Ci sono film che restano scolpiti nella memoria dell’infanzia, vere e proprie gemme della pop culture che, rivisti da adulti, ci fanno sentire un misto di nostalgia, stupore e – diciamocelo – anche un pizzico di disincanto. Per me, uno di questi è Anastasia, il film d’animazione del 1997 diretto da Don Bluth e Gary Goldman per i Fox Animation Studios. Ai tempi lo vidi su videocassetta (ah, le VHS consumate a furia di rewind!) e lo adorai. Era per me magia, avventura, amore, mistero e… musica che ti si piantava in testa per giorni.
Ora, anni dopo, mi sono decisa a rivederlo. Era davvero il capolavoro che ricordavo? O il filtro zuccheroso dell’infanzia mi aveva nascosto alcune crepe? Mettetevi comodi, cari nerd, perché vi porto con me in un viaggio tra zar, truffatori, zombie e pipistrelli parlanti. Mind the spoilers!
La (non) storia vera di Anastasia
La trama del film parte da una leggenda metropolitana sopravvissuta alla storia vera: che la granduchessa Anastasia Nikolaevna Romanov, figlia dello zar Nicola II, sia riuscita a sfuggire miracolosamente al massacro della sua famiglia nel 1918. Il film apre nel 1916, con una Russia ancora sfavillante, a corte, dove la piccola Anastasia danza allegra con la madre e la nonna. Ma la pace dura poco: Rasputin, in una versione dark e caricaturale che farebbe impallidire Malefica, irrompe a palazzo, lancia una maledizione sui Romanov e si vende l’anima in cambio di poteri magici. Risultato? Rivoluzione, palazzo in fiamme, Anastasia dispersa, Rasputin affogato in un lago ghiacciato (bel colpo, Raspy, grandi poteri per morire come un pollo!).
Dieci anni dopo, una giovane orfana di nome Anya – scostante, testarda, adorabile come solo una protagonista da film d’animazione anni ‘90 può essere – vaga per San Pietroburgo con un ciondolo misterioso che dice “insieme a Parigi”. Decide così di partire alla ricerca della sua famiglia, accompagnata da un cane randagio (o rapito?) di nome Puka.
Nel frattempo, due truffatori dal cuore (non troppo) d’oro, Dimitri e Vladimir, stanno cercando una ragazza da spacciare per Anastasia alla granduchessa madre, rifugiatasi a Parigi. Quando vedono Anya, bingo: sembra proprio lei. Così nasce un’improbabile alleanza per raggiungere la capitale francese. Peccato che, nel frattempo, Rasputin torni dall’aldilà, putrefatto e incazzatissimo, deciso a finire il lavoro e a eliminare la vera Anastasia. Accompagnato dal pipistrello parlante Bartok (mai spiegato perché Bartok parli e Puka no: misteri dell’animazione), mette in scena numeri musicali con scarafaggi e piani maldestri degni di un villain da cartone animato del sabato mattina.
Personaggi: luci e (molte) ombre
Da nerd appassionata di character design e narrazione, devo ammetterlo: Anya è un personaggio riuscito. Ha un percorso di crescita coerente, passa da orfanella cinica a donna consapevole del proprio passato e del proprio ruolo. Certo, la sua ingenuità rasenta a volte la dabbenaggine (dieci anni in orfanotrofio non l’hanno svezzata abbastanza?).
Dimitri, invece, è un disastro ambulante di coerenza narrativa. All’inizio è un truffatore sveglio e cinico, poi diventa improvvisamente un eroe romantico, poi rinuncia ai soldi per amore, poi fa l’offeso e scappa. È come se gli sceneggiatori non sapessero decidersi: bad boy redento o ragazzino emo?
Vladimir è la classica spalla comica da “buddy movie”, Sophie (la cugina dell’imperatrice) un simpatico riempitivo. La nonna imperatrice? Evanescente. Voglio dire, tua nipote ritorna dal regno dei morti, e tu sei felice che stia con un truffatore che hai fatto cacciare a calci nel sedere mezz’ora prima?
Ma il peggio, ahimè, è Rasputin. Doveva essere un cattivo epico, con poteri oscuri, immortalità e sete di vendetta. E invece? Un clown decomposto che passa metà film a cantare con insetti ballerini, fallendo miseramente ogni piano. Uno spreco di villain da manuale.
Dal lato tecnico: una bellezza… ma con qualche stonatura
Ammettiamolo: visivamente Anastasia è un gioiellino. Gli sfondi sono sontuosi, dipinti a mano con un dettaglio e un’atmosfera che fanno venire voglia di incorniciarli. Le animazioni, per l’epoca, erano fluide e raffinate, anche se la computer grafica non sempre si amalgama bene (vedi la scena del treno, dove il ponte crolla con effetti da videogame di terza categoria).
La mimica facciale, però, è spesso esagerata, caricaturale, al punto da rendere i personaggi buffi nei momenti seri. E non è solo un’impressione: Don Bluth aveva già mostrato questo difetto in Thumbelina.
Parlando di doppiaggio: l’italiano è discreto (Tosca e Fiorello fanno un lavoro onesto), ma l’inglese ha un fascino tutto suo. Non solo per il cast stellare (John Cusack, Meg Ryan), ma anche per l’uso di accenti leggeri che caratterizzano i personaggi in modo più credibile.
Le musiche? Bellissime, alcune iconiche, come “Once Upon a December”, ma forse troppe per il minutaggio del film. Ogni dieci minuti spunta un numero musicale, rendendo la narrazione frammentata e a tratti esasperante.
Il verdetto finale di una nerd nostalgica
Rivedere Anastasia oggi è stato come aprire un vecchio baule pieno di ricordi. L’ho trovato ancora incantevole per certi versi, ma non posso ignorare le sue debolezze. È un film che, a differenza dei classici Disney dello stesso periodo, fatica a reggere il peso degli anni. La trama è piena di buchi, i personaggi secondari sono macchiette, e il cattivo – mi spiace dirlo – fa ridere più che temere.
La cosa che mi fa più sorridere, però, è il fatto che nonostante tutto lo ami ancora. Perché è uno di quei film che hanno accompagnato la mia crescita nerd, mi hanno fatto sognare la Russia degli zar, mi hanno fatto canticchiare valzer mentre mi immaginavo con un vestito lungo in un palazzo dorato.
E una nota nerd finale: Dimitri lo sa che, ammesso e non concesso che sposi Anastasia, i loro eventuali figli maschi rischiano di essere emofiliaci come lo zarevic Aleksej? No, eh? Va bene l’amore, ma qualche lezione di genetica imperiale non guasterebbe.
E voi? Che ricordi avete di Anastasia? Lo rivedreste oggi o preferite lasciarlo dorato nel cassetto della nostalgia? Raccontatemelo nei commenti e, se vi va, condividete questo articolo sui vostri social: magari scopriamo insieme quanti nerd là fuori ricordano ancora il valzer incantato di Anya!
Scopri di più da CorriereNerd.it - Il magazine nerd by Satyrnet
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.









Aggiungi un commento