Un urlo silenzioso squarcia l’etere di Hollywood, e non è un grido di paura, ma di pura, inaudita sorpresa! L’universo nerd è scosso fin nelle sue fondamenta gotiche più profonde. Preparatevi a rovesciare il vostro bicchiere di idromele virtuale per la più sbalorditiva delle notizie: Olivia Cooke, la nostra amatissima e carismatica regina di Sette Regni, l’indimenticabile Alicent Hightower che ci ha stregati tutti con un solo sguardo in House of the Dragon, sta per gettarsi a capofitto in un’avventura cinematografica che promette di mescolare il glamour decadente degli anni ’60 con un horror gotico che non ha eguali. Il progetto, dal titolo lapidario e inquietante di Brides, è destinato a diventare la nostra nuova ossessione. E non c’è da stupirsi, perché dietro la macchina da presa c’è nientemeno che Chloe Okuno, la mente visionaria che ci ha già tolto il sonno con il suo Watcher.
Lo scambio di regine del terrore
L’annuncio ha del clamoroso, soprattutto per via di un colpo di scena degno di un B-movie anni ’80. La nostra Cooke, con la sua eleganza britannica, non era la prima scelta per il ruolo. Inizialmente, il personaggio di Sally Bishop era stato assegnato a Maika Monroe, l’indiscussa e acclamata “scream queen” del momento. Proprio lei, la stella di It Follows e l’interprete di Longlegs, che ha dovuto cedere il testimone per via di impegni inderogabili legati a un altro adattamento letterario. Una cosa da non credere: in questo frenetico gioco delle sedie musicali di Hollywood, la Monroe aveva a sua volta rimpiazzato Margaret Qualley in un film intitolato Victorian Psycho. Un’alternanza di ruoli che ha il sapore di una staffetta tra atlete olimpiche del brivido, quasi un gioco del destino che pare voler mettere alla prova le nostre icone del genere horror, per vedere chi saprà sopravvivere alla sfida più grande.
Un’Italia gotica, dove il sangue scorre tra le ombre
Entriamo nel vivo del delirio. Brides ci catapporterà nell’Italia degli anni Sessanta, in un’ambientazione così densa di mistero e fascino da farci sognare. Pensate a sontuose ville che sembrano uscite da un dipinto di Caravaggio, dove le ombre danzano e nascondono segreti indicibili. In questo scenario da incubo, Olivia Cooke vestirà i panni di Sally Bishop, una donna che, insieme al marito, si trasferisce in una di queste dimore, ora di proprietà di un enigmatico e inquietante conte. E qui inizia il vero orrore: l’uomo sviluppa un’attrazione morbosa e disturbante per Sally, trasformando quella che sembrava una curiosità in una vera e propria ossessione. Le descrizioni trapelate sono da brivido, e già ci immaginiamo atmosfere cariche di tensione e pericoli latenti. L’intreccio, che flirta palesemente con la tradizione dei vampiri, pare voler ribaltare ogni cliché. Dimenticatevi le damigelle in pericolo in balia di un conte vampiro che ci siamo abituati a vedere. Qui, le “spose” non sono solo figure secondarie, non sono le vittime sacrificali di una storia più grande, ma il cuore pulsante di un racconto che parla di desiderio e repressione, di libertà e controllo, di eros e violenza. Un capovolgimento di prospettiva che ci fa già tremare dall’emozione.
Un horror femminista che riscrive le regole
Chloe Okuno, la regista, ha già dimostrato con Watcher e il suo contributo all’antologia V/H/S/94 di avere una visione del cinema che non si limita a spaventare, ma invita alla riflessione. E Brides non sarà da meno. Il film è stato descritto come un “racconto femminista travestito da horror gotico”, e questa sola frase è sufficiente per farci urlare di gioia. La pellicola ci porterà in un viaggio nell’inquietudine, dove il corpo e l’identità della donna non sono visti come oggetti da desiderare o vittime da sacrificare, ma come un vero e proprio campo di battaglia. Sally Bishop, con il suo spirito ribelle e anticonformista, si troverà a lottare non solo per la sua sopravvivenza, ma per affermare il suo diritto a esistere al di là delle aspettative sociali e delle proiezioni maschili. Un concetto così profondo da farci riflettere su come i veri mostri siano spesso radicati nelle strutture di potere che ci circondano.
L’attesa febbrile e il futuro del genere
Il progetto è nelle mani sapienti della casa di produzione Likely Story, e a distribuire il film in Nord America sarà la Neon, un nome che per noi cinefili è sinonimo di audacia e originalità, la stessa che ha creduto in opere premiate a Cannes come Anora. Le riprese inizieranno nella primavera del 2025, e l’uscita è prevista tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. L’attesa si fa già febbrile, e la sola idea che Olivia Cooke, che ci ha già dimostrato la sua versatilità in film come Sound of Metal e Ready Player One, stia per tuffarsi in questa storia è garanzia di un’interpretazione magistrale e intensa. L’entusiasmo è alle stelle, e la curiosità è ora tutta rivolta al resto del cast, che dovrà essere all’altezza di un’ambientazione così densa di simboli e atmosfere. E intanto, Maika Monroe non rimane certo ferma, continuando a consolidare il suo status di “scream queen” con progetti come il già citato Reminders of Him e Victorian Psycho.
Brides non è solo un altro film horror, è un manifesto, una promessa di un cinema che vuole inquietare, sedurre e, soprattutto, farci pensare. Se manterrà le sue premesse, potrebbe diventare un cult capace di parlare direttamente a noi, che amiamo il brivido e le storie che osano rompere gli schemi. La domanda che ci rimane, mentre i brividi ci percorrono la schiena, è una sola: siamo pronti ad accogliere queste nuove spose del gotico, pronte a riscrivere le regole del gioco del terrore?
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