Quando pensiamo a Obi-Wan Kenobi nella trilogia originale di Star Wars, ci viene subito in mente quell’aura di saggezza, calma e mistero che solo un grande attore poteva trasmettere. Dietro quella tunica marrone e quel sorriso sornione si celava Alec Guinness, uno dei mostri sacri del teatro e del cinema britannico del ventesimo secolo. Ma chi era davvero quest’uomo che, con uno sguardo e poche parole, ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario di intere generazioni di nerd e appassionati di fantascienza?
Alec Guinness nasce a Londra nel 1914, in un’epoca in cui il mondo dello spettacolo era ben lontano da quello che conosciamo oggi. Cresce in un ambiente piuttosto complicato: non conoscerà mai l’identità certa del padre biologico, un mistero che, chissà, forse ha contribuito a forgiare quell’aria riflessiva e leggermente malinconica che ha portato in scena per tutta la vita. Dopo gli studi allo Studio di Arte Drammatica Fay Compton, debutta sul palco nel 1934 e già due anni dopo si fa notare in importanti opere teatrali classiche, mostrando un talento poliedrico che non tarderà a conquistare anche il grande schermo.
La carriera cinematografica di Guinness decolla nel secondo dopoguerra con Great Expectations (1946), tratto da Dickens, che segna l’inizio di un percorso costellato da ruoli indimenticabili. Se si pensa ad attori capaci di passare con naturalezza dalla commedia al dramma, il suo nome spicca tra i primi. Guinness sapeva essere intenso e vibrante nei ruoli tragici, ma anche straordinariamente sottile e raffinato nei registri comici. Tra i titoli che l’hanno consacrato al mito ci sono Il ponte sul fiume Kwai (1957), dove interpreta il rigido e ossessionato colonnello Nicholson, e Lawrence d’Arabia (1962), entrambi diretti da David Lean, con il quale instaurò un sodalizio artistico memorabile. Per il primo vinse il premio Oscar come miglior attore protagonista, un riconoscimento che lo proiettò nell’Olimpo del cinema mondiale.
Ma la filmografia di Guinness è un baule dei tesori per ogni cinefilo che si rispetti. Lo ritroviamo in Oliver Twist (1948), in una delle trasposizioni più amate del romanzo dickensiano, e nel tenerissimo Piccolo Lord (1980), film TV capace ancora oggi di farci versare una lacrimuccia nelle fredde sere di Natale. E come non menzionare Invito a cena con delitto (Murder by Death, 1976), geniale parodia dei gialli classici diretta da Robert Moore e scritta dal mitico Neil Simon, dove Guinness regala una delle performance comiche più brillanti della sua carriera. Il film, un capolavoro di umorismo e ironia, è diventato un cult imperdibile, grazie anche al cameo dello scrittore Truman Capote, alla sua unica vera interpretazione cinematografica.
Il capitolo Star Wars merita ovviamente un discorso a parte. Quando George Lucas lo contattò per interpretare Obi-Wan Kenobi, Guinness si avvicinò al progetto con una certa riluttanza. Per lui, che aveva calcato le scene dei grandi teatri shakesperiani e lavorato con registi del calibro di Lean, una saga fantascientifica con robot parlanti e spade laser non sembrava proprio il massimo. Eppure, la sua interpretazione del maestro Jedi ha contribuito a dare profondità e credibilità a un universo che altrimenti sarebbe potuto sembrare solo un giocattolo per nerd. Guinness non era convinto nemmeno di partecipare ai sequel: nel 1979 subì un delicato intervento a un occhio e i medici gli avevano sconsigliato di esporsi a luci forti, come quelle dei set cinematografici. Ma alla fine tornò in L’Impero colpisce ancora, regalandoci ancora una volta la sua inconfondibile presenza scenica.
Fuori dal set, Alec Guinness era un uomo riservato e profondamente legato ai suoi affetti. Sposato per tutta la vita con Merula Salaman, con cui ebbe un figlio, conduceva una vita lontana dai riflettori, preferendo la quiete domestica alla mondanità hollywoodiana. Amava i cani, e il suo fedele Jack Russell Terrier, Bingo, lo accompagnò fino agli ultimi anni della sua vita. Guinness ci ha lasciato nel 2000, all’età di 86 anni, e il mondo del cinema ha perso una delle sue colonne portanti. Ma la sua eredità vive ancora, non solo nelle pellicole che ha girato, ma anche nell’impatto culturale che ha avuto su più generazioni.
Oggi il suo nome è sinonimo di talento, classe e versatilità. Chiunque abbia visto Star Wars non può dimenticare la voce calma e autorevole con cui Obi-Wan parla a Luke, né lo sguardo malinconico con cui affronta il suo destino di fronte a Darth Vader. Alec Guinness ha saputo incarnare l’archetipo del mentore, diventando un simbolo della saga e, più in generale, della cultura pop mondiale.
Cari lettori del Corriere Nerd, vi siete mai chiesti cosa sarebbe stato di Star Wars senza Alec Guinness? Pensate che la saga avrebbe avuto lo stesso impatto senza quel tocco di eleganza britannica? Se anche voi, come me, vi siete emozionati mille volte rivedendo Obi-Wan sacrificarsi sulla Morte Nera, o ridendo con gusto davanti alle sue follie comiche in Invito a cena con delitto, raccontatelo! Condividete questo articolo sui vostri social, fate sapere al mondo quanto anche voi amate Sir Alec Guinness e scriveteci nei commenti quali sono le vostre interpretazioni preferite di questa leggenda del cinema. Perché i miti non muoiono mai, specialmente quando continuano a vivere nei cuori dei fan.
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