https://youtu.be/v2aSyyY26hA
Poi ci sono loro, i comprimari che hanno smesso da tempo di essere personaggi per diventare archetipi pop. Il Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile sembrano usciti da un delirante rhythm game kawaii impazzito, il Brucaliffo ha la calma criptica di un NPC che custodisce la quest più importante ma ti parla solo per enigmi, la Regina di Cuori è ancora oggi una villain perfetta, isterica e teatrale come certi boss finali che ti fanno ragequittare ma che in fondo ami proprio per questo. E lo Stregatto… lo Stregatto resta una creatura unica, quel tipo di personaggio che sembra conoscere il codice sorgente della realtà e si diverte a non fartelo leggere mai.
Disney ha annunciato che questa nuova edizione arriverà in digitale e in 4K Ultra HD Blu-ray il 5 maggio, accompagnata da contenuti extra che per chi ama scavare dietro le quinte sono praticamente tesori da dungeon segreto: materiali d’archivio, scene eliminate, commenti di Kathryn Beaumont, storica voce di Alice, e perfino contenuti musicali rarissimi che promettono di restituire ulteriore spessore a un film già densissimo. È una celebrazione che ha il sapore giusto, perché non tenta di modernizzare Alice, non la piega alle sensibilità contemporanee: la restituisce per ciò che è sempre stata, un oggetto artistico anarchico, disturbante, coloratissimo, libero.
E forse è proprio questo che continua a renderla immortale. In un’epoca in cui ogni franchise sembra avere bisogno di spiegare tutto, costruire lore, chiudere ogni buco narrativo e rassicurare il pubblico con mappe e timeline, Alice nel Paese delle Meraviglie resta fieramente indecifrabile. Non ti prende per mano. Ti scaraventa dentro e ti lascia arrangiare. È la stessa sensazione che provo davanti alle opere che amo di più, quelle che non mi danno risposte ma continuano a farmi domande anche anni dopo.
Riguardarlo oggi, in questa versione restaurata, significa anche fare i conti con quella parte di noi che ancora desidera smarrirsi senza GPS, senza tutorial, senza walkthrough. Significa ricordarsi che il nonsense può essere una forma altissima di verità, e che a volte i mondi più assurdi sono quelli che parlano meglio della realtà. Io il mio tè immaginario per festeggiare questo anniversario l’ho già idealmente versato, e voi? Tornerete anche voi a inseguire il Bianconiglio, oppure avete ancora paura di perdervi di nuovo laggiù?
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