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ARIH: il nuovo brand food ispirato ai BTS tra ramen fusion, energy drink e cultura K-pop

Qualcosa è cambiato nel modo in cui il K-pop invade la nostra quotidianità, e no, non parlo solo di comeback, fancam o album da collezione che finiscono per svuotarti il conto più velocemente di un pull su un gacha, ma proprio di quella sensazione stranissima per cui ti ritrovi a pensare ai tuoi idol anche mentre scegli cosa mangiare, mentre sei al supermercato, mentre apri una lattina qualsiasi… e poi boom, scopri che BTS stanno entrando anche lì, esattamente in quello spazio minuscolo tra fame e comfort, tra energia e pausa, dove di solito nessuno ti parla in coreano ma improvvisamente tutto sembra avere più senso.

ARIH non è solo un nome che gira nei feed o nelle storie IG degli idol, è una specie di estensione sensoriale di quel mondo che abbiamo imparato a vivere attraverso musica, estetica e storytelling, un progetto che nasce da quella galassia creativa che ruota attorno a HYBE e si incrocia con un gigante del food coreano, trasformando un semplice concetto di “brand alimentare” in qualcosa di molto più vicino a un’esperienza culturale da vivere con tutti i sensi attivi, come quando entri in una stanza piena di poster, lightstick e snack importati e per un attimo ti senti in un’altra parte del mondo senza esserti mossa.

La cosa che mi ha colpita davvero, però, non è tanto il fatto che ci siano ramen nuovi da provare o bibite che promettono equilibrio interiore come se fossimo dentro un episodio di un drama esistenziale con vibes zen, ma quel concetto sottile che continua a tornare, quasi ossessivo, quello spazio “in mezzo” che loro chiamano 사이, e che onestamente mi ha fatto pensare a quante volte viviamo proprio lì senza accorgercene, tra una maratona di anime e una sessione infinita su un MMO, tra il cosplay perfetto che sogni e quello che riesci davvero a creare alle tre di notte con colla a caldo e speranza.

ARIH sembra voler catturare esattamente quel momento sospeso, e lo fa con un’idea che mescola cibo, benessere e immaginario pop in modo stranamente coerente, perché da una parte ti propone noodles che non sono più solo comfort food da studente disperato ma diventano quasi un’esperienza fusion, con gusti che suonano come tracklist di un album sperimentale, dall’altra ti butta addosso energy drink che non vogliono distruggerti il sistema nervoso ma accompagnarti in una concentrazione più “pulita”, e poi quelle bibite che parlano di equilibrio digestivo come se stessero raccontando una filosofia di vita più che una bevanda.

E mentre leggevo tutto questo non riuscivo a non immaginare i membri dei BTS in studio, tra una registrazione e l’altra, magari con una ciotola fumante davanti, a discutere di suoni, di ritmo, di pause… perché alla fine tutto torna lì, al ritmo, a quella parola che in Corea ha un peso emotivo gigantesco, Arirang, che non è solo una canzone ma una memoria collettiva, qualcosa che vibra sotto la pelle e che qui viene reinterpretato in chiave super contemporanea, quasi come se fosse una OST che però invece di ascoltare la mangi.

E sì, lo so, detta così sembra folle, però prova a pensarci un attimo: quanti brand riescono davvero a collegare quello che senti quando ascolti una canzone con quello che provi quando assaggi qualcosa? Pochissimi, e forse è proprio qui che ARIH gioca la sua partita più interessante, trasformando il concetto di “wellness” in qualcosa che non ha nulla di sterile o da palestra minimalista, ma diventa un’estensione naturale di un lifestyle che chi segue il K-pop conosce benissimo, fatto di energia, di cura di sé, di estetica e di momenti di pausa che valgono quanto quelli di performance.

Poi c’è tutto il discorso visivo e narrativo, che non è mai secondario quando si parla di questo universo, e il fatto che il brand si presenti come un ponte tra tradizione e futuro lo senti davvero, non è marketing buttato lì, perché ogni elemento sembra pensato per raccontare qualcosa, dal design dei prodotti fino alla filosofia che ci sta dietro, come se ogni sorso o boccone fosse parte di una storia più grande, una di quelle che non finiscono mai davvero ma continuano a evolversi con te.

E mentre già si parla di tour, comeback, nuovi progetti musicali che potrebbero intrecciarsi con tutto questo, viene spontaneo chiedersi dove finisce la musica e dove inizia il resto, perché ormai il confine è diventato sottilissimo, quasi inesistente, e forse è proprio questo il punto, quel famoso spazio “in mezzo” dove non sei più solo fan, non sei solo consumatore, ma qualcosa di più ibrido, più coinvolto, più dentro.

Non so voi, ma l’idea di aprire una lattina e sentire che dentro non c’è solo una bibita ma un pezzo di immaginario condiviso mi manda completamente fuori di testa, e la vera domanda adesso non è tanto se ARIH funzionerà o meno, ma quanto siamo pronti a far entrare questo tipo di esperienza nella nostra routine quotidiana, tra una live, un cosplay in lavorazione e quella playlist che non smette mai davvero di girare.

Perché se questa è la direzione, forse la prossima volta che parleremo di K-pop non lo faremo più solo ascoltandolo… e onestamente, voglio sapere voi da che parte di questo “in-between” vi sentite.


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