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Berlino – L’arte della rapina tra romanticismo e nostalgia: lo spin-off de La Casa di Carta su Netflix

C’è qualcosa di irresistibilmente magnetico nel guardare Berlino tornare a vivere. Forse è la sua eleganza anacronistica, il suo cinismo romantico, o quell’ironia amara che lo rende il ladro più teatrale del multiverso televisivo spagnolo. Qualunque sia la ragione, Berlino, lo spin-off de La casa di carta arrivato su Netflix il 29 dicembre 2023, riporta il pubblico nel cuore pulsante di un mondo che credevamo chiuso per sempre con l’assalto alla Zecca di Stato. Ma stavolta non ci sono maschere di Dalí né tute rosse. C’è Parigi. Ci sono diamanti per 44 milioni di euro. E c’è un uomo che crede ancora che l’amore e il denaro siano le uniche vere divinità degne di essere adorate.

Un ritorno agli anni d’oro del ladro gentiluomo

Il tempo in cui Andrés de Fonollosa, alias Berlino, regnava sovrano tra champagne, furti impossibili e passioni distruttive, è tornato a scintillare sullo schermo. Prima della malattia, prima del sacrificio eroico, prima del mito. La serie – creata da Álex Pina ed Esther Martínez Lobato, già menti di La Casa de Papel e Sky Rojo – si concentra su una delle rapine più eleganti mai concepite: far sparire gioielli di lusso attraverso un colpo che sembra un gioco di prestigio. Un “trucco magico”, come lo definisce lui stesso, che unisce genialità, caos e una spruzzata di sentimento. Berlino (Pedro Alonso) non è solo un ladro: è un artista del crimine, un esteta della menzogna. E questa volta non è solo. Accanto a lui troviamo una nuova banda, costruita con lo stesso equilibrio tra follia e fedeltà che rese iconico il gruppo originale.

Una nuova banda per un vecchio sogno

In questa rinascita parigina, ogni membro del team riflette un diverso frammento dell’anima di Berlino.
C’è Keila (Michelle Jenner), la mente elettronica dal cuore fragile, capace di dominare circuiti e sentimenti con la stessa precisione.
Damián (Tristán Ulloa), professore filantropo e consigliere spirituale, rappresenta la coscienza che Berlino preferirebbe ignorare.
Cameron (Begoña Vargas), spirito ribelle e autodistruttivo, è la miccia accesa di un’esplosione imminente.
Roi (Julio Peña Fernández) è il discepolo devoto, un’ombra pronta a sacrificarsi per il suo mentore.
Infine, Bruce (Joel Sánchez), il braccio armato del sogno, uomo d’azione puro che vive di adrenalina.

A completare il quadro ci sono due ritorni d’eccezione per i fan della saga originale: Itziar Ituño e Najwa Nimri, che riprendono i ruoli delle poliziotte Raquel Murillo e Alicia Sierra, ponti narrativi tra passato e presente.

L’arte della rapina come manifesto romantico

Se La Casa di Carta era una rivoluzione, Berlino è un’ode. La serie sostituisce la rabbia sociale con la malinconia, l’ideologia con la passione.
Ogni scena è un inno al lusso e alla perdizione, un valzer di emozioni in cui l’amore è la più grande trappola. Berlino ama come ruba: in modo eccessivo, spudorato, disperato.
Il romanticismo diventa la sua condanna, l’unica prigione da cui non sa evadere.
E mentre il colpo si avvicina, lo spettatore assiste a un intreccio di emozioni e tradimenti, più vicino a un dramma sentimentale che a un heist tradizionale.

Dietro l’eleganza, però, si cela una riflessione sulla vanità del potere, sulla ricerca di immortalità attraverso la bellezza e il rischio. Berlino non vuole solo vincere: vuole essere ricordato.

Diretta da Albert Pintó, David Barrocal e Geoffrey Cowper, la serie mantiene l’impronta estetica di La Casa di Carta, ma la tinge di luce dorata e malinconica.
Parigi diventa una tela su cui si dipinge il declino del protagonista: sontuosa, labirintica, ma sempre un passo distante dalla realtà. Le rapine sono coreografie di precisione, ma anche metafore di una vita costruita sull’inganno.

C’è il ritmo serrato che ci si aspetta da un prodotto firmato Pina, ma anche momenti di pausa, quasi contemplativi, in cui lo spettatore è invitato a guardare dietro la maschera.
E lì, sotto il carisma e l’ironia, riaffiora l’uomo spezzato che conoscevamo solo a tratti nella serie madre.

Berlino è ancora Berlino, ma non è più lo stesso

Chi si aspettava una rivoluzione rimarrà deluso. Chi cercava nostalgia, invece, troverà ciò che voleva.
Berlino non tenta di reinventare La Casa di Carta: la riprende, la riflette, la cita. È una “carta carbone” che però riesce a lasciare un’impronta nuova, più intima, quasi decadente.
La sua forza non è nella sorpresa, ma nella coerenza. Il personaggio, interpretato da un Pedro Alonso in stato di grazia, regge da solo il peso dell’intera operazione, trasformando ogni battuta in un piccolo atto teatrale.

La serie non raggiunge i picchi emotivi dell’originale, ma offre un ritratto più umano del mito. E questo, in un panorama saturo di sequel senz’anima, è già un colpo ben riuscito.

Un franchise che non vuole morire (e forse non deve)

Dopo cinque stagioni di rivolte, maschere e inni alla resistenza, Berlino sembra voler chiudere il cerchio: non con l’esplosione, ma con un sorriso elegante e un brindisi al passato.
Netflix ha già confermato una seconda stagione in lavorazione, ambientata a Roma – e sì, pare che il set includerà anche la Fontana di Trevi, in un simbolico incontro tra il mito e la dolce vita.

Forse non serviva davvero un nuovo capitolo, ma è impossibile non lasciarsi trascinare ancora una volta nel gioco di Berlino, dove tutto è un’illusione, e l’unica verità è che il fascino del crimine – come l’amore – non muore mai.


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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