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“Babyteeth – Tutti i colori di Milla”: il coming-of-age indie che danza tra la vita e la morte con cuore nerd e spirito ribelle

Ragazzi, che diamine ho appena visto? No, davvero. Pensavo di spararmi l’ennesimo dramma adolescenziale melenso stile colonna sonora indie + pianti + fotografia instagrammabile, e invece Babyteeth – Tutti i colori di Milla mi ha colpito come un critico da 9999 danni. È il film che nessun nerd videogiocatore sapeva di volere, ma di cui avevamo disperatamente bisogno. Altro che loot leggendari: qui si droppano emozioni reali, dolore purissimo e amore crudo — e tutto condito con un’estetica da JRPG psichedelico in acido.

Debutto alla regia di Shannon Murphy, tratta da un’opera teatrale australiana scritta da Rita Kalnejais (che ne firma anche la sceneggiatura), presentato alla Mostra di Venezia. E sì, già qui capisci che non è una roba che ti scrolli via facilmente come l’ennesimo DLC dimenticabile. Milla è una sedicenne malata di cancro. Moses è un tossico 23enne borderline, tutto hoodie e sguardo perso, che potrebbe benissimo essere un NPC problematico in qualche survival urbano. Eppure, contro ogni legge del buon senso genitoriale e dello scripting narrativo tradizionale, questi due diventano… qualcosa. Qualcosa di esplosivo, disfunzionale, tenero e straziante.

Vi ricordate quando in Life is Strange il tempo si fermava e tutto sembrava sul punto di spezzarsi? Ecco, ogni scena di Babyteeth è così. Non c’è il rewind temporale, però, solo la consapevolezza che ogni secondo conta — e fa male. Moses fa ridere, fa schifo, ruba farmaci, poi li restituisce col cuore in mano. Milla lo ama, lo odia, lo caccia, poi lo accoglie. I genitori? Un ex musicista depressa e uno psichiatra in burnout. Praticamente una party di supporti emotivamente devastati, ma che combattono fino all’ultimo boss: la morte.

La cosa assurda è che tutto questo è raccontato come se fosse uno di quei giochi narrativi a episodi, tipo Tell Me Why o Oxenfree: ogni segmento del film è introdotto da una frase, una parola, una sorta di title card alla Undertale, che ti spoilera le vibes della scena prima ancora che inizi. È una narrazione meta, che parla direttamente a te, spettatore nerd, con lo stesso tono con cui un visual novel ti chiede: “Vuoi davvero continuare questa scelta?”.

Ma parliamo dell’estetica: i colori. Dio, i colori! Ogni frame sembra un concept art di Persona 5, con saturazioni folli, contrasti emotivi sparati al massimo e un uso delle luci che neanche Control. La musica? È un mix tra classica, R&B e pop, come se Florence della Annapurna fosse diretto da un’orchestra. E funziona, porca miseria se funziona. Quando Milla balla da sola, sembra di stare dentro un rhythm game emotivo dove i tasti da premere sono il cuore e le lacrime.

Il momento clou? Quando Milla chiede a Moses di soffocarla per porre fine al dolore. Sì, lo dice davvero. E lui non ce la fa. Non è un quick-time event: è l’impossibilità di trovare il finale buono in un gioco che non ne ha. La scena successiva? Fanno l’amore. La scena dopo? Lei muore nel sonno. Game over. Nessun checkpoint.

E mentre gli ultimi titoli scorrono, con il flashback in spiaggia e quel dente da latte che affonda lentamente in acqua, la scritta Babyteeth ti colpisce come un trofeo sbloccato che non volevi: “Hai completato il dolore. Congratulazioni. Ora piangi.”

Babyteeth – Tutti i colori di Milla è l’equivalente cinematografico di un gioco indie che ti entra sotto pelle tipo Celeste o Gris. Non ha bisogno di effetti speciali, di budget stellari o di colpi di scena alla Red Dead Redemption II. È pura, dannata umanità. È amore in modalità permadeath.

Se sei un gamer che ha pianto per la morte di Aerith, se hai sentito il vuoto dopo il finale di Journey, se ti sei perso nei dialoghi di Disco Elysium, allora preparati: questo film è la tua prossima boss fight emotiva. Spoiler: non si vince.


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Enrico Ruocco

Enrico Ruocco

Figlio della GOLDRAKE generation, l’amore che avevo da bambino per il fumetto è stato prima stritolato dall’invasione degli ANIME, poi dall’avvento dei Blockbuster e annientato completamente dai giochi prima per PC e poi per CONSOLE.
In seguito con l’arrivo del nuovo millennio, il tanto temuto millennium bug , ha fatto riaffiorare in me una passione sopita soprattutto grazie ad INTERNET.
Era il 2000 quando finalmente in Italia internet diventava sempre più commerciale, ed io decisi di iniziare la mia avventura sul web creando il mio sito TUTTOCARTONI. Sito nato da una piccola ricerca fatta fra quello che “tirava” sul web e le mie passioni. Sappiamo bene cosa tira di più sul web … sinceramente non lo ritenni adatto a me, poi c’era lo sport, altra mia passione ma campo altamente minato. Infine c’erano i cartoon e i fumetti…beh qua mi sentivo preparato e soprattutto pensavo di trovare un mondo PACIFICO…
Man mano che passava il tempo l’interesse si spostava sempre più verso il fumetto, ed oggi, nel 2017, guardandomi indietro e senza vantarmi troppo posso considerarmi un blogger affermato e conosciuto, uno dei padri degli eventi salernitani dedicati al mondo del fumetto ma soprattutto lettore di COMICS di ogni genere.

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