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Dating app addio? Cestini rosa e ananas nel carrello cambiano gli incontri tra single

Swipe a destra, match, qualche messaggio brillante, una conversazione che sembra promettere bene e poi il silenzio assoluto. Chiunque abbia passato un po’ di tempo su Tinder, Bumble o piattaforme simili conosce quella sensazione di trovarsi dentro un gigantesco videogioco multiplayer dove tutti sono online ma pochissimi sembrano davvero presenti. Forse è proprio per questo che stanno facendo tanto parlare alcune iniziative decisamente insolite nate nei supermercati europei, dove un semplice cestino della spesa o un ananas possono trasformarsi in un linguaggio segreto tra perfetti sconosciuti. Sembra quasi l’inizio di una quest secondaria in un JRPG, una di quelle missioni che all’apparenza sembrano assurde e poi finiscono per raccontare molto più del mondo principale.

Davvero un cestino rosa può sostituire Tinder?

L’idea arrivata dalla Finlandia ha qualcosa di incredibilmente semplice e, proprio per questo, sorprendentemente efficace. Alcuni supermercati hanno introdotto un cestino rosa dedicato ai clienti single. Chi decide di prenderlo comunica agli altri, senza bisogno di pronunciare una parola, di essere aperto a nuove conoscenze. Nessuna bio da scrivere, nessuna fotografia ritoccata, nessun algoritmo che decide se sei abbastanza interessante da comparire sullo schermo di qualcun altro.

La cosa curiosa è che questo sistema elimina una delle paure più diffuse degli incontri dal vivo: il timore di disturbare qualcuno. Se incontri una persona con quel cestino sai già che almeno una conversazione non sarà percepita come completamente fuori luogo. Non significa che nascerà una storia d’amore, naturalmente, ma crea una situazione che le app di dating avevano praticamente cancellato: la possibilità di iniziare una conversazione spontanea senza passare prima attraverso uno schermo.

A pensarci bene è una meccanica molto simile ai videogiochi online. Accendi un indicatore, rendi visibile il tuo stato e gli altri giocatori capiscono che possono interagire. Cambia il contesto, ma la logica rimane sorprendentemente familiare a chi è cresciuto tra MMORPG, Discord e lobby multiplayer.

Perché tutti parlano dell’ananas capovolto al Mercadona?

Se il cestino rosa sembra quasi una soluzione studiata, la storia dell’ananas è decisamente più folle, ed è forse proprio questo il motivo per cui Internet se n’è innamorato. Tutto nasce in Spagna un paio di anni fa, nei supermercati Mercadona, dove un creator pubblica un video raccontando un presunto codice tra single. Per comunicare la propria disponibilità basta inserire un ananas capovolto nel carrello, preferibilmente tra le sette e le otto di sera, fascia oraria in cui molte persone fanno la spesa dopo il lavoro. Da quel momento succede quello che il web sa fare meglio: trasformare uno scherzo in un fenomeno culturale. TikTok esplode, Instagram si riempie di video, gli utenti iniziano a raccontare esperienze vere, inventate o esagerate, mentre migliaia di curiosi iniziano davvero a girare per i supermercati con un ananas sottosopra.

La parte più divertente è che nessuno sembra sapere con precisione dove finisca la realtà e dove inizi il meme. Ed è esattamente questo il bello. Internet funziona così da anni. Prima nasce una battuta, poi diventa una challenge, successivamente un rito collettivo e infine un fenomeno raccontato perfino dai telegiornali. È successo con i Pokémon GO Safari, con i flash mob, con le cacce ai tesori organizzate dagli streamer e adesso perfino con un frutto tropicale appoggiato male dentro un carrello.

Esistono davvero altri messaggi nascosti tra gli scaffali?

Come ogni fenomeno nato sui social, anche questa moda ha iniziato a costruirsi una propria lore. Secondo alcune versioni, il cioccolato indicherebbe il desiderio di una relazione romantica, mentre prodotti come conserve e legumi rappresenterebbero la ricerca di qualcosa di più stabile. Altri raccontano codici completamente differenti. Alcuni aggiungono nuovi significati ogni settimana. La sensazione è quella di assistere alla nascita di un linguaggio collettivo che nessuno ha realmente scritto ma che migliaia di persone continuano ad arricchire. Sembra quasi la wiki di un anime piena di teorie elaborate dai fan oppure quelle discussioni infinite su Reddit dove, dopo qualche mese, nessuno riesce più a distinguere ciò che appartiene davvero alla storia originale da quello inventato dalla community. È il potere delle piattaforme social. Non si limitano più a raccontare i fenomeni culturali: ormai li costruiscono direttamente.

Il Pear Ring può davvero riportare gli incontri nella vita reale?

Prima ancora che esplodesse la moda dell’ananas era arrivato il Pear Ring, un anello colorato nato proprio con l’idea di aiutare i single a riconoscersi nella vita quotidiana. Il concetto è semplice: indossi un anello riconoscibile e comunichi in maniera discreta che sei disponibile a fare nuove conoscenze. Ricorda parecchio alcuni simboli che negli anni Novanta circolavano tra adolescenti e studenti, ma anche certe dinamiche tipiche delle community nerd. Pensiamo ai portachiavi di determinati anime, ai braccialetti dei concerti K-pop o alle spille dedicate a un manga di nicchia. Oggetti apparentemente comuni che diventano immediatamente riconoscibili soltanto per chi appartiene allo stesso gruppo. La differenza è che qui il fandom è quello dei single.

Perché questi rituali ci affascinano così tanto?

La risposta probabilmente non riguarda soltanto il dating. Viviamo immersi in algoritmi che decidono cosa guardiamo su Netflix, quali Reel ci verranno mostrati, quali creator finiranno nella nostra homepage e perfino quali potenziali partner dovrebbero essere compatibili con noi. Per molti versi tutto questo è comodissimo. Il problema è che l’efficienza ha un prezzo. Le app ci aiutano a conoscere più persone, ma trasformano anche gli incontri in una lunga serie di profili da valutare in pochi secondi. Una fotografia, una frase simpatica, qualche interesse comune e subito si passa al candidato successivo. È una dinamica che ricorda molto il doomscrolling: continuiamo a scorrere convinti che il contenuto migliore sia sempre quello successivo.

Gli incontri casuali funzionano in modo completamente diverso. Prima arriva la persona, poi la conversazione e soltanto dopo iniziano tutte quelle informazioni che normalmente leggiamo in una bio. È una differenza enorme.

Le dating app stanno davvero perdendo fascino?

Dire che siano finite sarebbe completamente sbagliato. Tinder, Bumble, Hinge e tutte le altre continuano a mettere in contatto milioni di persone ogni giorno e tantissime relazioni nascono ancora attraverso queste piattaforme. Quello che sembra cambiare è l’atteggiamento degli utenti. Sempre più persone raccontano una certa stanchezza verso il meccanismo dello swipe infinito. Dopo centinaia di profili, decine di match e conversazioni quasi identiche, il rischio è quello di vivere tutto come una procedura automatica. Un po’ quello che succede negli open world giganteschi. All’inizio esplori ogni angolo con entusiasmo. Dopo cinquanta ore inizi ad attraversare la mappa con il viaggio rapido perché hai perso la meraviglia della scoperta. Anche il dating, in fondo, soffre dello stesso problema: quando ogni incontro diventa facilmente sostituibile, ogni incontro sembra improvvisamente meno speciale.

Internet sta riportando le persone… fuori da Internet?

Può sembrare un paradosso, eppure è esattamente quello che sta accadendo. Né il cestino rosa né l’ananas sarebbero mai diventati famosi senza TikTok, Instagram e gli altri social network. Sono fenomeni completamente figli del digitale, ma il loro obiettivo finale è spingere le persone a incontrarsi offline. È una dinamica affascinante. Il web crea il codice, i creator lo diffondono, gli algoritmi lo rendono virale e poi migliaia di persone escono di casa per provarlo nel mondo reale. Sembra quasi una gigantesca esperienza di realtà aumentata senza visori. L’oggetto fisico rimane identico, ma il suo significato cambia completamente perché una community online gli ha attribuito un valore condiviso. Un ananas continua a essere un ananas. Un cestino resta un cestino. Eppure, improvvisamente, diventano messaggi.

Il futuro dell’amore sarà digitale o analogico?

Probabilmente nessuna delle due cose, almeno se prese separatamente. L’intelligenza artificiale renderà le piattaforme di dating sempre più sofisticate, capaci di comprendere gusti, carattere e interessi con una precisione che oggi possiamo soltanto immaginare. Allo stesso tempo crescerà il desiderio di occasioni autentiche, spontanee e imprevedibili, dove il primo contatto non passa attraverso uno schermo ma attraverso uno sguardo, una battuta o una situazione condivisa.

Forse è questo il vero motivo per cui il fenomeno dei cestini rosa e dell’ananas continua a incuriosire così tante persone. Non perché rappresenti la soluzione definitiva ai problemi del dating moderno, ma perché ricorda una cosa che avevamo quasi dimenticato: ogni tanto vale ancora la pena lasciare che una storia inizi senza notifiche, senza swipe e senza un algoritmo che ci dica in anticipo come dovrebbe andare.

E adesso la curiosità passa a voi. Se domani entrasse anche in un supermercato italiano un sistema simile, prendereste davvero quel famoso cestino rosa oppure continuereste a fidarvi delle app? E l’ananas capovolto lo considerereste una trovata geniale, un meme diventato realtà o soltanto l’ennesima leggenda nata su Internet? Raccontateci le vostre esperienze, le vostre teorie e anche gli episodi più improbabili vissuti grazie ai social, perché conoscendo la rete, tra qualche mese potrebbe nascere un nuovo codice ancora più assurdo… e probabilmente finiremo tutti a parlarne.

Note: AI-Generated Content

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maio

Massimiliano Oliosi, nato a Roma nel 1981, laureato in giurisprudenza, ma amante degli eventi e dell'organizzazione di essi, dal 1999 tramite varie realtà associative locali e nazionali partecipa ad eventi su tutto il territorio nazionale con un occhio particolare al dietro le quinte, alla macchina che fa girare tutto.

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