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Bestiarius Omnibus: il capolavoro dark fantasy di Masasumi Kakizaki torna in edizione definitiva Planet Manga

Maggio 2026 per chi mastica manga come altri respirano ossigeno ha già il sapore di quei mesi da cerchiare in rosso sul calendario, quelli in cui le uscite Planet Manga riescono a trasformare una semplice visita in fumetteria in una specie di rito collettivo, e stavolta il nome che sta facendo accelerare il battito nei gruppi Telegram degli appassionati è uno di quelli pesanti davvero: Bestiarius Omnibus di Masasumi Kakizaki arriva finalmente in Italia in una nuova edizione integrale, monumentale, quasi intimidatoria, e per chi aveva inseguito la prima tiratura ormai introvabile questa notizia suona un po’ come il ritorno di un boss segreto che credevi perduto in una vecchia memory card.

Parlare di Bestiarius oggi significa tirare fuori uno di quei manga che negli anni si sono guadagnati una reputazione quasi mitologica tra i lettori più affamati di dark fantasy storico, quelli che cercano storie capaci di sporcarti le mani con sangue, polvere e tragedia, ma anche di lasciarti addosso qualcosa di più profondo del semplice shock visivo. Kakizaki, che molti avevano già imparato ad amare con Green Blood, qui costruisce un universo che sulla carta sembra impossibile da far funzionare e invece esplode con una naturalezza quasi brutale: Impero Romano, Colosseo, legioni imperiali, draghi-viverne, minotauri, gladiatori e creature leggendarie gettati nello stesso crogiolo narrativo come se Ridley Scott avesse diretto Il Signore degli Anelli dopo una maratona notturna di Berserk. E la cosa assurda è che funziona tutto, maledettamente bene.

L’ambientazione è quella del 70 d.C., un’epoca che già da sola porta con sé un immaginario enorme, fatto di conquista, dominio e spettacolarizzazione della violenza, ma Kakizaki prende quella Roma imperiale e la piega a una fantasia crudele dove i popoli sottomessi non sono soltanto umani: Albione diventa la terra delle viverne, Creta ospita minotauri asserragliati nei loro dedali, e il Colosseo smette di essere solo arena storica per trasformarsi in teatro simbolico dove uomini e mostri combattono non tanto per vincere, quanto per dimostrare chi sia davvero la bestia. È una di quelle intuizioni narrative che colpiscono forte, perché ribaltano subito il punto di vista: i mostri mitologici qui hanno memoria, dolore, legami, mentre gli esseri umani spesso incarnano l’avidità, la crudeltà organizzata, la macchina del potere.

Durandal, ultima viverna sopravvissuta al massacro del suo popolo, non è soltanto un guerriero draconico con un design visivo da brividi; è il simbolo stesso della sopravvivenza traumatica, della memoria che si porta dietro il peso dell’estinzione. Taros, il minotauro, ha addosso quella malinconia epica che i grandi personaggi fantasy sanno trasmettere senza bisogno di proclami. E poi c’è Fin, il ragazzo umano adottato e cresciuto in un rapporto che diventa il centro emotivo dell’opera, perché sotto la scorza da manga storico-fantasy iperviolento Bestiarius parla in realtà di famiglia, appartenenza, identità. Non quella famiglia di sangue, retaggio o genealogia, ma quella scelta, costruita nel dolore e nella protezione reciproca, quella che molti di noi nerd hanno imparato a riconoscere crescendo tra personaggi che trovavano casa nei luoghi più improbabili, dagli equipaggi spaziali agli shonen team nati per caso.

Ed è proprio qui che Kakizaki colpisce più duro: mentre l’occhio resta incollato alle tavole per le battaglie nel Colosseo, per le armature romane ricostruite con una precisione maniacale, per le architetture monumentali e i corpi dilaniati con una regia quasi cinematografica, il cuore viene trascinato altrove, in quei dialoghi e in quei silenzi dove emerge una domanda antica e terribile: chi decide davvero cosa rende mostruoso un essere vivente? Una viverna che ama e protegge, o un impero che invade, conquista, incatena e trasforma tutto in intrattenimento?

Il tratto di Kakizaki, inutile girarci intorno, è una delle ragioni per cui questa edizione omnibus pesa così tanto anche simbolicamente. Parliamo di oltre milletrecento pagine raccolte in un unico cartonato di pregio, formato grande, una vera mattonella da scaffale che non è solo un volume da leggere ma un oggetto da possedere, toccare, esporre quasi come reliquia da collezione. Chi aveva recuperato i sette numeri originali usciti in Italia e spariti dal mercato con una rapidità quasi comica sa bene quanto fosse diventato difficile reperirli senza affrontare prezzi da asta clandestina. Questa nuova pubblicazione Planet Manga rimette finalmente in circolo un titolo che meritava da tempo una seconda vita, e lo fa nel modo più spettacolare possibile.

La genesi stessa di Bestiarius racconta molto della sensibilità del suo autore. Kakizaki ha dichiarato più volte il suo amore per la Roma imperiale e per il cinema epico classico, con Ben-Hur tra le influenze più evidenti, ma anziché inseguire una ricostruzione storica pura ha scelto la deviazione fantastica, inserendo draghi e creature mitologiche per dare al racconto quella dimensione shonen che lo rende accessibile e allo stesso tempo imprevedibile. È una scelta intelligente, quasi da game designer: prendere un contesto storico rigidissimo e innestarci creature leggendarie significa trasformare la Storia in arena narrativa espansa, dove ogni combattimento vale sia come spettacolo sia come allegoria.

E forse il fascino persistente di Bestiarius sta proprio in questa sua natura ibrida, nel suo essere contemporaneamente manga d’azione, tragedia mitologica, racconto storico deformato e riflessione sull’umanità. Non capita spesso di imbattersi in un’opera capace di far convivere gladiatori, minotauri e imperatori romani senza sembrare un crossover delirante scritto dopo troppe ore su un forum fantasy. Qui tutto ha peso, tutto ha coerenza, tutto sembra nascere da una visione narrativa lucidissima.

Panini Comics con questa uscita di maggio 2026 non sta semplicemente ripubblicando un titolo amato: sta rimettendo sul tavolo uno di quei manga che meritano di essere riscoperti anche da chi magari nel 2019 se l’era lasciato scappare, o da chi conosce Kakizaki solo di nome e non ha ancora capito quanto sappia essere devastante il suo modo di raccontare la sofferenza. E adesso la vera curiosità è vedere quanti nuovi lettori cadranno dentro questa arena di sangue e mito, ritrovandosi a fine volume con quella sensazione rara che solo certe opere sanno lasciare: aver attraversato una storia gigantesca, feroce, eppure stranamente intima.

Perché sì, Bestiarius Omnibus sembra uno di quei ritorni destinati a riaprire discussioni, collezioni, riletture compulsive e magari anche qualche vecchia ferita nerd mai del tutto rimarginata. E a quel punto viene spontaneo chiederselo: voi da che parte stareste, tra l’impero e i mostri?


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