Archivi categoria: Speciali Cosplayer

Interviste, Speciali e Approfondimenti sui Protagonisti della Community Cosplay

Giada Robin: verso l’umanità con creatività, passione e cuore.

Cosplayer di fama mondiale, attrice, modella, presentatrice, musicista, Giada Pancaccini, alias Giada Robin, ha sempre avuto una passione per videogiochi, il cinema, recitazione e la musica. Ragazza poliedrica e piena di risorse, è stata un grandissimo punto di riferimento per la community cosplay per oltre 14 anni. La sua carriera come cosplayer iniziò a Lucca Comics and Games 2008, vincendo il premio al contest cosplay interpretando Nico Robin versione Alabasta e venendo premiata personalmente dall’Art Director e collaboratore di Eichiro Oda Takeshi Yoshita. Da quella premiazione è iniziata una serie di esperienze in fiera sempre più intense e costruttive,   arrivando fino al punto di essere invitata come ospite alle fiere più prestigiose, insieme ai nomi più importanti del cosplay, come Jessica Nigri e Yaya Han.

Nel 2018 appare nel film “Fino all’inferno”, arrivando a calcare il suolo di Cannes durante la presentazione al Festival del Cinema.Ricordiamo, in anni relativamente recenti, la sua conduzione di Crossover universo nerd e la sua apparizione nella copertina variant Magical Girl Howling Moon nel periodo 2019-2020. Nel 2019 decise di dare spazio alla sua passione per la musica fondando il progetto The Pheromone Syndicate insieme a Sandro Capone, affiancandolo al cosplay. Dopo l’LP Alterations, e dopo una serie di video che avrebbero fatto presagire un secondo LP,  il progetto terminò, ma non la voglia di Giada di realizzarsi. La Pandemia fece riflettere tutti sulle priorità della esistenza di ognuno e lei concluse come dovesse riprendere in mano la sua grande passione per la musica. Fin da quando è nata la musica è stata una parte essenziale della sua crescita, quindi è iniziata per lei una nuova vita come cantante solista, ed il suo primo album Feel Alive è una dimostrazione di come tre siano le parole d’ordine della sua attività artistica: Creatività, passione, cuore. Creatività perchè nei testi delle sue canzoni ogni parola assume un significato preciso, figlio  delle esperienze vissute e della capacità di crearne di nuove (holy glorious, Gnockstar sono solo alcuni esempi). Nei  live il suo show è un vero concentrato di creatività, ogni abito ha un preciso significato, la scaletta dei brani non è mai redatta a caso e l’esecuzione della musica rispecchia globalmente lo stato d’animo di Giada nel cantare.

Nel 2024, con il secondo album Gnockstar, ha confermato come la passione sia importante, passione intesa come intensità nello svolgere la propria attività. Nel 2025 esce il terzo album, a new Poop release, con il quale compie un vero salto di qualità creativo, dimostrando ai suoi fan, i Pancakes, come sia possibile esprimere la propria personalità senza limiti e catene ideologiche.

Giada ha un grandissimo cuore che dimostra una sua caratteristica che non è mai stata sottolineata prima a dovere: la sua umanità. Ci insegna come la realizzazione dei propri scopi artistici non deve mai essere disgiunta dalla persona dell’artista e deve essere conosciuta e seguita da chi fruisce della sua arte.

L’umanità di un’artista si esprime mediante i gesti compiuti, e lei non si è mai voluta atteggiare a diva, ma ha desiderato sempre intrattenere decisi rapporti con i fan, arrivando anche a concedere di utilizzare la sua arte a chi pensasse potesse aiutare ad esprimersi al meglio.

Ci insegna come ognuno di noi debba esprimersi liberamente, senza catene e giudizi.

Giada è semplicemente Giada!

SkyForge Sabers compie 10 anni: la fucina italiana che ha trasformato il sogno Jedi in realtà

Dieci anni possono sembrare un’inezia nella scala temporale di una galassia lontana lontana, ma per chi vive la cultura nerd sulla propria pelle rappresentano un’era intera. SkyForge Sabers riapre le sue porte dopo la pausa invernale e lo fa celebrando un traguardo che profuma di leggenda, sudore, scintille e sogni coltivati davanti a uno schermo a tubo catodico. Il 2026 si apre così, con una promessa chiara: il viaggio non solo continua, ma si prepara a diventare ancora più ambizioso, più luminoso, più carico di Forza. Parlare di SkyForge Sabers significa raccontare una storia che affonda le radici nella nostalgia più pura, quella fatta di VHS consumate, di pomeriggi infiniti passati a riavvolgere cassette di Guerre Stellari e di immaginazione senza freni. Un bambino, tre videocassette di Star Wars e un tempo infinito per sognare: da qui nasce tutto. Quel bambino cresce insieme alla saga, attraversa l’uscita della trilogia prequel, accumula domande, idee, ossessioni e soprattutto una curiosità che non si accontenta di guardare. Vuole toccare, smontare, capire come funziona davvero una spada laser. Quel bambino ha un nome e un volto, ed è Enea Chiebao, mente creativa e anima tecnica dietro SkyForge Sabers. La sua storia sembra uscita da un romanzo di formazione nerd: il primo lightsaber vero tra le mani non come oggetto da venerare, ma come macchina da esplorare. Smontato, rimontato, migliorato. Ogni vite diventa una domanda, ogni circuito una possibilità. Anno dopo anno, la passione si trasforma in competenza, l’immaginazione in progettazione, fino all’ingresso nella Rebel Legion Italian Base come figurante di Luke Skywalker. Non è solo cosplay: è immersione totale in un universo che diventa scuola, palestra creativa, laboratorio di idee.

SkyForge Sabers nasce così, non come semplice brand, ma come fucina nel senso più antico e mitologico del termine. Un luogo dove il metallo incontra la luce, dove la tecnologia si piega alla narrativa, dove ogni spada laser racconta una storia. Non parliamo di repliche fragili destinate a una teca, ma di lightsaber pensati per vivere, combattere, scontrarsi davvero. Oggetti progettati per il LightFencing, quella disciplina a metà tra sport e coreografia che sta conquistando sempre più appassionati anche in Italia, portando il sogno Jedi fuori dallo schermo e dentro palestre, palcoscenici e arene improvvisate.

La forza di SkyForge Sabers sta proprio qui: nell’aver capito che il lightsaber moderno non può limitarsi all’estetica. Serve resistenza agli urti, una sorgente luminosa capace di tagliare il buio con colori intensi, effetti sonori potenti e reattivi, un bilanciamento che renda credibile ogni affondo. Ogni modello è il risultato di anni di test, prototipi, fallimenti e successi, perché dietro ogni lama accesa c’è una ricerca costante di realismo e affidabilità. È il tipo di dedizione che solo un fan vero può avere, quello che non si accontenta del “bello”, ma pretende il “funziona davvero”.

Raggiungere i dieci anni di attività significa anche fermarsi un attimo a guardare indietro, e SkyForge Sabers lo fa rinnovando il proprio logo. Non è un semplice restyling grafico, ma un simbolo di maturità, la firma visiva di una decade che ha unito migliaia di appassionati sotto la stessa bandiera luminosa. Dieci anni di duelli memorabili, di eventi, di community cresciuta passo dopo passo, fino a trasformare una realtà italiana in un punto di riferimento riconosciuto anche fuori dai confini nazionali.

Il legame con Star Wars è ovviamente fortissimo, ma SkyForge Sabers dimostra come l’eredità di una saga possa diventare terreno fertile per la creatività contemporanea. Non si tratta di copiare, ma di reinterpretare, di dare forma fisica a un immaginario collettivo che continua a evolversi. In questo senso, ogni lightsaber è un ponte tra generazioni: chi ha scoperto la Forza negli anni Ottanta ritrova l’emozione originale, mentre i nuovi fan la vivono in modo tangibile, concreto, quasi rituale.

Il 2026 che è appena iniziato sarà un nuovo capitolo da scrivere insieme. L’invito è chiaro: accendere la lama, unirsi alla missione e vivere l’anno con la Forza al proprio fianco. È una chiamata che parla direttamente alla community nerd, quella che non si limita a consumare contenuti, ma vuole farne parte attiva. SkyForge Sabers non vende solo spade laser, ma esperienze, identità, appartenenza a un immaginario condiviso che continua a espandersi.

Dieci anni sono solo l’inizio, e se questa storia ci ha insegnato qualcosa è che i sogni coltivati con pazienza, studio e passione possono davvero prendere forma. La fucina è aperta, la Forza scorre potente e il meglio, come promettono da SkyForge, deve ancora venire.  Per ulteriori informazioni, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale di SkyForge SabersSe inoltre volete essere sempre aggiornati sulle novità, potete visitare anche la pagina Facebook, o il canale YouTube.

Ora la parola passa a voi: avete mai impugnato una spada laser pensata per il combattimento reale? Raccontateci la vostra esperienza, perché ogni leggenda cresce solo quando viene condivisa.

Rebecca Guerra, la pianista che unisce classica, cosplay e immaginario nerd

Chiunque abbia passato abbastanza tempo nei teatri, nelle sale da concerto un po’ laterali, quelle che non cercano il clamore ma lo sguardo giusto, prima o poi inciampa in una figura come Rebecca Guerra. Non inciampa nel senso banale del termine. Piuttosto, resta sospeso. Perché Rebecca non entra mai davvero in scena come fanno gli altri musicisti. Sembra già lì da prima. Come se il pianoforte fosse un’estensione del suo corpo, o forse il contrario. La prima cosa che colpisce non è la tecnica, pur solidissima. È il modo in cui guarda la tastiera prima di iniziare. Uno sguardo che non è mai distratto, mai meccanico. Dentro c’è qualcosa di narrativo, quasi una promessa non detta. Ed è lì che capisci che ridurre Rebecca Guerra alla definizione di “pianista classica” sarebbe una semplificazione comoda ma profondamente ingiusta. Lei è una di quelle presenze che abitano il confine. Tra musica e teatro. Tra rigore e immaginazione. Tra partitura e racconto.

C’è una radice scenica molto chiara nel suo modo di stare sul palco. Non è un caso, e non è una posa. Prima ancora dei conservatori, prima delle sale di Parigi, Rebecca passa dal Piccolo Teatro Sperimentale, luogo che non perdona l’approssimazione e che ti insegna una cosa fondamentale: ogni gesto ha un peso. Anche il silenzio. Anche l’attesa prima del primo accordo. Questa impronta non l’ha mai lasciata, nemmeno quando la sua formazione musicale prende una direzione più classica, più strutturata, apparentemente più “tradizionale”.

Eppure la tradizione, con lei, non resta mai ferma. Si muove. Respira. A Lucca e Mantova si forma come pianista con una disciplina che non concede scorciatoie. Anni di studio, di ascolto, di confronto con maestri che ti insegnano non solo come suonare, ma come pensare la musica. Poi arriva Parigi, l’École Normale de Musique, e lì succede qualcosa di sottile ma decisivo. La musica smette di essere solo esecuzione. Diventa linguaggio personale. Diventa improvvisazione, rischio, apertura. Non più soltanto fedeltà alla pagina, ma dialogo con ciò che la pagina suggerisce e non scrive.

Ascoltare Rebecca Guerra significa spesso avere la sensazione che il brano stia accadendo per la prima volta. Anche quando si tratta di Bach. Anche quando il pubblico conosce ogni passaggio a memoria. C’è sempre un dettaglio che cambia, una tensione che affiora, un tempo che si dilata appena. Come se la musica fosse viva e decidesse, in quel momento, di raccontarsi così e non in un altro modo.

Poi c’è l’altra dimensione. Quella che, per una community nerd come la nostra, fa scattare qualcosa di più profondo del semplice interesse. Rebecca è una musicista che non ha mai avuto paura di dichiarare il proprio amore per l’immaginario pop, per l’animazione giapponese, per quelle colonne sonore che hanno cresciuto intere generazioni emotive prima ancora che musicali. Portare Joe Hisaishi o Shiro Sagisu in una sala da concerto, accostarli a Beethoven o Debussy, non è un’operazione furba. È una presa di posizione culturale. È dire che le emozioni non hanno gerarchie prestabilite. Che una melodia nata per un film di Miyazaki può reggere il confronto con la grande musica europea senza chiedere permesso.

In quei programmi apparentemente “ibridi” c’è molto di Rebecca. Il desiderio di costruire ponti invece di difendere recinti. La voglia di raccontare storie attraverso i tasti, sì, ma anche di riconoscere che le storie che ci hanno formati arrivano da luoghi diversi. Da un anime visto da ragazzini. Da una sala cinematografica. Da un vinile consumato. Da una partitura studiata fino allo sfinimento.

Questo bisogno di racconto esplode letteralmente nei suoi progetti personali. Quando Rebecca indossa un costume, non sta semplicemente interpretando un personaggio. Sta usando tutto l’immaginario nerd come lente per parlare di arte e umanità, di passione, di creatività, di bellezza che illumina l’anima. Il pianoforte non accompagna la scena. È la scena. Ogni brano diventa parola non detta, ogni passaggio musicale una confessione di amore verso la sua scintilla artistica .   Un approccio che parla tantissimo anche a chi vive l’immaginario nerd non come fuga, ma come strumento di lettura del reale.

Rebecca Guerra appartiene a quella rara categoria di artiste che non sembrano mai fare “progetti”. Sembrano piuttosto seguire traiettorie. Collaborazioni con poeti, attori, compositori contemporanei nascono perché c’è un’affinità, non perché “funziona”. Anche quando organizza, quando crea spazi, quando fonda un’associazione musicale, lo fa con la stessa logica con cui suona: mettere le persone in condizione di ascoltarsi davvero.

Forse è questo che resta addosso dopo averla vista dal vivo. Non solo la musica. Ma la sensazione di aver assistito a qualcosa che non si lascia chiudere in una definizione. Classica, contemporanea, nerd, teatrale, colta, pop. Tutto vero. Tutto insufficiente. Rebecca Guerra sembra muoversi altrove, in un territorio dove le etichette servono solo a partire, mai ad arrivare.

E la cosa più interessante è che quel territorio non è mai completamente esplorato. Ogni concerto sembra lasciare una domanda aperta. Un “e se…”. Un’attesa. Come se la storia non fosse finita, e stesse solo aspettando il prossimo palco, il prossimo personaggio, la prossima melodia da trasformare in racconto.

EmPisa Star Wars Fan Club compie 10 anni: una galassia di passione nerd nata davanti a Il Risveglio della Forza

Dieci anni non sono soltanto una cifra tonda da celebrare con una torta e qualche foto ricordo. Dieci anni, nel mondo della cultura nerd e del fandom organizzato, sono un’era geologica fatta di sogni coltivati, di amicizie nate davanti a uno schermo, di costumi cuciti notte dopo notte e di bambini che, con gli occhi spalancati, hanno scoperto per la prima volta che la Forza può essere qualcosa di molto reale. Il 16 dicembre 2025 EmPisa Star Wars Fan Club spegne dieci candeline, e guardando indietro sembra quasi impossibile pensare che tutto sia iniziato in modo così semplice, quasi cinematografico.

Torniamo indietro nel tempo, a quel 16 dicembre 2015. Siamo al The Space Cinema di Livorno, la notte del debutto italiano de Il Risveglio della Forza. In sala ci sono quarantadue appassionati di Guerre Stellari, un numero che oggi fa sorridere se confrontato con le dimensioni raggiunte dal club, ma che allora rappresentava un piccolo esercito ribelle carico di aspettative. Non era solo la voglia di rivedere Star Wars sul grande schermo dopo anni di attesa. C’era qualcosa di più, una sensazione condivisa, quasi palpabile: la speranza di costruire insieme qualcosa che andasse oltre quella singola proiezione. Quella sera, senza proclami solenni né strategie a lungo termine, nasceva ufficialmente EmPisa.

Da quel momento, la storia del club è diventata una di quelle narrazioni che scaldano il cuore di ogni fan. Non una semplice associazione, ma una vera e propria community capace di crescere, evolversi e lasciare un segno concreto. In dieci anni EmPisa ha accompagnato oltre tremila bambini nel percorso delle scuole Padawan, trasformando l’immaginario di Star Wars in uno strumento educativo e inclusivo. Ha riunito più di duecento iscritti attivi, anime diverse legate dalla stessa passione, e ha dato vita a oltre centocinquanta eventi tra fiere, manifestazioni e incontri pubblici. Numeri che raccontano impegno, costanza e amore per la saga, ma che da soli non riescono a spiegare l’impatto emotivo di tutto questo.

Perché EmPisa non è solo quantità, è soprattutto presenza. È il luccichio delle armature degli stormtrooper che tornano a brillare sotto le luci di un evento, è il ronzio inconfondibile delle spade laser che si accendono una dopo l’altra, è l’atmosfera da cantina di Mos Eisley ricreata tra stand e corridoi. Grazie anche alla collaborazione con realtà fondamentali come Rebel Legion Italian Base e 501st Italica Garrison, e al supporto di appuntamenti iconici come Lucca Comics & Games, il fandom italiano ha potuto vivere Star Wars non come semplice spettatore, ma come protagonista.

Il club, oggi primo per numero di figuranti in Toscana e secondo in tutta Italia, ha saputo trasformare la passione in esperienza condivisa. Il costuming, in particolare, è diventato uno dei pilastri di EmPisa. Non si tratta solo di indossare un’armatura o una tunica Jedi, ma di studiare, confrontarsi, migliorare continuamente. Dietro ogni costume c’è ricerca, artigianato, attenzione maniacale ai dettagli. L’accesso a stoffe originali dei film, il supporto di sarti e calzolai specializzati, il dialogo costante tra fan rendono questa sezione un vero laboratorio creativo, aperto a chiunque senta il richiamo della Forza e voglia viverlo sulla propria pelle.

Ma EmPisa è anche collezionismo, modellismo statico, action figures, fumetti, videogiochi, universo LEGO Star Wars. È uno sguardo curioso che non si ferma ai personaggi più celebri, ma esplora le sfaccettature meno conosciute della galassia lontana lontana. È la dimostrazione che Star Wars non è solo una saga cinematografica, ma un linguaggio comune, un mito moderno capace di unire generazioni diverse sotto lo stesso simbolo.

In questo decimo anniversario, le parole di ringraziamento di Giampaolo e Riccardo risuonano sincere e cariche di emozione. Il traguardo raggiunto è merito di chi ha creduto nel progetto fin dall’inizio e di chi si è unito lungo il cammino. È il risultato di un lavoro collettivo, di una community che ha scelto di crescere insieme, senza mai perdere lo spirito ludico e l’entusiasmo delle origini.

Guardando al futuro, la sensazione è la stessa di quella notte del 2015: aspettativa, emozione, voglia di continuare. I prossimi dieci anni di EmPisa promettono nuove avventure, nuovi Padawan da guidare, nuovi eventi da vivere fianco a fianco. Perché, come recita una delle frasi più iconiche della saga, la Forza sarà con noi. Sempre.

Se anche voi avete incrociato EmPisa a una fiera, a un evento o magari avete mosso i primi passi nel fandom grazie a loro, raccontatecelo nei commenti. Condividete questo articolo sui vostri social, fate girare la storia di questa realtà tutta italiana che dimostra come la passione nerd, quando è vissuta insieme, possa diventare qualcosa di straordinario. Che la discussione abbia inizio… e che la Forza sia con voi.

Vi invitiamo a seguire il gruppo sui canali social ma anche di contattarli direttamente tramite la email per ulteriori informazioni: empisa2016@gmail.com

Cospa Family: 15 anni di passione, amicizia e cosplay – la “famigghia” che ha fatto la storia degli eventi

C’è un momento, in ogni grande storia, in cui tutto nasce da un’idea semplice, quasi spontanea. Una sera, cinque persone, un sogno condiviso e la voglia di dare forma a qualcosa di più grande. Così, quindici anni fa, nacque la Cospa Family, oggi una delle realtà più longeve e riconosciute del panorama cosplay italiano. Era una sera di novembre, non troppo fredda ma piena di energia e speranza. Attorno a un tavolo sedevano Massimo Barbera, Arianna Baratelli, Fabio Aquilino, Alessandro Stante e Paola R. Winchester. Quella sera firmarono l’atto costitutivo di un’associazione che, nel tempo, sarebbe diventata una vera e propria “famiglia” per centinaia di cosplayer e appassionati. “Ricordo ogni dettaglio,” racconta oggi Massimo Barbera sui social. “Le chiacchiere, i progetti, il senso di libertà e la voglia di fare qualcosa di nostro. Nessuno di noi poteva immaginare quanto sarebbe cresciuto quel piccolo seme.”


Dalle prime fiere alla nascita della “famigghia”

Nei mesi successivi a quella firma, la Cospa Family si arricchì di nuovi volti: Martina Puglisi, con la sua passione per la fotografia e il video, Alberto Coatti, Aurora Camoglio, e in seguito Matteo Lovecchio e Martina Marchisio. Tutti portarono il proprio talento in un progetto che cresceva rapidamente, mantenendo sempre intatto lo spirito di amicizia e collaborazione che lo aveva generato.

Da subito, la Cospa Family si pose un obiettivo preciso: organizzare eventi in cui il cosplay non fosse solo una gara, ma un’esperienza collettiva. Le fiere diventavano così spazi di incontro, espressione e creatività. “Essendo cosplayer noi stessi,” spiega Arianna Baratelli, “sappiamo cosa serve davvero a chi sale su un palco. Vogliamo che ogni evento sia accogliente, divertente e curato in ogni dettaglio, perché il cosplay è prima di tutto condivisione.”

Questa filosofia ha guidato l’associazione in oltre un decennio di attività, durante il quale ha collaborato con alcuni dei più importanti eventi del Nord Italia. Chiunque abbia partecipato a Torino Comics, Hasta Cosplay o Hard Rock CosPride sa bene cosa significhi incontrare la Cospa Family dietro le quinte: sorrisi, professionalità, organizzazione impeccabile e un’energia contagiosa. Non a caso, nel tempo, si sono guadagnati il soprannome di “la famigghia”, una definizione ironica ma profondamente affettuosa che riassume il senso di unione che li caratterizza.


Un mondo che cambia, una passione che resta

In quindici anni, il mondo delle fiere e del cosplay è cambiato radicalmente. Gli eventi sono diventati più grandi, le community online hanno trasformato il modo di raccontare le proprie creazioni, e le nuove generazioni hanno portato linguaggi e stili diversi. Ma la Cospa Family ha saputo adattarsi, crescere, innovare senza mai perdere la propria identità.

Ogni manifestazione organizzata dal gruppo è frutto di un lavoro corale che unisce competenza e cuore: gestione logistica, presentazioni, animazione, rapporti con gli enti, comunicazione online e raccolta iscrizioni. Tutto è curato con la stessa attenzione con cui un cosplayer prepara il proprio costume, passo dopo passo, dettaglio dopo dettaglio.

Eppure, al di là delle sfide organizzative, ciò che rende la Cospa Family qualcosa di unico è il suo spirito umano. Non è solo un’associazione, ma una rete di amicizie, esperienze condivise e passioni comuni. Anche oggi, molti dei membri fondatori sono impegnati in progetti paralleli — tra teatro, musica e arte — ma restano legati a quel piccolo logo che rappresenta un frammento indelebile delle loro vite.  Oggi la Cospa Family guarda avanti con nuovi progetti e collaborazioni, pronta ad affrontare il futuro del cosplay con lo stesso spirito che l’ha sempre guidata. Le prossime generazioni di cosplayer troveranno, come sempre, un gruppo di persone pronte ad accoglierle con il sorriso, a dare consigli, a organizzare eventi dove la fantasia è protagonista. Chi vuole saperne di più o entrare in contatto con l’associazione può visitare la pagina  facebook.com/cospafamily/, il sito cosplaycompetition.com e la mail cospafamily@gmail.com.

Quindici anni dopo quella prima sera di novembre, la “famigghia” del cosplay piemontese continua a scrivere la sua storia. Tra palco, amicizie e tanta creatività, la Cospa Family resta un simbolo di ciò che rende il mondo nerd così straordinario: la passione che unisce, illumina e non smette mai di far sognare.

Victoria Micheletti: la giovane artista che ha portato Creamy Mami dal palco italiano al cuore del Giappone

Ci sono storie che sembrano uscite da un anime degli anni Ottanta, con quella luce speciale che mescola nostalgia e meraviglia. Quella di Victoria Micheletti, giovane artista bresciana di appena sedici anni, è una di queste: un racconto di passione, talento e dedizione che ha valicato confini e palchi, trasformandosi in un ponte vivo tra Italia e Giappone, tra il sogno e la sua realizzazione.

Una magia che nasce dal cuore

Victoria scopre il cosplay come una forma di espressione totale: costume, canto e interpretazione si intrecciano fino a diventare linguaggio, emozione, narrazione. Ma è con L’incantevole Creamy – l’indimenticabile serie anime del 1983 che ha fatto sognare intere generazioni – che trova la chiave del suo mondo creativo. In Yu Morisawa, la bambina che diventa idol grazie a un potere magico, Victoria vede riflessa la propria essenza: la capacità di credere nella luce dei sogni anche quando sembrano troppo grandi per essere raggiunti.

Con lo spettacolo “Sulle Ali di Creamy: Il Viaggio Magico di Victoria”, la giovane artista porta sul palco un’esperienza che è più di un tributo. È un viaggio dentro l’immaginario collettivo, dove la musica, la voce e il costume si fondono per raccontare emozioni autentiche, canzone dopo canzone, scena dopo scena. Ogni interpretazione diventa un piccolo atto d’amore verso un personaggio che, dopo quarant’anni, continua a parlare di speranza, amicizia e libertà.

Il viaggio in Giappone: quando il sogno incontra la realtà

Nel 2023, in occasione del quarantesimo anniversario di Creamy Mami, Victoria compie il passo che ogni fan dell’animazione giapponese ha sognato almeno una volta: un viaggio in Giappone, alla ricerca dei luoghi dell’anime. Tokyo la accoglie come una promessa mantenuta, e il destino le regala un incontro da brividi: quello con Takako Ohta, la voce originale di Creamy e Yu.

Le due artiste, divise da una generazione ma unite dallo stesso spirito, si incontrano quasi per caso, ma quel momento diventa un simbolo. È il passaggio di un testimone invisibile tra due voci che hanno scelto di raccontare la stessa magia, ognuna nella propria lingua, con il proprio cuore.

In quei giorni Victoria visita i luoghi iconici della serie, incontra autori e animatori che hanno scritto la storia dell’anime, e porta per la prima volta il cosplay di Yu Morisawa e Creamy nei luoghi originali della sua ambientazione. È la prima artista italiana a farlo, e lo fa con grazia e rispetto, trasformando ogni scatto in un atto di devozione verso un’opera che ha segnato l’immaginario pop di più generazioni.

Il 1° luglio 2023, data simbolo per ogni fan di Creamy, Victoria appare sulla prima pagina del Giornale di Brescia, consacrando pubblicamente quella che fino a poco prima sembrava solo una fiaba personale.

Un riconoscimento che attraversa il tempo

L’anno seguente, nel 2024, Victoria torna in Giappone per la chiusura delle celebrazioni. Durante il concerto di Takako Ohta a Osaka, accade l’impensabile: la cantante la invita sul palco. È un gesto carico di significato, quasi un abbraccio tra mondi e generazioni, che suggella con commozione un percorso autentico e condiviso.

Nel 2025, Victoria prosegue la sua “ricerca dei luoghi del cuore” e riceve un riconoscimento ufficiale alla stazione di Kunitachi, una location ricorrente nell’anime. È il 1° luglio ancora una volta, come se il destino volesse scandire i suoi passi a ritmo di Creamy. Alla cerimonia sono presenti le autorità locali, la mascotte della stazione e l’attrice Megumi Ishi, grande fan della serie, che decide di unirsi alla celebrazione di quella giovane italiana capace di portare la magia oltre ogni confine.

Una stella tra i palchi italiani

Ma il talento di Victoria non si ferma ai viaggi e ai riconoscimenti. In Italia, il suo nome è ormai sinonimo di arte performativa nel cosplay, grazie alle sue partecipazioni nei principali eventi del settore: Lucca Comics & Games, Brescia Coscom, Moviland, Firenze Comics, Malpaga Comics, Grazzano Viscomics, Florentia Comics e molti altri.

Le sue esibizioni sono veri spettacoli narrativi, in cui il cosplay si fonde con la musica e la performance diventa teatro dell’anima. Nei suoi show, Victoria non si limita a interpretare: racconta. Parla di famiglia, viaggi, crescita, identità e anche bullismo, affrontando temi delicati con la leggerezza poetica di chi crede nella forza del sogno. Ogni apparizione è un invito a non smettere di credere nella meraviglia.

L’altra anima: il tributo a Michael Jackson

Accanto al mondo anime, Victoria coltiva un’altra grande passione: la musica di Michael Jackson. Con le sue interpretazioni di “Thriller”, “Smooth Criminal” e “Billie Jean”, porta in scena l’energia, la precisione e il rispetto per l’eredità del Re del Pop.

Nel quarantesimo anniversario di “Thriller” è stata invitata a chiudere l’evento celebrativo all’Hard Rock Café di Milano, un riconoscimento importante per una performer così giovane. E non è tutto: durante il Lucca Comics & Games 2024, Victoria ha emozionato il pubblico con “Thriller Night”, una performance di Halloween che ha unito le atmosfere gotiche del videoclip originale con la teatralità del cosplay, conquistando la folla.

Un messaggio che va oltre la scena

Dietro il luccichio dei riflettori, c’è una ragazza che studia, sogna e lavora ogni giorno per migliorarsi. I premi conquistati in Italia e all’estero sono la conferma di un percorso che parla al cuore prima che agli occhi. Victoria non recita semplicemente un personaggio: lo vive, lo racconta e lo trasforma in un messaggio universale.

Con il suo modo gentile e determinato di stare sul palco, ci ricorda che la magia non appartiene solo ai cartoni animati o ai palchi giapponesi: è dentro chi crede davvero nei propri sogni. E, come direbbe Creamy, basta un po’ di luce — e tanta passione — per farli brillare.


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Io e il cosplay: la storia italiana di un’arte che si crea e si vive

Quando oggi si cammina tra i padiglioni di una grande fiera del fumetto e si è circondati da migliaia di persone vestite come i protagonisti di manga, film, serie TV e videogiochi, è difficile immaginare quanto tutto sia cominciato in modo semplice, quasi artigianale. Oggi il cosplay è un fenomeno culturale e mediatico, un linguaggio visivo e performativo riconosciuto in tutto il mondo; ma in Italia, alla metà degli anni ’90, era poco più di un sogno condiviso da pochi pionieri. Il primo incontro di massa dei cosplayer italiani risale al 1996, in occasione di Lucca Comics & Games. Prima di quella data, si potevano già incontrare qua e là, nelle fiere dedicate al fumetto e alla fantascienza, alcuni appassionati che indossavano costumi ispirati ai loro miti cinematografici – in particolare Star Wars, Star Trek, Il Signore degli Anelli o ai mondi del gioco di ruolo. Non si parlava ancora di cosplay: erano “fan in costume”, eredi dei movimenti fandom americani. I costumi erano semplici, improvvisati, lontani dalla perfezione scenografica di oggi, ma dietro ognuno c’era una passione autentica, fatta di colla, stoffa e immaginazione. Nessuno lo faceva per moda, perché una “moda cosplay” ancora non esisteva. Lo facevano per amore.

Poi arrivò l’ondata degli anime giapponesi in televisione, e tutto cambiò. Dragon Ball, Sailor Moon, Inuyasha, Evangelion – quei mondi animati spalancarono la porta dell’immaginario nipponico a una generazione che si riconosceva in quei valori di coraggio, amicizia, libertà. Il Cosplay Contest del 1996 a Lucca, organizzato dall’Associazione Culturale Flash Gordon, rappresentò la prima vera occasione per i fan italiani di salire su un palco ed esibirsi non solo come spettatori, ma come protagonisti. Fu un evento spartiacque: per la prima volta, centinaia di persone si presentarono in costume, ognuna con il proprio modo di interpretare il personaggio, e il pubblico ne rimase affascinato.

Da lì, lentamente, il seme germogliò. Internet – che all’epoca era ancora una frontiera da esplorare – fece il resto. I primi siti internazionali dedicati al cosplay diffusero in Italia le immagini, i consigli, le tecniche di costruzione dei costumi e le prime testimonianze di un movimento artistico nato in Giappone e cresciuto spontaneamente in tutto il mondo. I cosplayer italiani impararono a cucire, a modellare, a dipingere e a studiare le pose e le espressioni dei personaggi animati. L’arte del travestimento diventò performance, un modo per dare vita a ciò che prima esisteva solo su uno schermo.

Fu in quegli stessi anni che io iniziai il mio personale percorso nel mondo del cosplay. Alla fine degli anni ’90 mi trovavo davanti alla Fiera di Roma, con un piccolo banchetto improvvisato, un cartello scritto a mano e un’idea che oggi definirei romantica. L’intuizione era quella “valutare” i ragazzi che si presentavano vestiti come i loro eroi dei cartoni animati o dei videogiochi. Non c’erano premi, né regolamenti: chi dimostrava vera passione e dedizione nel suo costume otteneva l’ingresso gratuito alla fiera. Era un modo per riconoscere l’impegno, ma anche per creare un piccolo rituale d’appartenenza. Quello che non potevo immaginare era che proprio lì, in quella spontaneità, stava nascendo una cultura.

Il cosplay in Italia prese forma da gesti come quello: piccoli, ma capaci di generare comunità. Vedere quei giovani trasformarsi nei loro eroi era per me un’esperienza quasi mistica. La stoffa diventava pelle, il trucco diventava linguaggio, la timidezza lasciava spazio alla fierezza. L’immaginazione diventava reale. Fu da quella scintilla che nacque nel 1999 Satyrnet, il portale e l’associazione culturale che per anni avrebbe rappresentato la casa virtuale e fisica della cultura nerd e cosplay italiana.

Con Satyrnet iniziammo a organizzare eventi e serate a tema a Roma, molto prima che la parola “nerd” diventasse di moda. Erano notti magiche: le cartoon band suonavano le sigle dei nostri pomeriggi d’infanzia, i cosplayer sfilavano timidi ma orgogliosi, e nei locali si respirava un’aria di libertà creativa, un senso di comunità che oggi si fatica a ritrovare nei social network. Nessuno cercava follower, like o visibilità. Cercavamo emozioni, condivisione e una forma nuova di espressione artistica.

Con il nuovo millennio arrivarono i cosplay contest strutturati, le sfilate ufficiali, le giurie, le prime sponsorizzazioni. Manifestazioni come Lucca Comics & Games e Romics divennero i punti cardinali di un fenomeno sempre più vasto. Ricordo con orgoglio l’edizione 2005 di Romics, quando più di 600 cosplayer si presentarono all’ingresso: un fiume di colori, entusiasmo e creatività. Da lì, molti dei migliori interpreti italiani iniziarono a calcare palchi internazionali, rappresentando il nostro Paese al World Cosplay Summit di Nagoya, in Giappone. Nel 2004, la straordinaria Giorgia Vecchini vinse il titolo mondiale, portando il cosplay italiano sotto i riflettori globali.

Il successo di Romics aprì la strada a una costellazione di eventi: Napoli Comicon, Torino Comics, Cartoomics, Fumettopoli, ExpoCartoon e decine di altre manifestazioni locali che, anno dopo anno, continuarono ad alimentare la passione dei fan. Parallelamente, con Satyrnet organizzammo raduni, concerti, eventi promozionali e workshop, facendo di Roma un laboratorio permanente di cultura cosplay.

In quegli anni anche le aziende di fumetti, cinema e videogiochi iniziarono a intuire la potenza comunicativa del fenomeno. Le fiere divennero palcoscenici perfetti per campagne promozionali e l’immaginario cosplay iniziò a fondersi con quello dei brand, dei film e delle serie animate. I cosplayer divennero testimonial, performer, icone. Alcuni trasformarono la passione in una professione, diventando designer, truccatori, scenografi o attori.

Internet, nel frattempo, amplificò tutto. Nacquero decine di siti personali e community dedicate al cosplay, in cui gli appassionati condividevano le proprie foto, raccontavano le esperienze delle fiere, scambiavano consigli su materiali e tecniche. La redazione di Satyrnet raccoglieva e promuoveva i migliori siti italiani: da giorgiacosplay.com a francescadani.com, da angelhitomi.com a rinoacosplay.com. Nacquero anche forum e portali interamente dedicati, come cosplayers.tv, anacosplay.it, e i forum pubblici dove ogni giorno migliaia di utenti si incontravano virtualmente per discutere, progettare e organizzarsi per i prossimi eventi.Il fenomeno divenne così grande da attirare l’attenzione dei media. I giornali e le televisioni iniziarono a parlarne, spesso però con superficialità. Alcuni programmi televisivi come Lucignolo o Turisti per Caso travisarono completamente lo spirito autentico del cosplay, riducendolo a curiosità da varietà o a eccentricità di pochi fanatici. Fortunatamente, autori come Luca Vanzella, con il libro Cosplay Culture, e il mio programma televisivo “Cosplayers” su Music Box TV, contribuirono a restituire dignità e profondità a questo movimento, raccontandone la vera anima artistica e sociologica.

Oggi, a distanza di più di venticinque anni, il cosplay italiano è una realtà vibrante e matura, frequentata da un pubblico vastissimo e variegato, che spazia dai preadolescenti ai professionisti quarantenni. Non c’è più distinzione tra generi o ruoli: un uomo può vestirsi da Sailor Mars, una ragazza può impersonare Batman, e nessuno si stupisce più. È la celebrazione della libertà espressiva in una forma pura, creativa e gioiosa.

Quando osservo le migliaia di cosplayer che affollano le fiere di oggi, riconosco in ognuno di loro la scintilla che vidi nei primi venti ragazzi davanti alla Fiera di Roma: la stessa luce negli occhi, la stessa voglia di rendere reale un sogno. Il cosplay, nel suo cuore più autentico, non è solo costume o performance: è un atto d’amore verso la creatività, una forma di arte totale che unisce materia, fantasia e sentimento. È un rito contemporaneo in cui ognuno, per un giorno, può essere ciò che ha sempre desiderato.

Io continuo a crederci, con la stessa emozione di allora.
Perché, come dico da sempre, il cosplay è un’arte che si crea e si vive — e io continuo, ogni giorno, a viverla.

La Saber Academy: quando la galassia lontana lontana prende vita nelle palestre italiane

Dieci anni fa era soltanto un sogno condiviso da un gruppo di fan di Star Wars, oggi è una realtà consolidata che trasforma palestre comuni in autentici templi Jedi e roccaforti Sith. Stiamo parlando della Saber Academy, la prima associazione sportiva italiana interamente dedicata al Lightsaber Combat, l’arte della scherma con spada laser. Non un passatempo per cosplay occasionali, ma una vera e propria disciplina strutturata, con tecniche codificate, regole di sicurezza e un obiettivo ambizioso: portare le iconiche armi di luce di George Lucas nel mondo dello sport riconosciuto.

La storia inizia nel 2017, con un gruppo di appassionati che si incontravano per duellare ispirandosi ai loro eroi galattici. Col tempo, la consapevolezza è cresciuta: dietro quei movimenti non c’era solo gioco, ma la possibilità di creare una vera forma sportiva. L’ispirazione è arrivata dalla scherma olimpica, dal kendo e dal judo, ma sempre filtrata attraverso l’immaginario unico di Star Wars. Il risultato? Un percorso che unisce rigore tecnico e potenza evocativa, trasformando il fan service in esperienza concreta. Oggi l’Accademia è diffusa in diverse città italiane, da Rimini a Venezia, fino a Santa Maria di Sala, e vanta una comunità sempre più ampia, fatta sia di nerd irriducibili che di sportivi curiosi alla ricerca di un’attività originale e coinvolgente.

Partecipare a una lezione della Saber Academy significa immergersi in un’atmosfera che sa di avventura, ma anche di disciplina. Si parte da riscaldamenti e movimenti di base, per poi passare a combinazioni di attacco e difesa e, infine, a duelli regolamentati. Ogni gesto è calibrato, ogni colpo è allenamento al controllo e al rispetto dell’avversario. La spada laser è il mezzo, ma la vera destinazione è la crescita personale. E non serve aver visto tutti i film di Star Wars per apprezzare la pratica: molti allievi arrivano senza conoscere la saga e finiscono ugualmente conquistati dal fascino della disciplina. Il momento più emozionante arriva quando l’impugnatura vibra, la lama si illumina e il familiare ronzio di una spada laser riempie la sala. È l’istante in cui la realtà si confonde con la fantasia, e l’allievo non è più solo un praticante sportivo, ma un viaggiatore in una galassia lontana, lontana. Dentro quelle mura non si combatte con bastoni di plastica, ma con sogni tangibili, alimentati da disciplina, passione e dalla certezza che, come ricordano i maestri, «la Forza scorre in chiunque sappia crederci».

Uno degli aspetti più rivoluzionari è l’accessibilità. L’Accademia ha sviluppato spade laser resistenti, pensate per il combattimento sportivo, disponibili anche a noleggio a prezzi sostenibili. Questo apre le porte a chiunque: adolescenti, adulti nostalgici, genitori che vogliono condividere un’attività con i figli. Ma la palestra è solo l’inizio. Gli allievi della Saber Academy partecipano a eventi, dimostrazioni, fiere del fumetto e raduni nerd. Vedere dal vivo due combattenti che incrociano le lame luminose con la precisione di schermidori è uno spettacolo ipnotico, capace di stregare anche chi non distingue un Jedi da un Sith.

Verso il riconoscimento ufficiale

Il sogno della Saber Academy è chiaro: ottenere il riconoscimento del CONI e trasformare il lightsaber combat in disciplina nazionale. Non è un traguardo impossibile: in Francia la Federazione di Scherma ha già accolto ufficialmente la pratica, e in altri Paesi europei stanno nascendo regolamenti e federazioni. Per l’Italia, patria della scherma olimpica, potrebbe essere solo questione di tempo.

Intervista con Matteo Bortolozzo,  responsabile della sede veneziana di Saber Academy

Parlaci delle “Spade laser” che usate.

Gli strumenti che utilizziamo sono fedeli riproduzioni personalizzabili delle celebri spade laser cinematografiche: si tratta di impugnature in alluminio (dette emettitori) di diverse forme e colori, dotate di un’elettronica semplice che consente di configurare luci e suoni, abbinate a lame in policarbonato trasparente, flessibili ma resistenti.

Durante gli allenamenti ogni allievo può scegliere se utilizzare la propria spada, purché adatta al combattimento e quindi resistente agli urti, oppure servirsi delle spade messe a disposizione dall’associazione, così da non creare alcun peso aggiuntivo sulle spese personali.

Alla sede di Venezia abbiamo stretto un accordo con SkyForge Saber, un produttore locale di spade laser, che offre sconti agli allievi di Saber Academy che vogliono acquistare i suoi prodotti.

Raccontaci degli allenamenti, cosa fate di preciso ?

In palestra proponiamo sessioni di allenamento per il riscaldamento muscolare e il potenziamento, oltre ovviamente allo studio delle tecniche schermistiche suddivise per stile e livello di esperienza (base o avanzato).

Abbiamo inoltre ideato “Saber Wars”, un gioco interno esclusivo pensato non solo per divertire, ma anche per allenare fisicamente i partecipanti e portarli a sperimentare il duello in modo dinamico, divertente e coinvolgente.

Ci parlavi prima della Francia. Che esperienze hai avuto con loro?

A livello internazionale collaboriamo con la federazione francese “Saber League”, con la quale abbiamo organizzato il primo “Open Azzurro”, competizione che ha riunito per la prima volta in Italia diverse scuole di Lightsaber Combat insieme a una delegazione francese, dando vita a un evento di confronto e di sport dal respiro internazionale.

Oltre che in palestra, dove possiamo incontrarvi?

Siamo costantemente presenti ai principali eventi fieristici e comics nelle aree in cui abbiamo le nostre sedi, con l’obiettivo di far conoscere e diffondere questa disciplina, offrendo sempre al pubblico la possibilità di cimentarsi in mini-lezioni di prova perché sappiamo bene che tutti sognano, almeno una volta, di impugnare una spada laser, e noi desideriamo offrire questa esperienza in prima persona. Tra queste citiamo il Venezia Comics e l’Hazard Comics che ci accolgono sempre a braccia aperte.

Che progetti avete per il futuro?

Saber Academy è in continua espansione grazie a una solida struttura organizzativa che ha sviluppato un percorso formativo per istruttori efficace e completo, capace di permettere a chi dimostra impegno e dedizione, l’apertura di nuove sedi in tempi relativamente brevi.

Inoltre, per il futuro, tra i nostri obiettivi vi è anche la partecipazione ad eventi benefici, consapevoli che una delle cose più belle del nostro impegno è regalare un sorriso, soprattutto a chi attraversa momenti difficili, perché crediamo che lo sport abbia anche questa nobile funzione.

Dove sono le vostre sedi ?

Attualmente il nostro Headquarter si trova a Pesaro, abbiamo una sede distaccata in provincia di Venezia e presto inaugureremo le nuove sedi di Treviso e Padova.

Se chi ha letto quest’intervista volesse contattarvi, come può fare ?

Siamo presenti nei principali social come Facebook, Instagram e TikTok:

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Powako: la nuova stella del cosplay italiano che unisce design, passione e creatività artigianale

C’è una generazione di cosplayer che sta scrivendo una nuova pagina della cultura pop italiana, e tra questi nomi che brillano come nuove costellazioni nel cielo del fandom spicca quello di Gaya, in arte “Powako”. Nata nel 2003 a San Benedetto del Tronto e studentessa di Industrial Design all’Università di Camerino, Gaya ha trovato nel cosplay un linguaggio per esprimere non solo la sua creatività, ma anche il suo modo di vivere e reinterpretare l’immaginario nerd.

Il soprannome “Powako” non è stato scelto a caso: è un dono del suo migliore amico, con cui condivide un legame speciale ispirato ai personaggi di Chainsaw Man, Denji e Power. Una scelta che racconta bene la sua filosofia: il cosplay come amicizia, condivisione, identità collettiva e personale allo stesso tempo.

Dalle prime fiere all’artigianato creativo

Il debutto di Gaya nel mondo del cosplay è relativamente recente, datato Romics aprile 2022. Una fiera che non è stata solo la sua prima esperienza in costume, ma anche l’occasione per incontrare finalmente dal vivo il migliore amico con cui avrebbe portato in scena la coppia Denji/Power. Da quel momento il percorso è stato rapidissimo: in poco più di due anni ha realizzato tra i 15 e i 20 cosplay, affrontando sfide sempre più complesse e appassionanti.

Tra le sue interpretazioni più amate c’è Jinx di Arcane, un costume interamente realizzato a mano, dalla parrucca alle scarpe, con un dettaglio che la rende speciale: l’aiuto della nonna, compagna preziosa in questo viaggio creativo. Non è un caso che Gaya prediliga personaggi provenienti da League of Legends, che definisce “stimolanti per complessità e varietà”.

La sua impronta stilistica è chiara: prediligere la costruzione artigianale, reinventando materiali di recupero e sperimentando soluzioni alternative per dare vita a props e accessori. E anche quando acquista qualche parte già pronta, la modifica e la personalizza per renderla unica. Il cosplay, per lei, non è mai solo tecnica: è passione, divertimento, e la capacità di vedere un personaggio prendere forma tra le mani.

Una community che ispira e sostiene

Nella sua crescita, Gaya non ha mai nascosto di trarre ispirazione da cosplayer di livello internazionale come Xenon_ne, 1d3lla e Kamui, ma anche da figure italiane di spicco come Mochichuu, Redlily, Ellieamber e Misskuruta. La community, per Powako, è un elemento vitale: uno spazio di condivisione e confronto, dove chiedere consigli, crescere e incoraggiare chi muove i primi passi.

Per questo, quando parla dei cosiddetti “original”, i cosplay non tratti da opere esistenti ma frutto di pura invenzione, si dichiara favorevole, purché realizzati con rispetto verso gli altri.

Verso Lucca Comics & Games 2025

Il 2025 sarà per Gaya un anno di svolta: parteciperà per la prima volta al Lucca Comics & Games, l’evento nerd più importante d’Europa. Un palcoscenico che ha deciso di affrontare con progetti pensati appositamente “all’altezza della manifestazione”. E non solo: tra i suoi obiettivi futuri c’è anche la partecipazione a fiere internazionali, per portare la sua visione del cosplay oltre i confini nazionali.

Design, riciclo e social media: le armi di Powako

La formazione universitaria in Industrial Design plasma profondamente il suo approccio: Gaya lavora spesso con materiali riciclati, minimizzando le spese senza sacrificare qualità ed estetica. Un esempio eclatante è la spada di A2 di NieR: Automata, costruita interamente con scarti trovati in casa.

Non meno importante è la dimensione digitale: social e streaming diventano per Powako strumenti fondamentali per condividere progressi, trovare tutorial, reinterpretare tecniche e, soprattutto, entrare in contatto con una community sempre più vasta. Il cosplay non vive solo sul palco delle fiere, ma anche nello spazio fluido e globale di  Instagram, Twitch e TikTok, dove Gaya porta avanti la sua identità di artista e performer.

Un consiglio ai nuovi cosplayer

Con l’entusiasmo di chi ha già imparato tanto in poco tempo, Powako ama rivolgersi ai nuovi arrivati con un messaggio semplice ma potente: “Non abbiate paura di iniziare. Non paragonatevi agli altri. Vivete ogni esperienza con entusiasmo.”. Chiedere aiuto, aprirsi al confronto, imparare dagli errori: è questo, secondo lei, il cuore del cosplay.

Oltre il costume, una passione che diventa arte

Quando non lavora a un nuovo costume, Gaya coltiva il disegno e la pittura, arti che confluiscono naturalmente nella realizzazione di props e scenografie. La sua è una creatività totale, che non conosce confini e che dimostra come il cosplay possa essere un laboratorio di sperimentazione continua, tra artigianato, design, performance e comunità.


Powako rappresenta perfettamente la nuova ondata di cosplayer italiani: appassionati, formati, connessi e capaci di fondere la manualità con le potenzialità digitali. Un esempio che dimostra come il cosplay in Italia stia vivendo una stagione entusiasmante, fatta di contaminazioni, creatività e nuove voci pronte a conquistare palchi e cuori.

E voi, cosa ne pensate di questa nuova generazione di cosplayer che unisce passione e innovazione? Raccontatemelo nei commenti: la community nerd cresce proprio grazie al vostro contributo.

Bleach Italian Cosplay: la community italiana che riporta Bleach al centro della scena nerd

Immaginate una scena che sembra uscita direttamente da un anime di Tite Kubo: due amici, Claudio (Kuuhaku_Cosplay) e Federico (Metalord), seduti a discutere dopo aver appena finito di guardare Burn The Witch. È il 4 ottobre 2020, e lì, tra entusiasmo e nostalgia per l’universo narrativo di Kubo, nasce una promessa: riportare Bleach al centro della scena cosplay italiana. Non un “magari un giorno” vago, ma un vero patto tra shinigami del fandom. Passano pochi mesi e il mondo è ancora avvolto dalle restrizioni del Covid. È settembre 2021 quando al duo si uniscono Elena (Iamelliemoonstone) e Valentina (Zeressa_scream). I quattro condividono un’energia contagiosa e un obiettivo chiaro: dare nuova vita al nome di Bleach in Italia. Il 26 dicembre dello stesso anno accendono ufficialmente la miccia: nasce la pagina Instagram di Bleach Italian Cosplay. È l’inizio di una storia che in poco tempo avrebbe conquistato cuori e like, trasformando un’idea in una community vibrante.

La crescita è rapida, spinta da raduni organizzati in tutta la penisola, tra scambi di battute, fotografie spettacolari e il profumo di condivisione che solo il cosplay sa dare. In quel fermento arriva l’incoraggiamento di Gianluca Falletta di Satyrnet, che sprona il gruppo a fare il grande salto: un evento a Lucca Comics & Games 2022. Il risultato? Un successo enorme, di quelli che lasciano il segno e ti fanno capire che la strada intrapresa è quella giusta.

Con il tempo, il gruppo non solo cresce in numeri, ma si evolve. Nuovi admin entrano in squadra, portando competenze e supporto per gli eventi da Nord a Sud. L’hype per la nuova stagione dell’anime, con i suoi cour attesissimi, agisce da carburante, attirando fan di ogni età e provenienza. L’energia della community si traduce in idee: format originali, attività divertenti sia in fiera che online, quiz settimanali per mettere alla prova la conoscenza della serie, e giochi ispirati a celebri programmi TV che trasformano ogni raduno in una festa competitiva… con premi a tema, ovviamente.

Non mancano le esperienze da raccontare: tra queste, gli incontri con i doppiatori italiani di Bleach, momenti che si trasformano in interviste pubblicate su Instagram e che regalano ai fan uno sguardo privilegiato sul dietro le quinte del doppiaggio, tra ricordi, emozioni e percorsi professionali. È il tipo di contenuto che non solo arricchisce la pagina, ma rafforza il senso di appartenenza a una “famiglia”.

Oggi, Bleach Italian Cosplay conta dieci admin distribuiti in tutta Italia, con un obiettivo preciso: espandere ancora di più la presenza del gruppo alle fiere e portare il calore di questa community ovunque ci sia un appassionato pronto a indossare un haori. Più che un semplice gruppo di cosplay, è diventata una casa aperta a tutti, dove la passione per Bleach si intreccia con l’amicizia, la creatività e il desiderio di crescere insieme.

E mentre il Bankai della pop culture italiana continua a risuonare nelle fiere e online, una cosa è certa: chi entra in questa famiglia non trova solo un fandom, ma un posto in cui essere se stesso, tra compagni di viaggio che condividono la stessa scintilla.

Intervista a Victor Von Cosplay – Miglior cosplay maschile al San Beach Comix 2025

Intervista a Victor Von Cosplay – Miglior cosplay maschile al San Beach Comix 2025

Un articol,o del redattore Indie in collaborazione con Fumettindelebili.com

L’associazione culturale Fumettindelebili rilascia la sua intervista ad Andrea Serpente, in arte Victor Von Cosplay. Victor Von Cosplay è un cosplayer Italiano, vincitore del premio Miglior Cosplay Maschile al San Beach Comix 2025. Ecco quindi tutto quello che sappiamo su questo talentuoso cosplayer.

Victor Von Cosplay, chi sei?

Mi fa piacere questa domanda. Anche perché credo sia un riferimento al celebre albo di Diabolik dove finalmente si narrano le sue origini. Diabolik, chi sei? Tra l’ altro Diabolik è anche uno dei miei cosplay a cui tengo di più. Chi sono? Sono un diversamente giovane di 48 anni. Amante del mondo nerd in tutte le sue sfaccettature. Mondo che mi permette di abbandonare per qualche ora la realtà e al mondo d’oggi non è cosa da poco.

Come nasce il tuo nickname?

Essendo un appassionato del mondo dei super eroi sin da bambino, Victor Von Doom, Dr. Doom. È sempre stato un personaggio che mi ha colpito per il suo carisma e la sua etica. Estrema, certo, ma a suo dire agisce per un fine ultimo. Negli ultimi 4 anni ho creato 2 versioni di Doom, e per colpa di Downey Junior credo che ne dovrò create altre.

Victor Von Cosplay, come nasce la tua passione per il cosplay?

Fin da bambino ho sempre amato il carnevale, la festa che preferivo in assoluto durante l’anno. Ricordo bene il mio primo Arlecchino, con il vestitino cucito da mia madre. Spoiler: è in programma tra i miei Next, proprio Arlecchino, ma in versione Steampunk. Stay tuned…

Che percorso di studi hai preso?

Sono diplomato Ragioniere, poi mi sono specializzato come esperto sistema qualità. Per quanto concerne le abilità nel cosplay, ho imparato da autodidatta. Dal saldare piccoli circuiti, programmare semplici script con Arduino, lavorare il foam, creare semplici protesi in lattice…

Quando hai debuttato nel mondo del cosplay? E con che personaggio?

Ho fatto il mio debutto nel cosplay al Romics primaverile del 2017, con la versione di Logan/Wolverine del film uscito pochi mesi prima. Anche se l’anno prima avevo provato a creare l’armatura del cavaliere d’oro del leone, Ioria (Aiolia). Ma non l’ho mai mostrato a nessuno e credo mai lo mostrerò, a meno che qualcuno non mi paghi profumatamente…

Victor Von Cosplay, come ti sei sentito quando stavi per esibirti per la prima volta in una gara?

Mi sentivo molto emozionato pur avendo 40 anni, ho dovuto farmi una birra enorme prima…

Esibirti nei comix ti fa sentire più nervoso o più soddisfatto di te stesso?

Dopo più di 60 gare alle spalle, stare sul palco non mi innervosisce più. Ma mi emoziona ancora, anche perché per me l’esibizione è parte fondamentale del cosplay. La parola PLAY, oggigiorno, è troppo spesso sottovalutata…

 

Che altri cosplay hai portato? E quali punti a portare in futuro?

Ne ho portati tanti. Zovaa Il Carceriere , Ornstein e WaLuigi tra quelli presi da videogiochi. Dr. Doom, Diabolik, Black Noir, Nietowl, Rorschach, Ratman dai fumetti. E poi cosplay “miei”, un poco atipici, come Il Re di Bastoni, Don Chisciotte e Il Guerriero di Capestrano. Poi dai cartoni vintage ho portato Dick Dastardly, Popeye e Asterix.

Victor Von Cosplay, cosa significa per te aver vinto il premio di Miglior Cosplay Maschile al San Beach Comix 2025?

Per me gareggiare e vincere al San Beach, che ritengo la migliore fiera estiva tra Abruzzo e Marche, è sempre un piacere. Visto che li, nel 2019, vinsi uno dei miei primi premi, appunto con Popeye.

Vorresti lasciare un messaggio per chi volesse seguire la tua strada?

Fate cosplay, perché ci si diverte tanto. Si fanno tantissime conoscenze e molte di quelle diventeranno Amici. L’ambiente delle fiere e del cosplay è un ambiente sano. Per quanto riguarda il cosplay, fatelo come vi pare e piace. Ma se volete fare gare cominciate con cosplay semplici, che si adattino alla vostra fisicità, prendendo anche vestiti dall’armadio o comprandoli a poco prezzo. Poi, con il tempo, guardate tutorial, cercate consigli da chi ne sa più di voi. Sperimentate cercando anche vostre strade e soprattutto cercate di fare “vivere” il personaggio con il PLAY, l’interpretazione. Perché è quello che fa la differenza, o almeno dovrebbe farla.

Manda un saluto a Fumetti Indelebili!

E questo è quanto! Ringraziamo Victor Von Cosplay per averci dedicato questa intervista e ci complimentiamo di nuovo per il premio. E per altri cosplay di Victor Von Cosplay, eccovi il suo profilo Facebook, il suo profilo Instagram e il suo canale YouTube!

 

Intervista a Yuki Akai – Miglior Cosplay Femminile al San Beach Comix 2025

Intervista a Yuki Akai – Miglior Cosplay Femminile al San Beach Comix 2025 L’associazione culturale Fumettindelebili rilascia la sua intervista a Valentina, in arte Yuki Akai. Yuki Akai, già vincitrice del premio Miglior Interpretazione Cosplay al San Beach Comix 2024, è una cosplayer e cosmaker Italiana. Vediamo quindi come si è evoluto il modo di fare cosplay nell’ultimo anno di questa talentuosa cosplayer.

A cura di del redattore Indie

Yuki Akai, chi sei?

Yuki Akai è una cosplayer ma recentemente anche una cosmaker. Ama l’esibizione a tutto tondo senza rinnegare anche la passione per la fotografia espressiva nel cosplay. E anche il passare del tempo e divertirsi con gli amici in questo hobby! Insomma, è una tipa “particolare” che pian piano sta uscendo dal suo guscio.

Come mai hai cambiato nickname nel corso dell’ultimo anno?

Come alcuni hanno potuto notare, il mio nickname è cambiato da ValeYukiChan a Yuki Akai. Ora vi spiego il motivo. ValeYukiChan è una cosplayer che ben 13 anni fa ha iniziato a fare cosplay dal nulla. Così in poco tempo quest’arte è diventata una dei più grandi hobby e non l’ha mai lasciato. Nel tempo, ValeYukiChan è cresciuta, ha conosciuto tante persone e ha appreso tanto. Lei ha voluto migliorare e creare tante novità nella sua vita, proprio per questo, ValeYukiChan ha iniziato a pensare di fare qualcosa di più.

 

Di dar sfogo a tutte le sue passioni e hobby facendo sì che si inglobassero. Canto, recitazione, gioco, skills varie di trucco, parrucco e creazioni varie… Tante cose nuove hanno iniziato ad entrare nella vita di ValeYukiChan. Per questo ho deciso di creare una nuova realtà che possa contenere tutto quello che mi piace. Quindi potremo dire che ValeYukiChan era solo una cosplayer, mentre Yuki Akai è la persona che ho sempre voluto diventare! Il nick è un riferimento ad un mio primo Oc/personaggio a cui ho sempre ambito. È ambiziosa e molto presa da tutto ciò che ama: è quella che sono diventata ora. Sono abbastanza fiera di quello che sta diventando da quando ho cambiato nome e spero di poter fare anche altri progressi in futuro!

Continua a leggere l’intervista su Fumettindelebili.com

Come è cambiato il tuo modo di vedere e fare cosplay nell’ultimo anno?

Onestamente? tantissimo. In un solo anno sono cambiate tante cose e veramente non me lo aspettavo, partendo dall’aver migliorato di molto i miei accessori da laboratorio. Ho acquisito una stampante 3d, una cricut, una macchina da cucire nuova e tanti altri accessori. Ho iniziato a sperimentare molto in questo anno con tecniche che non avrei mai pensato di apprendere o migliorare. Per la mia ultima esibizione, ho costruito perfino una specie di lupo meccatronico. Il mio lupo di Kindred (programmato con Arduino) riesce perfino ad aprire e chiudere gli occhi e muovere la pupilla. Non vado a mentire che spesso continuo a osservare i miei ultimi lavori e mi chiedo come ho fatto a fare tutto questo… Da persona che due anni fa nemmeno sapeva tenere un ago in mano.

Yuki Akai, è stato difficile per te esibirti alla gara di quest’anno?

Si e no. Nel senso, è sicuramente difficile gestire per la prima volta un oggetto “animato” e un costume tanto complicato per come l’ho studiato. L’ansia ci stava, e non nego di aver avuto una gran paura di fare brutta figura. Per esempio, avevo paura che, nella parte in cui mi sarei messa il lupo addosso, uno dei miei corni sarebbe caduto. Sono corna calamitate, e anche se sono calamite resistenti nelle prove a casa mi è successo. Oppure, avevo paura che il mio lupo sarebbe caduto mentre camminavo o altre piccolezze. Alla fine, ci sono stati piccoli errorini, ma per il resto è andato tutto liscio!

Reputi diversa la sensazione di esserti esibita quest’anno rispetto alla gara dello scorso anno?

Paradossalmente sì. Mi sono esibita con una concezione diversa. Lo scorso anno ero più tranquilla nonostante la qualità del costume dello scorso anno era diversa e inferiore rispetto al costume di questo anno. Per Faputa ci ho messo a malapena 2 mesi per tutto. Mentre per Kindred, contando sartoriale, parrucca, accessori e scenografia ci ho messo ben 7-8 mesi. Insomma, avevo una preoccupazione maggiore che il mio costume e il mio impegno non potesse piacere, nonostante tutto il lavoro svolto in quei mesi. Però alla fine mi sono ricreduta, perché ho ricevuto tantissimi feedback positivi, sia da miei amici cosplayer, sia da gente esterna. Ma soprattutto, da cosmaker esperti del settore, parole preziose e anche più di quello che pensassi.

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Alessia Bergamo: l’Amazzone del Cosplay italiano che ha conquistato tv, palchi e cuori

Nel vasto universo del cosplay italiano, dove ogni costume racconta una storia, ogni interpretazione incarna un sogno e ogni fiera è un piccolo mondo parallelo, c’è un volto che da anni brilla con luce propria. È quello di Alessia Bergamo, performer poliedrica, cosplayer appassionata, fotomodella, personaggio televisivo e spirito creativo senza confini. Una donna che ha trasformato la sua passione in una vera e propria forma d’arte, diventando una delle figure più iconiche e riconoscibili della scena nerd italiana. Originaria della calorosa Sicilia, ma adottata con affetto dalla bergamasca, Alessia è tutto fuorché ordinaria. Il suo percorso è un caleidoscopio di talenti e sfumature che si intrecciano con naturalezza: spettacolo, televisione, creatività, sensualità e – soprattutto – una sfrenata passione per tutto ciò che è cultura pop, geek e nerd.

Il Cosplay come filosofia di vita

Per Alessia, il cosplay non è solo un hobby, né tanto meno una moda passeggera: è un linguaggio. È l’espressione più autentica del suo essere, un modo per dare forma e colore ai sogni alimentati da videogiochi, anime, manga, film fantasy e supereroi. La scintilla, ci racconta, si è accesa tra una partita alla vecchia PlayStation e i pomeriggi passati davanti ai classici Disney. Da lì, il desiderio di diventare – almeno per un giorno – quella guerriera, quella maga, quell’eroina che tanto l’aveva affascinata sullo schermo, è diventato sempre più ardente. Ma non basta “indossare un costume” per fare cosplay. Alessia lo sa bene. Dietro ogni suo abito c’è ore di lavoro manuale, progettazione, cura nei dettagli, una visione personale e una libertà creativa assoluta. Le sue creazioni spaziano dal gotico allo steampunk, dai mondi apocalittici ai personaggi pucciosi, passando per interpretazioni sensuali che non temono il giudizio e che anzi, celebrano il corpo e la femminilità come parte integrante del personaggio.

L’arte della trasformazione

Uno degli aspetti che più colpisce di Alessia è la sua versatilità interpretativa. È capace di passare con disinvoltura da un personaggio aggressivo come Triss Merigold da The Witcher, a uno più dolce e magico come Sailor Jupiter in versione armor, dimostrando non solo talento tecnico nella realizzazione dei costumi, ma anche una profondissima empatia verso i personaggi che sceglie di incarnare. Il cosplay non è solo tessuto, trucco e parrucca. È emozione, presenza scenica, immedesimazione. È teatro allo stato puro. Un esempio perfetto? Il cosplay di Wonder Woman. Non solo Alessia somiglia incredibilmente all’Amazzone DC Comics per tratti fisici, chioma fluente e corporatura statuaria, ma ne incarna anche lo spirito. Determinata, forte, risoluta e coraggiosa, Alessia affronta la vita proprio come una guerriera moderna. E non è un caso che molti dei suoi follower la vedano come una sorta di Diana Prince del cosplay italiano.

Dal palco delle fiere ai riflettori della TV

La notorietà di Alessia non si limita al mondo cosplay. Il suo carisma e la sua presenza scenica l’hanno portata più volte sotto i riflettori della televisione nazionale, partecipando a trasmissioni come Ciao Darwin con Paolo Bonolis, I Fatti Vostri con Giancarlo Magalli, Forum con Barbara Palombelli, Fuori dal Coro di Mario Giordano, Caduta Libera con Jerry Scotti, Guess My Age con Enrico Papi e tante altre. In ogni occasione, Alessia non ha mai mancato di portare con sé un pizzico di quel mondo colorato e meraviglioso che è il cosplay, cercando – spesso tra l’incredulità e l’ignoranza dei media generalisti – di spiegare che cosa realmente significhi questa parola tanto sconosciuta quanto fraintesa. Ma non si tratta solo di comparsate. Alessia ha portato il cosplay anche nei locali e nei teatri dove si esibisce in spettacoli burlesque unici nel loro genere, sostituendo i classici costumi sensuali con cosplay tematici accompagnati da musiche coerenti. È stata la prima – e ancora oggi l’unica – ad aver unito il burlesque al cosplay in Italia, creando un connubio perfetto tra gioco, sensualità e spettacolo. Un format esplosivo, originale e amatissimo dal pubblico.

Creatività senza regole

Uno dei tratti più distintivi di Alessia è il suo rifiuto degli schemi. Nel suo mondo non esistono vincoli rigidi, solo ispirazioni. I suoi cosplay sono spesso personalizzati, reinterpretati, contaminati. Cambia parrucche, modifica modelli, aggiunge accessori di propria invenzione. E se qualcuno storce il naso? Beh, poco importa. “La parola cosplay vuol dire proprio giocare con i costumi”, dice sorridendo, “e in un gioco non ci sono regole se non quella del divertimento”.

Questo spirito libero l’ha portata a confrontarsi spesso con le critiche – a volte feroci – di chi vive il cosplay in modo troppo competitivo. Ma Alessia non si è mai lasciata fermare. Non ha mai cercato la perfezione stilistica fine a se stessa. Per lei il cosplay è libertà, non performance. È condivisione, non sfida. E forse è proprio per questo che tanti la amano e la seguono con affetto: perché è vera, autentica, senza filtri.

Una comunità in crescita (ma non senza ombre)

Se da una parte i social media hanno aiutato enormemente a diffondere la cultura del cosplay in Italia, contribuendo a renderlo un fenomeno conosciuto e sempre più mainstream, dall’altra hanno esacerbato alcune dinamiche tossiche. Competizione spietata, critiche gratuite, invidie, bodyshaming. Alessia ne ha viste tante e non ha paura di parlarne. Denuncia apertamente l’atteggiamento di chi, dietro una tastiera, si permette di giudicare la qualità di un costume, l’aderenza al personaggio, perfino la fisicità della cosplayer. “A volte sembra di stare all’asilo”, dice con amarezza, “ma io continuo a fare quello che amo, per me stessa e per chi mi sostiene”.

La sua filosofia è chiara: vivi e lascia vivere. Ognuno ha il diritto di esprimersi come vuole, di divertirsi, di essere creativo a modo proprio. Il cosplay può anche essere provocazione, sensualità, trasgressione, e non c’è nulla di male in questo. Il problema non sono i costumi sexy, ma semmai la mancanza di rispetto e di educazione da parte di alcuni. Chi indossa un cosplay audace sa bene a cosa va incontro, ma questo non giustifica mai atteggiamenti invasivi o scorretti.

Il futuro? Sempre in costume, con il sorriso

Oggi Alessia è un punto di riferimento per la community cosplay italiana. La sua fanbase cresce ogni giorno, la sua influenza si fa sentire sia online che dal vivo. La sua forza, però, non sta solo nell’estetica. Alessia ha una storia personale fatta di sfide superate, di identità affermata, di lotte interiori e traguardi raggiunti. È una donna che ha imparato a volersi bene, a non avere paura di essere se stessa, a guardare il mondo con fierezza e determinazione.

Ecco perché Alessia Bergamo non è solo una cosplayer: è un simbolo. Di coraggio, di autoaffermazione, di libertà creativa. E anche se il mondo del cosplay cambierà ancora, lei continuerà a sfilare con i suoi costumi spettacolari, a esibirsi con la sua grinta inconfondibile, a ispirare chi, come lei, crede che nella fantasia ci sia spazio per essere finalmente sé stessi.

Se vi ha incuriosito il viaggio nel mondo di Alessia, vi invito a seguirla sui suoi canali social per scoprire i suoi prossimi progetti, i suoi cosplay inediti e – perché no – lasciarvi ispirare da questa straordinaria artista del sogno: Pagina Facebook, Gruppo FacebookInstagram e YouTube.

E ora tocca a voi: che ne pensate del percorso di Alessia? Vi ritrovate nelle sue parole? Avete vissuto esperienze simili nel mondo del cosplay? Raccontatecele nei commenti e condividete l’articolo sui vostri social per far conoscere questa meravigliosa realtà a più persone possibili. Perché il cosplay, alla fine, è una magia che si vive insieme.

IncanTales: la magia del cosplay italiano nell’arte di Jasmine Pera

Ho visto nascere il cosplay in Italia. L’ho visto crescere, tra timidi primi costumi cuciti in casa e i palchi delle prime fiere, dove l’emozione era più forte della tecnica. Ho visto generazioni di ragazzi e ragazze dare forma alla propria passione, costruendo non solo armature o abiti da sogno, ma anche una cultura, una comunità, un’identità. Ed è per questo che oggi, con orgoglio e commozione, vi parlo di IncanTales e della donna straordinaria che ne è l’anima, Jasmine Pera. Quella di IncanTales non è solo una storia. È un viaggio. È un’epopea moderna fatta di stoffe colorate, microfoni, sorrisi, sacrifici e magia. È la storia di come il cosplay sia diventato, in Italia, qualcosa di molto più di un semplice hobby: un linguaggio, una forma d’arte, una casa per chi si sente parte di un mondo più grande.

Jasmine Pera: l’arte di trasformare la passione in missione

Ci sono persone che fanno cosplay. E poi ci sono quelle che il cosplay lo vivono, lo respirano, lo creano ogni giorno come fosse linfa vitale. Jasmine Pera è una di queste. Ma ridurre tutto a una semplice frase non le rende giustizia. Jasmine è un’artista, una sognatrice, ma anche una manager, una comunicatrice, una leader. È una visionaria con i piedi ben piantati nella realtà.

Conosciuta nella community con il nome di @_p_e_r_a, Jasmine comincia la sua avventura nel 2007. Un’epoca in cui il cosplay era ancora una nicchia, lontana anni luce dalla visibilità di oggi. Ma lei aveva già capito tutto. Aveva compreso che quel mondo non era solo travestimento, ma un modo per raccontare se stessi, per creare legami, per emozionare e farsi emozionare.Dopo gli studi in arti visive e comunicazione, si lancia nel circuito delle fiere nerd collaborando con Luca Panzieri e con me. Insieme non si limitano a partecipare agli eventi: li reinventano. Prima con il laboratorio cosplay, poi con l’organizzazione dei contest, portando un’attenzione maniacale ai dettagli e un’energia contagiosa. Nel 2016 nasce Epicos, una delle realtà più solide e amate del panorama cosplay nazionale. Jasmine diventa così una figura di riferimento per la comunità italiana: coordina gli artisti, cura la comunicazione, segue i cosplayer nelle fiere e nei parchi divertimento. Ma soprattutto, continua a credere nei sogni di chi ha il coraggio di salire su un palco con il cuore in mano.

IncanTales: dove ogni storia trova casa

E come ogni narratore che si rispetti, Jasmine ha voluto cambiare pagina creando un luogo dove ogni racconto potesse prendere vita. Così nasce IncanTales, un’associazione culturale che è una vera e propria estensione del suo spirito: inclusiva, colorata, creativa, accogliente. IncanTales non è un semplice collettivo. È una fucina di idee, un laboratorio emotivo, un rifugio per chi sente che la cultura nerd è molto più di una passione. È una community che organizza eventi tematici, workshop, spettacoli, contest e contenuti digitali che raccontano le vite e le emozioni di chi ne fa parte. Ogni progetto è un tassello in più in un mosaico fatto di anime affini e storie incrociate. Il motto dell’associazione — “Every Tale, Everyone” — è la sua promessa: ogni persona, ogni storia, ogni voce ha il diritto di brillare. Ed è proprio questo che rende IncanTales diversa da qualsiasi altra realtà. Qui, il cosplay non è una competizione, ma una narrazione collettiva. Non si vince per l’armatura più grande, ma per il cuore più sincero.

Palchi, canzoni e sogni condivisi

Il fermento creativo che anima  è qualcosa di straordinario. Gli eventi in arrivo, come Japan Days a Roma o PGComix a Perugia, promettono esperienze immersive dove il confine tra realtà e fantasia si fa sempre più sottile. Non mancano neanche i progetti artistici, come la splendida canzone “Ti racconto di me”, prodotta da Daniek Tek, che diventa l’inno emotivo di ogni cosplayer che ha conosciuto la bellezza e la fragilità di un’esibizione vissuta col cuore in gola.

E se c’è una cosa che Jasmine e il suo team sanno fare bene, è costruire ponti. Tra generazioni, tra passioni, tra competenze diverse. Che tu sia un videomaker, un cantante, un ballerino, una sarta, un social media manager o semplicemente una persona con un sogno…  è il posto dove quel sogno può trovare un palco.

Una storia che continua, scritta da tutti noi

Da “papà del cosplay” — come mi chiamano con affetto molti ragazzi e ragazze che ho visto crescere in questo mondo — vi dico che realtà come questa sono un dono raro. Non solo perché promuovono la cultura pop, ma perché lo fanno con etica, rispetto, dedizione e — lasciatemelo dire — una dose di coraggio che oggi è merce preziosa. Jasmine Pera non ha solo cucito costumi. Ha cucito legami. Ha costruito una famiglia che oggi si chiama IncanTales , e che cresce ogni giorno, alimentata dai sogni di chi non ha mai smesso di credere nella bellezza del gioco, dell’arte e della condivisione.

Se vi riconoscete in tutto questo, se avete voglia di far parte di un racconto collettivo che parla di nerd, di emozioni, di storie e di magia… allora unitevi. Partecipate, commentate, condividete. Perché questa favola non è finita. Anzi, è appena iniziata. E potrebbe essere proprio la vostra la prossima storia da raccontare. 🧡 Condividete questo articolo, raccontateci il vostro primo cosplay o il vostro evento nerd indimenticabile nei commenti, e unitevi alla grande famiglia di IncanTales . Perché ogni storia conta. E oggi, più che mai, è tempo di scriverne una insieme.

Isabeau Cosplay: quando la passione per il cucito, la fantascienza e la cornamusa si incontrano in un’eroina nerd tutta italiana

Ci sono storie che sembrano uscite direttamente da un fumetto, dove ogni elemento del passato si incastra perfettamente per forgiare l’identità di un’eroina moderna. La storia di Isabella Ferrini, in arte Isab_Hel ma nota a tutti come Isabeau Cosplay, è proprio una di queste. Un percorso iniziato nel 2013, che oggi la vede tra le cosplayer italiane più apprezzate, con un curriculum ricco di eventi, premi, collaborazioni e un’incredibile dedizione all’universo pop e fantasy.

Isabeau è il risultato perfetto di un’eredità culturale unica: da un lato un padre appassionato di film di fantascienza, armi e fumetti, e dall’altro una madre esperta di cucito. Il destino era già tracciato, anche se all’inizio Isabella non ne era del tutto consapevole. Cresciuta tra pellicole spaziali e aghi da sartoria, ha trasformato queste passioni in un’arte complessa e spettacolare: la creazione di costumi, armature e accessori cosplay di altissimo livello.

 Quando ha iniziato a partecipare alle fiere, racconta, non conosceva nessuno. Si presentava con l’entusiasmo ingenuo di chi vuole solo impersonare il proprio personaggio preferito e girare tra gli stand. Ma qualcosa è cambiato nel tempo. Ha capito che il cosplay non era solo travestimento, era un modo per condividere passioni, conoscere persone, scoprire nuovi universi e, soprattutto, creare. E creare era ciò che amava di più. Questa consapevolezza l’ha portata a investire tempo ed energie nella costruzione di armature sempre più complesse, tanto che oggi può vantare un vero e proprio laboratorio personale dove si rifugia per dare vita a progetti ambiziosi, tra colla di contatto, schiuma EVA, aerografi e dettagli degni delle produzioni cinematografiche.

Il talento non è passato inosservato. Isabeau ha vinto numerose gare cosplay, tra cui la prima edizione del Falcomics 2022, e ha rappresentato l’Italia alla Blizzcon Online 2021, uno degli eventi più prestigiosi a livello mondiale dedicato all’universo Blizzard Entertainment. In quell’occasione, è stata l’unica cosplayer italiana in gara, portando con sé non solo un costume straordinario, ma anche tutta la creatività e la passione della community nerd nostrana. Un traguardo che non è solo personale, ma che ha fatto sentire orgogliosi tanti appassionati che da anni vedono il cosplay come qualcosa di più di un semplice hobby.

Ma il percorso di Isabeau non si limita alle passerelle cosplay. In Abruzzo ha collaborato con tre delle principali fiere regionali, diventando per anni responsabile dell’area cosplay, un ruolo fondamentale che richiede non solo capacità organizzative, ma anche empatia, leadership e una buona dose di problem solving. Organizzare una gara cosplay, lo sappiamo, è un’impresa epica degna di una campagna di Dungeons & Dragons.

E se pensate che la sua creatività si esaurisca qui, vi sbagliate di grosso. Isabeau è anche musicista! Suona infatti la cornamusa medievale nel gruppo Fus Roh Dah, un nome che i fan di Skyrim riconosceranno al volo. Questo duo unisce l’amore per il cosplay con la musica nerd, riarrangiando le colonne sonore più iconiche di film, serie TV e videogiochi. L’incontro tra le note epiche della cornamusa e i riff della chitarra elettrica dà vita a un’esperienza unica: un ponte musicale tra passato e presente, tra il fantasy delle saghe epiche e la modernità delle colonne sonore pop.

Dietro a tutto questo, c’è anche la vita di tutti i giorni: Isabella è una Hair Stylist professionista. E qui possiamo davvero dire che il talento nelle mani non le manca: che si tratti di creare una pettinatura perfetta o un casco da battaglia, Isabeau riesce a portare eleganza, tecnica e passione in ogni dettaglio.

Nel corso degli anni, quello che era nato come un passatempo si è trasformato in una vera e propria carriera artistica. Oggi Isabeau collabora con numerose persone e associazioni, organizza eventi, partecipa a fiere, gare, e continua a ispirare con il suo lavoro tantissimi giovani cosplayer. Ma la cosa più importante, come ci tiene sempre a ricordare, è non dimenticare mai il divertimento. Perché è proprio da lì che parte tutto: dalla gioia di creare, di sognare e di condividere.

Il messaggio che lancia a chi si avvicina al mondo del cosplay è chiaro e potente: “Divertitevi, lasciatevi ispirare e non abbiate paura di esprimere voi stessi. Anche se venite da un paesino piccolo e pensate di non conoscere nessuno, il cosplay può aprirvi porte inimmaginabili, farvi incontrare amici, alleati e compagni di viaggio che condivideranno con voi questa meravigliosa avventura”.

E voi, avete mai pensato di buttare il cuore oltre l’ostacolo e costruire la vostra armatura da paladino, il vostro costume da maga o la vostra tuta da space marine? Raccontateci la vostra esperienza o taggateci con il vostro cosplay preferito! E se vi è piaciuta la storia di Isabeau Cosplay, condividetela sui vostri social: l’universo nerd cresce con la condivisione delle nostre passioni