CorriereNerd.it

Belmiele: il nuovo graphic novel di Simone Pace tra fantasy, western e ribellione

“Vi voglio imploranti. Disperati.
Voglio che stiate male. Tutti i vostri soldi,
le vostre parole, i vostri pezzi di carta…
Non possono proteggervi da ciò che sta arrivando.”

Alcuni nomi non restano sulla carta, non si limitano a vivere dentro le vignette o nelle chiacchiere tra appassionati, ma si infilano sotto pelle come certe leggende che ascoltavi da ragazzino, quelle che non capivi fino in fondo ma che ti facevano stare sveglio qualche minuto in più la notte. Belmiele appartiene esattamente a quella categoria lì, e la cosa interessante è che arriva oggi, in un momento in cui il fumetto italiano sembra aver ritrovato una fame narrativa che per anni era rimasta compressa sotto strati di mercato, prudenza e formule già viste.

Il ritorno di Simone Pace è uno di quei segnali che, se segui davvero il settore da tempo, riconosci subito. Non è solo una nuova uscita, non è semplicemente “un altro graphic novel fantasy”: è il passo successivo di un autore che ha già dimostrato di sapere giocare con i generi senza farsene ingabbiare, prima con Fiaba di Cenere e poi con quella deviazione cyberpunk di Cuore che sembrava quasi un esperimento, un modo per testare i confini del proprio linguaggio.

E invece adesso il discorso si fa più sporco, più terreno, più diretto. Belmiele non ha l’aria di voler piacere a tutti, e questa è probabilmente la sua qualità più interessante.

Il contesto è quello di una guerra che sembra eterna, una di quelle che non ha più nemmeno bisogno di spiegazioni perché esiste e basta, come certe rivalità storiche che continuano anche quando nessuno ricorda davvero perché siano iniziate. Due nazioni si affrontano, due popoli si odiano, eppure condividono qualcosa di molto più potente di qualsiasi ideologia: una paura comune, una figura che supera i confini, una presenza che si insinua nelle storie raccontate davanti al fuoco o nei sussurri tra chi ha visto troppo.

Belmiele non è solo un personaggio, è un’eco. E chi è cresciuto tra fumetti, anime e videogiochi riconosce subito quel tipo di costruzione narrativa: il mito che si deforma a seconda di chi lo racconta. Un po’ come succedeva con certi boss nei vecchi JRPG, quelli di cui sentivi parlare per ore prima ancora di incontrarli davvero, o come le figure leggendarie dei western classici, quelle che arrivavano sempre prima delle pallottole.

Qui dentro c’è proprio quella miscela lì, e non è casuale. Il fantasy si sporca di polvere, il western si contamina con qualcosa di più simbolico, quasi archetipico. Non è un mash-up fatto per moda, ma una scelta che affonda le radici in un immaginario condiviso da chi è cresciuto tra Sergio Leone e Final Fantasy, tra Tex e Berserk. E sì, lo dico senza girarci troppo intorno: si sente che dietro c’è qualcuno che quelle cose le ha digerite davvero, non semplicemente studiate.

Belmiele viene raccontata come brigante, come minaccia, come eroina, come mostro. Ogni versione è vera e falsa allo stesso tempo, e il punto non è stabilire quale sia quella giusta, ma capire perché ogni parte del mondo abbia bisogno di raccontarla in un certo modo. È qui che la storia smette di essere solo avventura e comincia a toccare qualcosa di più vicino al presente, a quella tensione costante che si respira oggi tra generazioni, tra potere e marginalità, tra chi detta le regole e chi decide di ignorarle.

Pace gioca su questo filo sottile senza mai diventare didascalico, e questa è una cosa che personalmente apprezzo sempre di più col passare degli anni. Dopo aver visto centinaia di storie spiegarti cosa devi pensare, riconosci immediatamente quando un autore si fida abbastanza del lettore da lasciargli spazio. E Belmiele quello spazio lo pretende quasi, ti costringe a riempire i vuoti, a scegliere da che parte stare anche quando non sei sicuro che esista davvero una parte giusta.

Dal punto di vista grafico, poi, si torna su territori familiari ma con una maturità diversa. Lo stile resta riconoscibile, quella linea che non ha paura di essere sporca, di graffiare, di non essere perfettamente levigata. E meno male, perché in un’epoca in cui tutto tende a essere lucidato fino a perdere carattere, vedere un tratto che mantiene identità è quasi un atto politico.

Non è un caso che COMICON Napoli sia stato scelto per il debutto. Chi frequenta quell’ambiente sa bene che lì si misura davvero il polso della community, quella che non si accontenta dell’hype ma vuole sentire se una storia funziona, se ha qualcosa da dire o se è solo fumo. E prima ancora, il passaggio a Romics con una preview gratuita sembra quasi un ritorno alle origini, un modo per rimettere il lavoro nelle mani dei lettori senza filtri.

La pubblicazione con Edizioni BD dal 5 maggio arriva in un momento in cui il graphic novel italiano sta cercando una nuova identità tra mercato globale e radici locali, e opere come questa fanno capire che forse la direzione non è imitare, ma contaminare, prendere linguaggi e farli esplodere in qualcosa che non somiglia davvero a niente di preciso.

E mentre ci penso, mi torna in mente quella sensazione che avevamo all’inizio degli anni 2000, quando il fumetto italiano sembrava improvvisamente capace di sorprendere, di uscire dai binari. Poi qualcosa si è perso per strada, forse per necessità, forse per paura. Adesso invece sembra che qualcuno stia di nuovo spingendo in quella direzione, senza preoccuparsi troppo di risultare comodo.

Belmiele non è una storia rassicurante, e forse è proprio per questo che vale la pena seguirla. Non ti dice cosa pensare, non ti dà una morale confezionata, non ti offre un eroe pulito da mettere su un piedistallo. Ti lascia con delle domande, con immagini che restano lì a sedimentare, con quella strana voglia di capire se dietro la leggenda ci sia davvero qualcosa di più o se, come spesso accade, la verità sia solo un’altra storia raccontata meglio.

E a questo punto la curiosità diventa inevitabile, perché la vera domanda non è più chi sia Belmiele, ma perché abbiamo ancora bisogno di figure così, di miti che sfuggono al controllo, di storie che non si lasciano addomesticare.

Magari è proprio da lì che si può ripartire per capire dove sta andando davvero il fumetto italiano… oppure, più semplicemente, per tornare a discuterne insieme come facevamo una volta, tra una tavola e l’altra, senza avere tutte le risposte ma con la voglia di cercarle.


Scopri di più da CorriereNerd.it

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

Aggiungi un commento

Rispondi