Una lama celata che scatta all’improvviso, quel suono secco e metallico che ogni fan riconosce a occhi chiusi, torna a riecheggiare… ma stavolta non arriva da un controller, bensì dai set reali di Roma. E no, non è solo suggestione: Netflix ha ufficialmente dato il via alle riprese della serie live-action di Assassin’s Creed, scegliendo proprio l’Italia come cuore produttivo e narrativo.
La notizia ha un peso specifico enorme, quasi simbolico, perché riporta il franchise là dove per molti di noi è davvero iniziato il legame emotivo più profondo. Non si tratta solo di un adattamento televisivo, ma di un ritorno a casa. E quando si parla di Assassin’s Creed, “casa” significa storia, pietra, arte, mistero… e quella sensazione incredibile di camminare tra passato e presente come se fossero la stessa cosa.
Le riprese sono partite a Roma, con base operativa negli iconici studi di Cinecittà, dove verrà ampliato il già esistente set dell’antica Roma per ricostruire un’ambientazione che promette di essere monumentale. L’epoca scelta è affascinante e tutt’altro che casuale: il 64 d.C., un momento storico carico di tensioni, intrighi e trasformazioni, perfetto per raccontare quella guerra silenziosa tra Assassini e Templari che attraversa i secoli.
Manuela Cacciamani, amministratore delegato di Cinecittà, ha parlato con orgoglio di questa collaborazione, sottolineando come la scelta di Netflix rappresenti una conferma della credibilità internazionale delle maestranze italiane. E da nerd, da fan, da persona cresciuta tra scenografie e mondi costruiti pezzo per pezzo, è impossibile non percepire il peso di queste parole. Perché dietro ogni set non ci sono solo strutture, ma immaginazione, tecnica, artigianato, visione. E questa produzione sembra voler mettere tutto questo al centro.
La serie racconterà una storia completamente originale, un dettaglio che cambia tutto. Non sarà la trasposizione diretta di uno dei capitoli videoludici, ma una nuova linea narrativa che si inserisce nel canone della saga, ampliandolo. Una scelta che, diciamolo, ha un potenziale enorme: liberarsi dai vincoli della fedeltà totale per esplorare nuovi personaggi, nuovi archi narrativi, nuove connessioni con la mitologia degli Isu e il conflitto eterno tra controllo e libero arbitrio.
E qui entra in gioco il cuore filosofico di Assassin’s Creed. Perché sotto il parkour, le acrobazie e le uccisioni silenziose, questa saga ha sempre raccontato qualcosa di molto più profondo. Libertà contro ordine. Scelta contro destino. Umanità contro manipolazione. Un conflitto che oggi, in un mondo dominato da algoritmi e intelligenze artificiali, suona più attuale che mai.
Il cast è uno dei segnali più chiari dell’ambizione del progetto. Nomi come Noomi Rapace e Claes Bang portano con sé una presenza scenica intensa, quasi magnetica, mentre Toby Wallace sembra incarnare perfettamente quel tipo di protagonista ambiguo e stratificato che la saga richiede. Non eroi puri, non villain assoluti, ma individui spezzati, in bilico tra verità e menzogna.
Dietro le quinte, la coppia di showrunner composta da Roberto Patino e David Wiener lascia intendere una direzione narrativa complessa, lontana da qualsiasi semplificazione. Chi ha seguito i loro lavori sa bene quanto amino esplorare le zone grigie, i dilemmi morali, le tensioni psicologiche. Esattamente ciò di cui Assassin’s Creed ha bisogno per funzionare davvero in formato seriale.
E poi c’è il coinvolgimento diretto di Ubisoft attraverso Ubisoft Film & Television. Una garanzia, almeno sulla carta. Perché se è vero che il film del 2016 con Michael Fassbender aveva diviso pubblico e critica, è altrettanto vero che negli ultimi anni gli adattamenti videoludici hanno alzato l’asticella in modo impressionante. L’idea che questa serie possa finalmente trovare il giusto equilibrio tra spettacolo e profondità non è più un’illusione.
Ma c’è un altro elemento che, da fan italiano, fa vibrare qualcosa di molto più personale. L’Italia non è solo una location. È parte integrante del DNA della saga. Firenze, Venezia, Roma… nomi che per molti di noi non sono semplici città, ma livelli, missioni, ricordi. È impossibile non pensare a Ezio Auditore, al suo viaggio, alla sua crescita, a quel periodo irripetibile in cui la saga ha raggiunto un equilibrio perfetto tra storia e gameplay.
La serie non ha ancora confermato collegamenti diretti con quella trilogia, ma l’eco di Ezio è impossibile da ignorare. Anche solo un riferimento, una citazione, un dettaglio nascosto potrebbe scatenare una reazione emotiva enorme nella community globale.
E mentre Roma diventa teatro di questa nuova incarnazione, altre riprese si sono svolte anche in Toscana, tra luoghi carichi di storia come il monastero di Camaldoli, immerso nelle foreste casentinesi. Ambientazioni che sembrano progettate apposta per Assassin’s Creed, tra corridoi silenziosi, archivi polverosi e segreti sepolti sotto secoli di storia.
Il silenzio imposto dalla produzione, con accordi di riservatezza rigidissimi, non fa che aumentare il fascino dell’intero progetto. Pochissime informazioni filtrano, e proprio per questo ogni dettaglio diventa oggetto di analisi, teoria, speculazione. Esattamente come accadeva con i primi giochi, quando ogni simbolo, ogni frammento di lore sembrava nascondere qualcosa di più grande.
Parlare di questa serie significa immaginare già delle scene. Un Assassino che si muove tra le ombre dell’antica Roma. Una congiura che prende forma tra senatori e società segrete. Un manufatto Isu nascosto sotto la città, pronto a cambiare il destino dell’umanità. E sopra tutto, quella tensione costante tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.
Più di 230 milioni di copie vendute rendono Assassin’s Creed uno dei franchise più importanti della storia dei videogiochi. Ma i numeri, da soli, non spiegano perché continui a essere così rilevante. La verità è che questo universo ha sempre saputo parlare a qualcosa di molto profondo dentro di noi: il desiderio di capire il passato per dare senso al presente.
La serie Netflix ha davanti a sé una sfida enorme. Non si tratta solo di essere fedele, spettacolare o ambiziosa. Deve riuscire a farci sentire di nuovo parte di quella guerra invisibile, di quel mondo fatto di simboli, memoria genetica e verità nascoste.
E mentre le riprese continuano tra i set di Cinecittà e le pietre antiche della nostra terra, una sensazione si fa strada tra noi fan. Non è semplice hype. È qualcosa di più sottile, più familiare.
Il Credo sta tornando.
E chi lo conosce davvero sa già che, prima o poi, risponderà ancora a quella chiamata.
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