un “Ragazzo triste”. E che dire di Gianni Morandi che subisce una interrogazione parlamentare per il suo noto brano “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Sones”? Motivazione: non era permesso ai cantantucoli di criticare le attività politiche di un paese amico come gli Stati Uniti. Il “bianco sudario” citato dal brano “Noi non ci saremo” dei Nomadi è abbastanza per subire gli strali della censura così come  “Brennero ‘66” dei Pooh che osava lavare i panni sporchi del paese in pubblico parlando di terrorismo.

 
 

Negli anni settanta la battaglia fra autori e censori diventa ancora più aspra, vittimizzando canzoni come “Carlo martello ritorna dala battaglia di Poiters” di De Andrè, “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni, “il gigante e la bambina” di Ron e quella “4/3/1943” di Lucio Dalla che nella stesura originale avrebbe dovuto intitolarsi, orrore, orrore,  “Gesù bambino”. Non sfugge nemmeno Claudio Baglioni, con l’innocente “Questo piccolo grande amore”,  forse non così innocente a giudicare dall’intervento degli scandalizzati funzionari Rai.

 
 

Al vaglio della censura anche le canzoni “bella senz’anima “ e “Sei bellissima” di Riccardo Cocciante l’una e Loredana Bertè l’altra, accomunate dallo stile urlato e dalla parola letto come  luogo non necessariamente di riposo. Di volta in volta, personaggi illustri e non, subivano l’onta, ma spesso il vanto, di una raddrizzata censoria dei propri testi. Rino Gaetano, Francesco Guccini, Antonello Venditti e quel Stefano Rosso che nel 1978 osava parlare di amici, chitarre e spinelli.

 

Negli anni ottanta e novanta la censura allenta un po’ la presa prendendo soprattutto di mira le parolacce, come quelle di Vasco Rossi in “Colpa d’alfedo” o di Zucchero in “Pippo”. Qualche problema in più sembrano darlo gruppi come i politicizzati 99 posse che con “l’anguilla” vanno giù duro contro le istituzioni del paese. I casi più recenti vedono coinvolti Tricarico con il suo “Puttana la maestra” contenuto nel pezzo “Io sono Francesco” e i Sottotono a SanRemo 2001 che nel brano “Mezze verità” si fanno autocensura preventiva non inserendo all’ultimo momento le parole “ fottersene” e “figli di puttana”. Ma l’ultimo caso coinvolge addirittura l’inno di Mameli. La versione gospel di Elisa, che doveva servire da introduzione alle partite della nazionale agli ultimi campionati di calcio, viene censurata dalla Rai e stigmatizzata dal’ex ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri. E c’è chi dice ancora che sono solo canzonette. 

Gli Immortali Persiani: la vera storia dell’unità d’élite del Grande Re oltre il mito di 300

L’immaginario nerd contemporaneo ha un momento di svolta preciso, inciso a fuoco tra tavole a fumetti e fotogrammi rallentati: l’arrivo degli Immortali persiani così come li abbiamo conosciuti grazie a 300. Prima la visione grafica di Frank Miller, poi l’estetica iperbolica del cinema, hanno trasformato questa unità militare in qualcosa di profondamente altro, quasi alieno. Maschere metalliche, movenze disumane, silenzi rituali. Non soldati, ma simboli. Non uomini, ma presagi. Un’icona immediata, potentissima, perfetta per funzionare come antagonista assoluto nel racconto mitizzato dello scontro tra Oriente e Occidente.

Ed è proprio qui che la parte nerd del cervello inizia a prudere. Perché, come spesso accade quando un’opera pop diventa mito fondativo di un immaginario, la realtà storica nascosta sotto quella coltre di stile è persino più affascinante della finzione. Gli Immortali, quelli veri, non nascevano per incutere terrore come creature da incubo, ma per rappresentare ordine, continuità, potere organizzato. Erano l’élite dell’esercito achemenide, la guardia permanente del Grande Re persiano, e la loro forza non stava in un’aura sovrannaturale, bensì in una struttura amministrativa di una precisione quasi maniacale.

Il nome stesso, “Immortali”, ha alimentato per secoli equivoci suggestivi. Non si trattava di guerrieri invincibili o benedetti dagli dèi, ma di un’unità che non cambiava mai numero. Diecimila uomini, sempre. Nessuno in più, nessuno in meno. Ogni perdita veniva immediatamente colmata, ogni assenza rimpiazzata senza clamore. Dal punto di vista di chi osservava dall’esterno, quella continuità doveva sembrare inquietante: un corpo militare che non diminuiva mai, che tornava in battaglia identico a se stesso, come se la morte non avesse presa su di lui. Da qui l’idea di immortalità, più burocratica che mistica, ma proprio per questo terribilmente efficace.

Le fonti greche li ricordano come Athanatoi, mentre nella tradizione persiana il termine probabilmente più vicino era Anušiya, “i compagni”. E già questo dettaglio ribalta la narrazione moderna. Non mostri anonimi, ma uomini legati da uno spirito di corpo fortissimo, selezionati esclusivamente tra Medi e Persiani, addestrati per essere non solo soldati ma rappresentazione vivente dell’autorità imperiale. Ogni loro apparizione sul campo di battaglia era anche un messaggio politico: il re è qui, l’impero è stabile, la catena di comando è intatta.

L’equipaggiamento racconta molto di più di quanto facciano le maschere cinematografiche. Scudi di vimini e pelle, lance corte bilanciate da un contrappeso a forma di melagrana, archi sempre pronti, faretre ben fornite, lame corte per il combattimento ravvicinato. Indossavano tuniche ricamate, pantaloni, copricapi di feltro morbido, corazze metalliche leggere ma efficaci. Non c’era nulla di improvvisato o barbarico. Ogni elemento parlava di una cultura militare raffinata, perfettamente integrata in una visione imperiale che univa estetica, funzionalità e simbolismo.

Anche la logistica, spesso ignorata nei racconti pop, contribuisce a rendere gli Immortali un unicum nella storia antica. Il loro seguito comprendeva carri, cammelli e muli che trasportavano non solo armi e provviste, ma anche servi e donne. Ricevevano cibo speciale, godevano di trattamenti privilegiati, erano una casta militare nel senso più letterale del termine. Questo non li rendeva meno temibili, anzi. La loro presenza sul campo indicava che l’Impero persiano non combatteva mai in modo improvvisato. Ogni battaglia era il risultato di pianificazione, risorse, organizzazione.

Le grandi pagine della storia li vedono protagonisti nei momenti chiave delle guerre persiane. Combatterono a Maratona, marciarono alle Termopili, parteciparono all’occupazione della Grecia durante la seconda invasione persiana sotto il comando di Mardonio. Più tardi, il loro modello venne spezzato dall’avanzata macedone, fino alla sconfitta contro Alessandro nella battaglia di Isso. Ma anche nella caduta, l’idea degli Immortali non smise di vivere.

Ed è forse questo l’aspetto più affascinante per chi ama leggere la storia come un grande multiverso di idee ricorrenti. Il concetto degli Immortali sopravvive ben oltre l’Impero achemenide, riaffiorando in contesti lontanissimi nel tempo e nello spazio. Nell’Impero bizantino, il nome viene recuperato per designare unità d’élite che precedono l’imperatore in campagna militare. Secoli dopo, un nuovo corpo di guardia imperiale da diecimila uomini rinasce dopo la disfatta di Manzicerta. Persino nell’Iran del Novecento, la Guardia Javidan dello Scià riprende esplicitamente quel mito antico, fino alla sua dissoluzione con la fine del regime imperiale.

Niente maschere demoniache, quindi. Niente coreografie da incubo. Gli Immortali storici erano qualcosa di molto più sottile e, se vogliamo, più inquietante: la dimostrazione che il vero potere non ha bisogno di urlare, ma di durare. La cultura pop li ha trasformati in un archetipo visivo perfetto per il racconto epico, e va bene così. Fa parte del gioco, fa parte del mito moderno. Ma riscoprirli per quello che erano davvero significa riconoscere che dietro ogni icona nerd c’è spesso una storia ancora più stratificata, fatta di uomini, strutture, idee che continuano a risuonare.

E adesso la palla passa a voi, community. Gli Immortali li preferite come demoni mascherati usciti da una graphic novel o come simbolo inquietantemente razionale di un impero che funzionava come una macchina perfetta? Raccontiamocelo nei commenti, perché la storia, proprio come il nerdismo, vive quando viene condivisa.

Il Libro delle Ombre di Lady Crystal

Il Libro delle Ombre, più noto in magia come Grimorio, è un quaderno che illustra il cammino della strega, sul quale vengono registrati incantesimi, formule, pozioni, ricette, rimedi, corrispondenze, fasi lunari, invocazioni, festività e osservazioni personali. Chi ha appena iniziato a muoversi nell’ambito della stregoneria ne troverà in questo libro un esempio perfetto, con le nozioni principali dell’arte di dominare le forze della natura usando in maniera positiva l’energia magica insita in ciascuno di noi.
 

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