Un meteorite cade sulla Terra e invece di distruggere tutto crea qualcosa di infinitamente più inquietante: un fenomeno che rifrange la realtà, la piega, la riscrive. Annientamento, scritto e diretto da Alex Garland, è appena arrivato su Netflix fuori dagli Stati Uniti e vi dico una cosa con tutta l’onestà nerd possibile: non è un film che si guarda, è un film che ti guarda dentro.
Garland non è nuovo a questo tipo di operazioni chirurgiche sull’immaginario fantascientifico. Dopo Ex Machina aveva già dimostrato di saper trasformare la sci-fi in un laboratorio etico, filosofico e disturbante. Con Annientamento alza l’asticella e prende in mano il romanzo di Jeff VanderMeer, uno degli autori simbolo del New Weird, per portarlo su schermo con libertà, coraggio e un gusto visivo che oscilla tra il sublime e l’orrore cosmico.
Area X, il Bagliore e la paura del cambiamento
La storia ruota attorno a Lena, interpretata da una magnetica Natalie Portman, biologa ed ex militare. Suo marito Kane, volto e sguardo di Oscar Isaac, torna a casa dopo un anno di missione in una zona misteriosa chiamata Area X. Non ricorda nulla. Non sa spiegare cosa abbia visto. E nel giro di pochi giorni il suo corpo inizia a collassare come se qualcosa dall’interno stesse riscrivendo le sue regole.
Area X è delimitata da un fenomeno elettromagnetico noto come “Bagliore”, una barriera iridescente che sembra un’aurora boreale cristallizzata a livello del suolo. Ogni spedizione inviata al suo interno è svanita nel nulla. Nessun drone funziona, le comunicazioni si azzerano, le coordinate GPS impazziscono. Sembra un glitch nella matrice della realtà.
Lena decide di entrare nel Bagliore insieme a una squadra guidata dalla dottoressa Ventress, interpretata da Jennifer Jason Leigh. Con loro una fisica, una geomorfologa e una paramedica. Un team interamente femminile, non come slogan ma come scelta narrativa coerente, capace di restituire tensione, fragilità e conflitto senza ricorrere ai cliché della guerra muscolare.
Quello che trovano all’interno è qualcosa che va oltre il concetto di invasione aliena. Non parliamo di astronavi o di tripodi alla H.G. Wells. Parliamo di rifrazione biologica. Il Bagliore agisce come un prisma che scompone e ricompone il DNA. Piante che assumono forma umana, fiori dai colori impossibili, animali con dentature multiple come se più specie si fossero fuse in un unico organismo.
Il risultato è una natura bellissima e mostruosa allo stesso tempo. Un Eden mutato che mette in discussione l’idea stessa di identità.
Horror cosmico e derive lovecraftiane
Una delle sequenze più disturbanti dell’intero film coinvolge un orso mutante che riproduce le urla della sua vittima. Non è solo una creatura feroce. È un archivio vivente del trauma. È come se il Bagliore avesse catturato l’ultimo frammento di coscienza di una donna e lo avesse trasformato in eco eterna.
Qui Garland sfiora territori apertamente lovecraftiani. L’orrore non nasce dal mostro in sé, ma dalla consapevolezza che l’universo non ci deve spiegazioni. L’ignoto non è malvagio, semplicemente non è interessato a noi. Area X non attacca l’umanità per conquistarla. La riscrive perché può farlo.
La parte finale ambientata nel faro è pura esperienza sensoriale. Visioni astratte, luce liquida, una creatura che non comunica ma imita. L’incontro tra Lena e la forma aliena è uno dei momenti più stranianti della fantascienza recente. Nessun dialogo epico, nessuna rivelazione consolatoria. Solo movimento speculare, solo copia e rifrazione.
Il gesto con cui Lena riesce a distruggere l’entità è tanto fisico quanto simbolico. Eppure, anche quando il Bagliore sembra dissolversi, rimane il dubbio. Kane è davvero Kane? Lena è ancora Lena? Le iridi che brillano nell’ultima inquadratura suggeriscono che l’annientamento non è distruzione totale, ma trasformazione irreversibile.
Un film divisivo che parla di perdita e identità
Annientamento non cerca plausibilità scientifica a tutti i costi. Non spiega ogni dettaglio. Non offre un manuale di istruzioni. E proprio per questo divide. Alcuni lo troveranno lento, criptico, persino pretenzioso. Altri, come il sottoscritto, lo vivranno come un’esperienza ipnotica, una riflessione potente su come affrontiamo il cambiamento.
Il vero tema del film non è l’alieno. È l’autodistruzione. È il modo in cui gli esseri umani sabotano se stessi, le relazioni, la propria stabilità. Ogni membro della spedizione porta con sé una ferita. Il Bagliore non fa altro che amplificarla, rifrangerla, renderla visibile.
Garland costruisce un racconto che parla di lutto, colpa, trasformazione. E lo fa con un’estetica che alterna silenzi inquietanti a momenti di pura meraviglia visiva. La colonna sonora, quasi minimalista, accompagna la discesa in questo territorio come una presenza aliena essa stessa.
Netflix e la nuova distribuzione della fantascienza adulta
Interessante anche il percorso distributivo. Negli Stati Uniti il film è arrivato al cinema, mentre nel resto del mondo è stato lanciato direttamente su Netflix poche settimane dopo. Una scelta che racconta molto di come la fantascienza adulta, cerebrale e non necessariamente blockbuster, stia trovando nella piattaforma streaming una casa alternativa.
Guardarlo in streaming, magari al buio, con le cuffie, è un’esperienza immersiva che amplifica la dimensione onirica del film. Non è il classico titolo da sottofondo mentre scrolli lo smartphone. Richiede attenzione. Chiede di essere attraversato.
E forse è proprio questo il punto. In un’epoca in cui tutto deve essere spiegato, semplificato, trasformato in meme, Annientamento sceglie l’ambiguità. Sceglie il mistero. Sceglie di non rassicurare.
Annientamento e il futuro della sci-fi
Se Ex Machina interrogava l’intelligenza artificiale, Annientamento mette sotto la lente l’evoluzione biologica e la fragilità dell’identità. Garland si conferma una delle voci più interessanti della fantascienza contemporanea, capace di unire introspezione e spettacolo senza scendere a compromessi.
Il film prende libertà rispetto al romanzo di VanderMeer, ma lo fa per costruire un’opera autonoma, coerente con la propria visione. Non è un adattamento pedissequo. È una reinterpretazione che usa il materiale di partenza come base per esplorare qualcosa di ancora più universale.
Annientamento è un viaggio dentro l’ignoto che ci ricorda una verità semplice e inquietante: ogni trasformazione comporta una perdita. Ogni evoluzione implica un sacrificio. E forse, in fondo, siamo tutti di passaggio in un universo che non smette mai di rifrangersi.
Adesso tocca a voi. Avete già attraversato il Bagliore? Vi ha affascinato o vi ha lasciato freddi? Parliamone nei commenti, perché film come questo vivono davvero solo quando diventano conversazione condivisa.
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