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Alice nel Paese delle Meraviglie Dive in Wonderland: l’anime evento di P.A. Works arriva al cinema

L’animazione giapponese di alta qualità si prepara a invadere i nostri schermi con una forza dirompente, portando con sé quel carico di meraviglia e introspezione che solo i grandi maestri del Sol Levante sanno maneggiare con tale maestria. Gli appassionati di ogni generazione farebbero bene a segnare sul calendario una data fondamentale, perché il 25 gennaio segna l’arrivo nelle sale italiane di Alice nel Paese delle Meraviglie: Dive in Wonderland. Questo lungometraggio, conosciuto in patria come Fushigi no Kuni de Alice to -Dive in Wonderland-, rappresenta una sfida stilistica e narrativa di altissimo livello, portata nel nostro Paese grazie alla distribuzione europea di ADN. Molti di noi associano questo nome alla celebre piattaforma di streaming dedicata agli anime, ma vederli ora operare con tale decisione sul fronte cinematografico è un segnale chiarissimo di quanto il mercato stia evolvendo e di quanta voglia ci sia di cinema d’autore anche in ambito animation. L’uscita italiana si configura come un evento speciale di tre giorni in sale selezionate, comprese quelle del circuito The Space, puntando tutto sulla lingua originale giapponese con i sottotitoli. Si tratta di una mossa coraggiosa e pensata per noi, per la community nerd che vuole godersi ogni singola sfumatura recitativa senza filtri, restituendo al film la sua potenza espressiva più pura e viscerale.

P.A. Works firma questo progetto e già solo questo nome dovrebbe far saltare sulla sedia chiunque segua l’industria con un minimo di passione. Parliamo di uno studio che ha costruito un legame quasi simbiotico con il proprio pubblico, puntando su un’eleganza visiva che non è mai fine a se stessa ma sempre al servizio di un’emotività profonda. In Dive in Wonderland, lo studio prende uno dei pilastri della letteratura occidentale, quel mito di Lewis Carroll che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni, e lo rilegge attraverso una lente squisitamente nipponica. Non aspettatevi la solita trasposizione didascalica, perché qui Alice diventa un’esperienza iniziatica, un viaggio psicologico che trasforma la fiaba in una ricerca d’identità moderna.

La vera protagonista di questa avventura non è l’Alice che tutti conosciamo, ma Rise, una ragazza dei nostri giorni, una studentessa in cui è fin troppo facile rispecchiarsi. Rise vive quella sensazione di sospensione e smarrimento tipica di chi sta cercando la propria strada in un mondo che corre troppo velocemente. La sua vita cambia drasticamente quando entra in possesso di una lettera lasciata da sua nonna, un piccolo oggetto che funge da bussola e chiave simbolica per l’ignoto. Questo pretesto narrativo abbatte le barriere tra il quotidiano grigio e il fantastico più sfrenato, trascinando Rise in un Paese delle Meraviglie dove le leggi della fisica e della logica si piegano al volere dell’inconscio. In questo scenario onirico, Rise incontra Alice, che qui assume il ruolo di guida enigmatica, quasi una proiezione ideale, mentre intorno a loro orbitano i volti iconici che abbiamo amato fin dall’infanzia. Il Bianconiglio è più trafelato che mai, la Regina di Cuori mostra un lato di crudeltà quasi magnetica e lo Stregatto si conferma quel maestro di ambiguità e ironia che ci ha sempre affascinato.

Il legame con l’opera originale di Carroll del 1865 resta solido ma intelligente. Quella miniera di simboli che ha influenzato cinema, musica e persino i nostri videogiochi preferiti viene qui onorata con una consapevolezza rara. Pensando al passato, la nostra memoria corre subito alla storica serie degli anni Ottanta di Nippon Animation, un ricordo che profuma di infanzia e pomeriggi passati davanti alla TV. Tuttavia, Dive in Wonderland decide di non adagiarsi sugli allori della nostalgia e sceglie una via più complessa, facendo scontrare e dialogare due mondi narrativi differenti. Il Paese delle Meraviglie si trasforma in un vero e proprio territorio mentale, un’arena dove le paure e i desideri più nascosti prendono forma. Questa chiave di lettura rende il film incredibilmente attuale, parlando direttamente a chi oggi si sente perso e cerca nel fantastico uno strumento per interpretare la propria realtà.

Toshiya Shinohara siede in cabina di regia e la sua presenza è una garanzia assoluta per chi ha amato opere come The Aquatope on White Sand o Black Butler. Il suo tocco si avverte nella gestione chirurgica dei tempi emotivi, capace di passare da esplosioni visive mozzafiato a momenti di silenzio introspettivo che colpiscono dritto allo stomaco. Accanto a lui, la sceneggiatura di Yūko Kakihara dona un equilibrio perfetto tra ritmo e approfondimento dei personaggi, confermando il talento già mostrato in successi come Il monologo della Speziale. La narrazione scorre fluida nonostante le bizzarrie tipiche di Wonderland, sostenuta da una struttura emotiva che non cede mai il passo alla confusione.

Il cast vocale originale completa l’opera con performance che definire stellari è poco. Nanoka Hara presta la voce a Rise con una sensibilità incredibile, mentre Maika Pugh interpreta Alice infondendole quel carisma misterioso che il ruolo richiede. Attorno a loro si muovono veterani del calibro di Kappei Yamaguchi e Toshiyuki Morikawa, nomi che per noi geek sono vere e proprie leggende del doppiaggio giapponese. Ogni battuta e ogni respiro contribuiscono a creare un’atmosfera densa, supportata da un comparto visivo che è un vero trionfo per gli occhi. Le geometrie impossibili del Paese delle Meraviglie e l’uso sapiente del colore trasformano ogni frame in un quadro, un sogno lucido dove la colonna sonora di kotringo si insinua con melodie ipnotiche che mescolano moderno e fiabesco.

Questo film non è solo un regalo per i fan sfegatati di P.A. Works o per chi ha Alice tatuata sul cuore, ma è un’opera che parla a chiunque creda ancora nel potere delle storie come strumento di crescita. È una reinterpretazione audace che dialoga con il presente, dimostrando che i grandi classici non invecchiano mai se sanno cambiare pelle. Il cinema sta per diventare un portale verso un altro mondo e noi siamo pronti a varcare la soglia senza voltarci indietro.

Siete pronti a perdervi insieme a Rise in questa nuova, incredibile versione del Paese delle Meraviglie? Mi piacerebbe sapere se anche voi, come me, sentite ancora quel brivido lungo la schiena quando la cultura pop giapponese decide di sfidare i giganti della letteratura occidentale. Fateci sapere nei commenti quali sono le vostre aspettative e se andrete in sala a godervi questo spettacolo in lingua originale.


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